Le pillole quotidiane di Atalanta-Napoli

Ci ho provato: per un’intera settimana a non parlare di calcio ma di me, della mia vita, della mia quotidianità…inutile dire che questi due discorsi proprio non potevano prescindere o autoescludersi and, here I am a commentare Atalanta-Napoli! Premessa: in 30 ore avete già ascoltato tanto, troppo del big match dell’Atleti Azzurri d’Italia e non intendo ancora tediarvi: ergo, ve ne riasusmerò i punti chiave in poche righe, con leggerezza e qualche sorriso…perchè in fondo è proprio questo il calcio, il più bel gioco della nostra vita.

  • B come BestiaNera. No, non osate più a pronunciare il duo dinamico “bestia nera” invano. Basta, le mie orecchie si rifiutano. Vi potrei persino lasciar correre tabù, avversaria ostica, Davide contro Golia, baila como il Papu ma bestia nera no, basta. Persino quando scrivo “bestia nera” su Google escono gli articoli su Atalanta-Napoli! Analizzando per un secondo seriamente la questione, un plauso enorme va a Gasperini ed alla sua organizzazione totale di gioco che ha fatto degli orobici una squadra che può essere un vanto per l’Italia anche in Europa, fatta di talenti, giocatori umili ma esperti e soprattutto tanta compattezza ed organizzazione. Non è che Gasper studi di notte come fermare il Napoli, da buona bestia nera (ecco, l’ho ridetto!): semplicemente, conosce bene che i punti di forza nerazzurri si incastrino completamente in quelli deboli azzurri, con Freuler e soci che hanno ben capito come fermare le fonti di gioco di Sarri e come non rendere i partenopei troppo propositivi e brillanti. D’altro canto, il comandante di Figline Valdarno, ha finalmente compreso bene dopo almeno 4 chance come rispondere a tono e si è fatto ben sentire negli spogliatoi di Bergamo, dopo un primo tempo sontuoso dei padroni di casa. Quelle classiche gare equilibrate ma imprevedibili, dove un episodio fa realmente emergere poi la forza di una o l’altra squadra. Il Napoli ha alzato la voce e con merito ha conquistato da grande l’intera posta in palio, gridando presente alla Juventus, confermandosi in vetta e costruendo nuove certezze e consapevolezze. Non poco insomma, per un lunch match. Bestia nera archiviata, all’anno prossimo. Amen.
  • F come FINALMENTE! E’ tornato in gol Dries Mertens. Ci stavamo già preoccupando, chiamando Chi l’ha visto, sua moglie Kat, la splendida cagnolina Juliette, tutti gli abitanti del Belgio, gli allenatori di Utrecht, Psv e Lovanio che ben lo conoscono e ricordano. Persino Allan e Jorginho erano preoccupati così come confermano sui social, idem i fantallenatori italiani che vedendolo alle Maldive si sono chiesti: ma rimanesse là?! Il folletto è tornato, è ufficiale, ma ha un solo problema: i centimetri. Questi benedetti centimetri che lo perseguitano, da quando da piccolo gli dicevano di essere basso (o diversamente alto, insomma…) a quando persino Kat è costretta a non mettere scarpe troppo alte per non farlo sfigurare. Come se non bastasse poi, da Crotone a Bergamo questi maledetti centimetri sono diventati un lietmotiv davvero estenuante: robe che, dopo 35 ore di visione continua della moviola, gli esperti ancora si stanno chiedendo se la sua unghia (e quella di capitan Hamsik) fossero in posizione regolare o no. Dries, non ti curar di loro ma guarda e passa. E neanche dei centimetri. Va’ e stupiscili, perchè è sempre stata la qualità che ha sopraffatto la quantità. E se lo dice una donna…
  • P come PiùAllanPerTutti. Chi non vorrebbe un Allan nella propria vita, sul comodino, pronto a difenderci da tutti i mali del mondo. Il tuo ragazzo ti tratta male? C’è Allan Marques Loureiro che ci pensa e gli urla contro. Il tuo capo non ti concede promozione ed aumento? Cinque minuti di chiacchierata con Allan Marques Loureiro e tutto si risolve. Ti senti incompresa, non all’altezza ed ansiosa? Ci pensa, ovviamente chi? Sempre lui, Allan Marques Loureiro. Arrabbiato, pieno di garra, corsa, carattere, grinta, voglia di mordere le caviglie dell’avversario e vincere, sempre. Il giusto mix tra Gattuso, Gargano e compagno Rog, che nella furiosa Bergamo, a ragione, non avrebbe potuto giocare più di 4′ (e recupero) per rimanere intonso da cartellini. E così è stato. A tutto campo, il centrocampista brasiliano non si risparmia con nessuno: inscena duelli con avversari di ogni caratura e quando li ha già bastonati tutti, passa ai tifosi e persino all’arbitro ed al guardalinee impassibili davanti alla bottiglietta lanciata contro K2 Koulibaly insieme ai cori razzisti al suo indirizzo. Il paladino della giustizia, il guerriero azzurro con la maglia perennemente sudata, il vero valore aggiunto di questa splendida stagione del Napoli.
