Verdi, Politano, Younes: forse, vi capisco. Ma quanto costa fare una scelta?

Era da un po’ che non scrivevo, precisamente dal 19 febbraio. Ricordo quella giornata, è stata proprio bella ed i bei momenti li ho sempre impressi nella mia mente. In realtà anche quelli brutti, però vabbè (uahahahahah ndr). Anche martedì è stata una bella giornata, fatta di momenti epici mentre ieri, ieri… c’era troppo paradosso nell’aria. Chi mi conosce sa bene che per me è imprescindibile non parlare di calcio. Mi accompagna, insieme alla musica, in ogni attimo nella mia vita, è in ciò che leggo, sento, vedo, percepisco e voglio. In determinati periodi dell’anno poi, è inevitabile e diventa quasi frustrante. Sì, amici, il calciomercato è frustrante, immaginiamoci per i protagonisti. Ancor più quello convulso di gennaio, a metà stagione quando si rimescolano le carte nella speranza di qualcosa di migliore. E all’affinità con i nuovi compagni, nessuno ci pensa? E le gerarchie in rosa? Ed i dettami tattici, l’ambientamento? Naaah, il calcio moderno vuole tutto e subito, quindi via in campo e vinca il più forte, mica il migliore.

Ieri sera però, la chiusura della finestra invernale del mercato di A ci ha dato un sunto severo ma giusto di quanto siano paradossali spesso le cose in Italia, nella nostra vita, quando si parla di scelte. Vi starete chiedendo quale sia l’attinenza tra tutto ciò. Tutto o niente, come sempre, ma io ne vedo tanta e mi appello primariamente a Simone Verdi. Mi dispiace. Seriamente, mi dispiace. La legge del San Paolo è nuda e cruda, non è la prima volta. Anzi, nella sfortuna sei stato fortunato perchè i 50.000 del tempio di Fuorigrotta ti hanno subissato di fischi solo alla tua uscita dal campo, dispiaciuti per un no spiegabile solo in parte. Per chi non conoscesse al meglio SimoneVerdi, provo a farvi un sunto.  Simone Verdi è il classico ragazzo che non ci prova con la ragazza più bella della scuola convinto di ricevere un palo e che dopo 15 anni scopre che la stessa in realtà è rancorosa nei suoi riguardi perché da sempre follemente innamorata di lui. Simone Verdi è quel ragazzo che sceglie la strada più comoda per non mettersi in gioco, che forse crede di non essere abbastanza nel confronto di antagonisti più belli, più bravi, più esperti ma che non sono unici come lui. La strada più comoda però spesso non porta alla felicità ma ad una sana abitudine… e chi si accontenta a lungo andare, non gode ma muore. Forse, caro SimoneVerdi, con il Napoli saresti stato felice. Forse non saresti stato un Vargas, un Giaccherini, un Dumitru, un Grassi o un Regini. Forse, ma proprio proprio forse, saresti diventato grande con questo Napoli. Forse, saresti stato molto più felice di ora. Ma, ahimè, non potremmo mai più saperlo. Forse.

Caro Amin Younes, forse capisco anche te. La famiglia prima di tutto, non scherziamo neanche. Arrivi poi al San Paolo e ti trovi davanti un quadro disastroso: 20 gradi il 28 gennaio, un sole che spacca le pietre. Non eri preparato psicologicamente ed inizi a sudare, sudare, sudare, anche perchè il tetto della tribuna autorità è basso e si sta tutti azzeccati ed urlanti di gioia. La prima volta che metti piede all’ombra del Vesuvio e senza aver neanche giocato firmi autografi, fai foto, tutti sono felici ed elargiscono pacche sulle spalle. Uè, ma che è sta confidenza. Poi parli con Ounas, Rog, Giaccherini…eh no, non c’è speranza, nè spazio, nè minutaggio. Per non parlare di quel polveroso centro sportivo di Castel Volturno, troppo dileguato, chiuso, blindato. E che traffico in città, che ammuina. Gente che sorride, la pizza, una squadra prima in classifica. Noooo, ci rivediamo a giugno quando l’umidità non è un problema e so come vestirmi, a mezze maniche. Qui la scelta è stata facile ma completamente sbagliata. I progetti di vita, ciò che piace, le abitudini. Tutto può cambiare, anche e persino le abitudini, quelle ben radicate, quelle che ormai vanno in automatico. Basta un sorriso ed una grande leggerezza d’animo. Basta respirare, chiudere gli occhi e lasciarsi andare, seguendo sempre e solo le sensazioni, che non sbagliano mai. Quelle iniziali, senza condizionamenti esterni, senza leggere i giornali, senza farsi influenzare. Lo capirai presto, al sole dei 45 gradi di Castel Volturno durante una doppia seduta di allenamento.

Dulcis in fundo, Matteo Politano. Vorrei tanto abbracciarti, dirti che è tutto ok, che l’occasione d’oro della tua vita tornerà. Nessuno può dire quando, né con sicurezza come.  Ma so, per certo, che è totalmente sbagliato credere che non ci sia più speranza. Che non ci sia più tempo, modo, niente e nessuno che possa credere in te. La vita non ha scadenze, è imprevedibile. Ti dà tutto quando non ti aspetti nulla e si ferma, gelida, in attesa, quando vorresti scuoterla. Ed ora, mi chiederai. Ora, fai come me. Goditi e viviti il presente. Semina, costruisci, dai sempre il massimo. Non avere mai rimpianti, per te in primis. So delle tue lacrime, delle tue parole, di tutto il casino delle scelte e strategie altrui ricadute anche su di te. E mi dispiace, perchè uno come te mi sarebbe piaciuto. In questo Napoli, con il Comandante della rivoluzione, in un anno particolare. Ma, se sarà, è solo questione di tempo. Il destino è chiaro, conosce bene le sue carte e ne cambia solo il posto. Lui, il coraggio di scegliere l’ha avuto. E non importa se non è andata come avrebbe voluto e creduto ma ci ha provato, con tutto se stesso. Bravo Matteo, non è da tutti. Il coraggio di rischiare, di aggrapparsi alla felicità che si merita, proprio non è da tutti.  A rivederci sir Politano, magari a giugno, con una bella toppa da tre colori cucita su una maglia azzurro mare.

Alessia Bartiromo

Giornalista con l'amore e la passione del calcio e della scrittura. Testarda, imprevedibile, caparbia e passionale. Con la "testa nel pallone" ed i piedi in uno stadio.

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