Le parole del veterano, il ragazzotto polacco e la salita di Reggio Emilia (Parte 2/10)    

La neve ha lasciato sulla strada una coltre di grigio monocromatico che ha reso quasi impossibile camminare agevolmente, così come una scia di preoccupazione che dilaga a macchia d’olio. Ormai è arrivata la primavera, le giornate si sono allungate ed anche i viaggi sul carro, quelli lunghi, sono più piacevoli. Lo si sapeva che fino al forte di Reggio Emilia non sarebbe stato semplice, si conosceva bene il clima ostile, le alleanze col fronte nemico. Ancor più che il carro, appesantito dalla neve e dalle tappe precedenti, un po’ scricchiolava. Si barcolla ma non si molla insomma, così come ripete costantemente il ragazzotto venuto dalla Polonia giusto per godersi questo splendido viaggio fino al Palazzo, nonostante di ostacoli sul suo cammino ne abbia incontrati molteplici. Proprio quando era pronto ad aiutare il comandante, sedersi al suo fianco, la sua forza veniva sempre messa alla prova. Ma niente e nessuno lo ha mai fermato: adesso, nel viaggio verso Reggio Emilia c’è anche lui e vuole dire la propria, vuole gridare presente.

Per giungere al colle di Mapei, la strada è irta, scivolosa. E’ sempre stato così, ormai le linee nemiche non sorprendono più. Tra i più tignosi da superare proprio una vecchia conoscenza del carro, che qualche giorno, a gennaio, fu vicinissimo ad intraprendere il viaggio azzurro verso il Palazzo. Non se ne fece niente e non fu colpa sua, anzi. La voglia di scalare quegli ostacoli, macinare quei chilometri era immensa ma a volte il destino è troppo beffardo. Magari, in futuro, chissà. Adesso però è proprio lui a mettere i bastoni tra le ruote al carro, a rendere il cammino ancor più impervio, a togliere il sorriso a tutti coloro che questa volta, come sempre, ci credevano e che, insieme ai ragazzotti partenopei, hanno invaso il colle di Mapei per aggiungere una tappa vincente alla propria battaglia.

La stanchezza però si fa sentire, così come una massiccia dose di sfortuna che non permette di espugnare le mura neroverdi ma solo scardinarle: uno, due, tre imbeccate ma nulla. Solo un dardo spagnolo fa cadere una torre a pochi minuti dalla ritirata ma nulla…ci si aspettava un finale della battaglia decisamente diverso. Il carro è un po’ più vuoto ed anche stanco, il comandante ha finito le sigarette, urla, si incupisce. Ma il ragazzotto polacco è ancora lì, a provarci ancora fino alla fine, fino all’ultimo secondo, quando ormai le mura sono invalicabili e bisogna rallentare ancora una volta, ricaricando le batterie verso la prossima tappa. Ora bisogna fare i conti con se stessi, con un po’ di rammarico, con il carro che scricchiola e con qualcuno che scende di nuovo, perchè il viaggio è ancora lungo ma sempre più difficoltoso. Peccato. Abbattere quel muro sarebbe stata proprio una bella prova di forza al Palazzo.

“Cosa dire ai nostri seguaci? Cosa dire a coloro che ci stanno credendo come noi? E come proseguiremo il nostro cammino al Palazzo?” Dalle ultime file una voce, rassicurante, conosciuta. Di colui che sotto i riflettori non ci sono quasi mai ma che, quando il gioco si fa duro, non ha paura a metterci la faccia, sempre. Di colui che ne ha passate tante col carro, che lo ha visto pieno, vuoto, fino a pienissimo e poi vuotissimo. E se ne gode ogni attimo, ogni momento, non facendo mai polemica sul poco utilizzo sul campo di battaglia ma lavorando sempre per i compagni e per lui, il comandante, anche se quella potrebbe essere l’ultima missione insieme. Che si è inchinato al suo popolo, ricevendo sempre stima e fiducia. Ora tocca a lui parlare, tocca a lui far ripopolare quel carro. “Lo so, siamo tristi ma ora è già il momento di pensare alla prossima domenica. Sicuramente non ci arrenderemo, giocheremo le prossime partite per vincerle, come fossero delle finali. Prendete esempio dal ragazzotto polacco, che non molla mai: lui è un valore aggiunto, l’ho visto molto bene oggi”. Basta un sorriso e si è pronti a ripartire. Basta una spalla su cui appoggiarsi, una parola giusta, la voglia di lottare ancora insieme, di trascinare chi avrebbe potuto mollare tempo e tempo fa, eppure non l’ha mai fatto. Ripartire, in quarta, insieme, verso la prossima tappa. Si torna all’ombra del Vesuvio e questa volta c’è il sole. Ma di quelli belli e caldi, che strappano sempre un sorriso. Ed il carro sarà nuovamente colmo domenica, di chi ci crede davvero. Mancano ancora sette tappe, tra cui quella di Torino. E fin quando la matematica non emetterà la sua sentenza, è decisamente vietato mollare.

Credits photo: Danilo Pergamo

Alessia Bartiromo

Giornalista con l'amore e la passione del calcio e della scrittura. Testarda, imprevedibile, caparbia e passionale. Con la "testa nel pallone" ed i piedi in uno stadio.

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