  • Q come “Quant’è bello Pepe Reina”. E su questo punto sarà felice la mia mamma, da sempre estimatrice dell’estremo difensore azzurro, della sua grinta, delle sue esultanze, della sua parlata ibericopartenopea, del suo sorriso, della sua verve, della sua leadership. E come darle torto, buongustaia. Una parata, decisiva e salva risultato sul tiro preciso e forte di Bryan Cristante, che ha evidenziato esperienza, reattività ed importanza nei momenti topici della partita e che gli ha regalato un bel 7 in pagella in una fase delicatissima della stagione all’ombra del Vesuvio. Diciamolo: spesso il Pepe nostrano è stato piuttosto criticato ai limiti del maltrattamento psicologico e verbale: è giusto però ricordare gli interventi da estremo difensore di una big, come quello all’Olimpico contro la Roma, splendido e che ancora fa brillare gli occhi ai tifosi. Sono questi i momenti ed i punti che faranno la differenza al termine di una stagione e di un campionato in vetta difficile ed equilibrato, dove la differenza la faranno i dettagli e la continuità, Juve permettendo. Insomma, diamo a Cesare quel che è di Cesare, a Pepe ciò che è di Pepe ed ogni tanto, congratuliamoci anche con lui per quanto fatto: perchè in fondo, essere un portiere è una vera e propria missione: “la vita è fatta di piccole solitudini, quella del portiere un po’ di più”.
  •  S come Sarri ma anche come Schietto, Sincero e Straripante. Forse anche troppo, come sempre. Nel primo tempo, dove avrebbe di che annotare sul suo magico taccuino, di che gridare ed inveire e di che masticare tabacco, è calmo. Quasi serafico. – Permettetemi una digressione: è ricominciato C’è posta per te ed io ho un desiderio da realizzare. Mi appello quindi all’onnipresente ed onnisciente Queen Mary: ti prego, fammi leggere solo una paginetta dell’epico taccuino sarriano! Se vuoi appellarti a tua volta ai cameraman Sky e Mediaset, sono d’accordissimo ed attendo speranzosa, grazie -. Passando alle cose formali (citazione colta molto in voga e quasi d’obbligo!), il comandante e portavoce del sarrismo nel mondo, non ci ha deluso nella ripresa e soprattutto al momento dell’esultanza rabbiosa al gol di Mertens, nella quale ogni tifoso si è riconosciuto: 200 improperi in 2′ e via, verso la conferma della vetta della classifica. Il dio calciomoderno però, ha deciso che 90′ e più di partita è troppo poco per noi mortali appassionati e ci ha relegato ad altre splendide ore divanesche davanti ai post partita, che si riassumono in botta e risposta spesso senza senso dei colleghi giornalisti ai protagonisti di giornata. Non può mancare il tecnico toscano che, come sempre stupisce tutti, un fiume in piena. “Verdi? Ha preso la sua decisione. L’ho telefonato solo per capire se il problema fossi io, mi ha detto di no ed amici come prima”. Perplessità. “Politano? Era una bella alternativa, stavamo per chiudere l’affare poi abbiamo sentito Marotta che l’ha dichiarato incedibile…ovviamente sto scherzando”. Gelo in studio. Insigne? Gli ho detto di mettersi a sedere e non rompere i co…. Sono felice che esca incazzato dal campo ma sono cose quotidiane, normali, poi torna subito tutto come prima”. Ed ancora la Juve, la Lega…ce n’è per tutti. Ma si provoca, scherza, si minimizza, com’è giusto che sia, con il sorriso, con l’analisi delle cose. La malizia sta nelle orecchie di chi ascolta ed i giudizi li rimando carinamente a voi, tifosi, lettori ed appassionati di calcio.
  • Infine d’oro, come il silenzio. Come “DiciamoCoseDiCampo” ma anche come Duracell, le pile che non si esaurivano in un Lorenzo Insigne che al 74′, alla ricerca spasmodica del gol del raddoppio, proprio non voleva saperne di uscire dal campo. E come dargli torto: un figlio di Napoli, che si gioca con la sua squadra una bella fetta di futuro contro un’avversaria da sempre ostica, in gamba, tra le migliori squadre d’Italia ed in un ambiente che dire caldo è un eufemismo. Insomma, è come la mamma che ti toglie di mano il cornetto Algida al momento di assaporarne la punta ripiena di cioccolato o come l’ultimo boccone, il più prelibato, che ti cade e si sfracella al suolo. Le scelte le compie Sarri certo, e tornando all’incipit, il silenzio è d’oro ancor più se sei recidivo. Ma mettiamoci anche un po’ nei panni di Lorenzinho: serve più furbizia, anche in questi casi. I panni sporchi vanno lavati in famiglia e certi scambi di vedute in pubblico sono solo assist ai denigratori ed ai disfattisti (controllare i siti amatoriali bianconeri per credere…) che non vedono l’ora di saltare a piè pari le considerazioni sportive sul Napoli ancora capolista, per disquisire in maniera sterile di folklore e colore. Le somme però, quelle vere ed importanti, si tireranno soltanto alla fine. Ed all’ombra del Vesuvio non hanno proprio fretta.
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