L’arte di essere ribelli (parte I)

Mio padre mi ha detto che sono capotica. Un altro modo carino per intendere “capa tosta” insomma, ma preferisco definirmi ribelle. Chi è poi, una persona ribelle? Semplicemente chi fa valere le proprie idee, chi alza la voce  per gridare giustizia, non preoccupandosi mai di chi ha di fronte o delle conseguenze, perché è giusto così. Chi non agisce seguendo la massa ma solo le proprie inclinazioni, passioni, ciò che smuove e che fa battere il cuore, stringere stomaco e pancia, anche se tutti dicono di no, non preoccupandosi di difficoltà, di restare da soli, di essere spesso incompresi.  Una pecora nera, uno spirito libero, una testa dura, una ribelle, appunto. Sì, diciamo ribelle e sono fiera di esserlo. Ma neanche troppo, forse è carattere, forse è indole. Vi spiego. Già è capitato in altri post di raccontarvi la mia adolescenza, tranquilla, forse troppo. In famiglia però, dopo esser stata silenziosa ed introversa fino ai 10-11 anni, ho iniziato ad essere quella meno dolce di sale. La rispustera, come piaceva dire a mia zia. Insomma, non mi tenevo davvero nulla e la cosa si è ripalesata continuamente nel tempo, nei decenni, anche se, ahimè, ora mi sono ammorbidita molto, un po’ per il lavoro ed un po’ per sana diplomazia (aka paraculaggine ndr). Quando sbotto, poi sbotto. E non capita così di rado. Ma torniamo a noi. Vi raccontai anche che all’improvviso ho deciso di superare i miei limiti (non tutti ovviamente, perchè poi oggi, domani, nei prossimi almeno 50 anni, che faccio?!) e mi sono svegliata dal torpore delle rassicuranti certezze quotidiane. Non mi piace una risposta ricevuta? Te lo dico subito. Ti comporti male con me? Te lo dico uno, due, tre volte e poi mi comporto di conseguenza (tranne un unico caso, con un’unica persona con la quale sfodero una pazienza inauuudiiita ma la merita tutta). A lavoro non mi rispettano? Può essere anche il CdS ma prendo e me ne vado (cosa ahimè, realmente accaduta). Ma non è tutto. Ogni qual volta che mi metto in testa una cosa, un proposito, un’idea, la porto avanti senza ascoltare troppo chi mi sta intorno, senza lasciarmi mai influenzare. Un’arma a doppio taglio, sicuramente. I consigli li ascolto, sempre, da parte di tutti e li apprezzo, tante volte li seguo ma quando decido ho sempre un’idea ben precisa e non c’è più ragionamento esterno che tenga. E da lì, l’idea di papy del mio capotismo. Ad esempio, i miei genitori erano contrari ai tatuaggi: ne ho due, fatti in età matura, senza troppa accondiscendenza. In molti, moltissimi neanche lo sanno ma ne vado fortemente fiera e fanno parte di me. Ed aumenteranno sempre, forse anche a breve. Troppi buchi sui lobi fanno di me uno scolapasta? Mi piacciono e ne ho nove, che stanno per diventare dieci, forse undici. Per non parlare delle scelte personali, impopolari, contraddittorie. Delle botte di testa delle vacanze strane ad Ibiza, delle partenze improvvise e scombinate, delle azioni spregiudicate che razionalmente sembrano pazzie ma che in realtà, sono le uniche cose che fanno sentire viva. Eh sì, cari amici: essere ribelle, seguire se stessi, spostare l’asticella e superare i propri limiti, l’ordinario, è quel lasso di tempo che si chiama vita. Sono i momenti che ricorderai e dei quali non ti pentirai mai, sia se va bene che se va male, perché avrai comunque tanto da imparare. Quindi? Quindi potrei darvi miliardi di consigli ma alla fine non sono così vecchia, matura o esperta per permettermi di vestirmi da saggia e noiosa. Il mio unico quindi è godetevi la vita: ma non in maniera scellerata, insensata: ragionate ma siate istintivi, riguardo soprattutto le vostre paure. Stilate una lista, ogni settimana, ogni giorno, ogni mese, ogni anno, di cose che volete fare e non avete mai fatto. Spuntatele poi tutte, una ad una. E se qualcuna vi scappa, riproponetela. Non lasciatevi fermare da un viaggio troppo lungo, dal troppo lavoro, da una meta troppo lontana, da un percorso troppo complicato. Tutto è possibile, tutto è realizzabile, basta volerlo. E la vita è troppo bella, intensa (e breve) per non essere ribelli.

Alessia Bartiromo

Giornalista con l'amore e la passione del calcio e della scrittura. Testarda, imprevedibile, caparbia e passionale. Con la "testa nel pallone" ed i piedi in uno stadio.

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