Un comandante, un guerriero brasiliano e la corsa al Palazzo (Parte 1/10)

Nevica anche oggi, a Napoli e dintorni. Strano, perché la primavera è già ufficialmente entrata eppure l’aria è ancora fredda, gelida, cristallina nel suo sbuffare via nuvole e quella voglia d’estate che non si fa largo. Piove da chissà quante settimane e chissà quanti ombrelli sono stati persi, rubati, scambiati per trovare riparo nonostante qualche goccia non abbia mai fatto male a nessuno. L’umidità sì, quella ti entra nelle ossa, quella inficia anche il famoso carro che sta facendo, da luglio, il giro della città. Sarà per questo che a volte trabocca di passione ed entusiasmo mentre altre volte lascia da solo il comandante, assorto nei suoi pensieri, tra una sigaretta ed un sorriso sbilenco. Le sigaretteQuelle proprio non possono mancare mai e non fa niente se per la corsa non sono proprio il top. Tanto cuore e forse un po’ meno polmoni,  nonostante per arrivare fino alla fine lì in cima, serve un gran fiato. Però che bella vista da lassù e non fa nulla se la strada sarà irta di difficoltà, in salita ed il campo minato. Ne sarà valsa sempre la pena e sarà stata comunque una gran vittoria averci provato davvero, senza arrendersi mai.

Il Palazzo è lì, fermo da decenni. Granitico, imperforabile, resistente ad ogni tipo di attacco esterno. Vanta alleanze di ogni tipo, una storia importante e tanti possedimenti. Dall’interno sanno bene come difenderlo, anno dopo anno, poco belli ma troppo cinici. Settantadue lunghi mesi senza ricevere alcun tipo di minaccia concreta, perché sin da marzo, il ponte levatoio era lì a difenderne ogni probabile attacco. In passato, conquistatori della Pampa argentina sono riusciti ad apporre lì in cima i propri vessilli, replicando persino l’impresa, invertendo ogni gerarchia, senza alcuna paura o timore reverenziale. Erano gli anni in cui la corrente del Nord spirava forte, come quest’anno, come l’inverno che non vuole finire lasciando spazio ad una rassicurante primavera, fatta di colori e tinte pastello e non più di solo bianconero. “La storia deve ripetersi”, riecheggia ormai da due anni nella testa del comandante e dei suoi più caparbi seguaci. Questa volta può contare su un esercito di scugnizzi a sua immagine e somiglianza. Questa volta, potrebbe essere quella giusta.

Ancora una sigaretta, un’altra e poi un’altra ancora. Sul carro si può, anche se a differenza di domenica ed ancor di più di qualche settimana fa, oggi non c’è troppa gente. “Não è importante comandante, vamos em nosso caminho para o palácio” dice sicura una voce in ultima fila. Non ha elmi, scudi, né un’armatura scintillante ma il suo viso dice proprio tutto: baffetto da sparviero, carnagione olivastra ed una garra come pochi, tipica dei brasiliani ai quali non è stato proprio regalato nulla. Lui è abituato a combattere tra le fila centrali, quelle più ostiche, crede nelle giustizia, nel sacrificio e nel lavoro: si vede poco sotto i riflettori ma la sua presenza è fondamentale, anche per i compagni, in quella maratona verso il Palazzo dove vince chi ha più fiato nelle ultime nove tappe. 

“Lo vedi il Palazzo? Io no. E’ troppo lontano ed i nemici stanno già erigendo i soliti muri con gli alleati che pendono dalle loro labbra!”, gli ripetono costantemente prima di scendere dal carro sfduciati. “Non mi interessa. Fareste bene a restare, noi lo faremo, fin lì. Stiamo lavorando da tanto a questo sogno, siamo talmente vicini ma anche lontani e dobbiamo restare con i piedi per terra. Ho un patto col comandante: se lui va al Palazzo lo seguirò e con noi tutta la città. Cercherò di dare sempre il 101% in battaglia. E spero di ammainare la nostra bandiera dalla cima del Palazzo”. La neve pian piano si dirada e lascia spazio solo al fumo dell’ennesima sigaretta. Eccolo lì: il Palazzo è un po’ più vicino in tutta la sua magnificenza. Ci si ferma un attimo ma solo per ricaricare le batterie, mettere un po’ di benzina ed aspettare la ressa. Dal Nord infatti, temono il prossimo pit stop, a Reggio Emilia, perchè il carro si prepara ad una vera e propria invasione. Di quelle belle però, di coloro che sul carro ci sono sempre stati ma relegati lontano, dove i sogni sono ancor più intensi da cullare ed afferrare.

(To be continued…)
RIPRODUZIONE RISERVATA
Credits photo: Sarrismo gioia e rivoluzione

Alessia Bartiromo

Giornalista con l'amore e la passione del calcio e della scrittura. Testarda, imprevedibile, caparbia e passionale. Con la "testa nel pallone" ed i piedi in uno stadio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *