Da Fuorigrotta a Crotone passando per Torino, a caccia di un sogno: è tempo dell’assalto al Palazzo (Parte 5/10)

Le aspettative. Motore del mondo, della mente umana ed anche del cuore. Input di azioni e reazioni, che in modo spontaneo ed inaspettato sovvertono spesso ogni regola, pregiudizio o pronostico. In molti pensavano che la battaglia di Fuorigrotta contro il baluardo friulano fosse scontata, semplice, una passeggiata. Un tassello doveroso prima dell’assalto al Palazzo, il riscatto dopo le fatiche di Milano. Eppure, il destino ci ha messo nuovamente il suo zampino, il destino ha voluto gridare forte presente, dando una scossa forte, enorme, al comandante ed ai suoi valorosi guerrieri, urlandogli dritto in faccia: forza, che ci siete. Fuorigrotta si presenta gremita come non mai: il carro nuovamente colmo, zeppo, in ogni ordine di posto. Perchè, tra le mura amiche è tutta un’altra cosa, perchè adesso, è tempo di non sbagliare. Perchè, la prossima tappa, è proprio quel Palazzo, così vicino eppur così lontano, con la voglia di espugnarlo che fa capolino prepotentemente da troppo tempo. 

Il ragazzotto polacco è sveglio da troppe ore, non sta più nella pelle. Sul suo viso lo sguardo concentrato di chi sa che deve fare la differenza. E muore dalla voglia di farlo. Il comandante gli ha parlato, da uomo ad uomo, occhi negli occhi: “Devi dare il via tu alla battaglia, è il tuo momento. Dimentica le sofferenze, dimentica la sfortuna, focalizzati sul lavoro, su ciò che facciamo ogni giorno. Sulla tua voglia di riscatto. E portaci per mano verso il Palazzo”. Sì. Una risposta chiara, secca, che non lascia spazio ad interpretazione alcuna. Si va in campo, questa volta per vincere, senza se e senza ma. Alle spalle del ragazzotto polacco, qualche volto meno noto: la spregiudicatezza di Amadou, la garra di Masaniello e Lorenzo, fida conoscenza del comandante e chiamato a difendere il baluardo all’ombra del Vesuvio. Diktat chiaro, idee ancor più cristalline. E’ tempo di iniziare. 

Ecco che rientrano in gioco le aspettative, perchè in battaglia, non è nulla come sempre ma soprattutto, nulla è scontato. Il baluardo friulano scende in campo spensierato, perchè lui nei dintorni del Palazzo non ci può arrivare. Si difende come può, è bravo ad arginare i dardi partenopei. L’ansia sale ed accade l’imprevedibile: le mura di Fuorigrotta iniziano a scricchiolare rumorosamente con l’avanzata del’ammiraglio Jankto ed il comandante teme un clamoroso cedimento. Per fortuna che c’è Masaniello, che ci mette una pezza: con l’ennesimo colpo di classe colpisce le mura nemiche e zittisce tutti, anche quella piccola parte di carro che iniziava già a rumoreggiare. Tutto da rifare, è pari e patta. Quando la contesa sembrava essersi messa sulla strada giusta, il nuovo fulmine a ciel sereno: le mura adesso sono in serio pericolo ed arriva notizia che il forte di Torino è sempre più potente. In pochi minuti il Palazzo è più lontano che mai e la prossima tappa, potrebbe risultare persino inutile per la guerra.

“Non possono vincere così, non può finire in questo modo, dobbiamo lottare!” borbotta il ragazzotto polacco. Il carro se ne accorge e si compatta, come mai prima. Chi non crede nell’impresa si allontana, chi non crede nella battaglia può anche andare via. Si canta, si urla, si sostiene, al di là del risultato, come sempre successo. Fuorigrotta è una bolgia ed esplode in un urlo: ci pensa l’ariete spagnolo con un’incornata a ristabilire l’equilibrio, a trascinare da vero leader i suoi. Ma un altro boato scuote l’arena: da Crotone, il Palazzo sta incredibilmente vacillando. Ora è nuovamente più vicino ma serve una scossa, il dardo friulano deve essere abbattuto. Il sole è caldo ed i minuti scorrono veloci: ci vuole una combo, un’opera d’arte. Ed ecco che arriva, sull’asse Spagna-Polonia: non poteva essere che il solito ragazzotto ad insinuarsi nelle fila nemiche, a battere sul tempo gli avversari con l’incursione vincente che finalmente ricambia nuovamente gli equilibri e lascia cullare ancora uno splendido sogno.  Manca solo un colpo, per il definitivo ko: e ci pensa lui, il fido condottiero del comandante, al suo fianco per tante battaglie che, di intuito, abbatte la torre friulana, lanciando un clamoroso segnale al Palazzo, incredulo e rabbioso per la giornata appena vissuta a Crotone.

Il carro festeggia, più ricco e sorridente che mai: ciò che prima sembrava quasi impensabile ora è vero, palpabile, reale. Adesso, al Palazzo, si può andare con una convinzione diversa, pronti ad affrontare una battaglia che potrebbe essere già decisiva. Ora, il favore del pronostico pende, oscilla, nulla è più scontato. Anche se è stato sempre un tabù, anche se la strada resta in salita, anche se sarà difficilissimo. Ma mai impossibile. Ora, anche il comandante sa che le sue soluzioni sono valide, che i suoi uomini più fidati, anche se scesi poco in battaglia possono sempre fare la differenza. Perchè questo plotone è un’orchestra, un gruppo compatto, unito, unico, che lavora e soffre insieme, che si sacrifica uno al fianco dell’altro, credendoci fino alla fine ancor più quando costantemente sospinto da chi ci crede veramente. Adesso, c’è spazio solo per i sogni, i sorrisi e tanta irriverenza. Perchè non bisogna aver paura di scardinare il Palazzo, non bisogna aver paura di fallire. E’ il Palazzo che scricchiola, è il Palazzo costretto a difendersi. 

Le aspettative…tutto ritorna alle aspettative. Ancora due lune ricche di ansie, speranze, progetti. Un attimo che potrebbe cambiare il presente ed il futuro, una serata che potrebbe dare un’indicazione forte a ciò che avverrà, a migliaia di umori, sensazioni, destini che si intrecciano inesorabilmente. Comunque andrà, un giorno ognuno potrà dire: al Palazzo ci sono arrivato e me la sono giocata e nessuno ci avrebbe messo la firma all’inizio di questa guerra. Nessuno avrebbe scommesso sul comandante e la sua truppa, sulle loro idee, sulla loro rivoluzione. Chi lo ha fatto, ora sorride. E lo farà anche tra un mese, qualunque sia l’esito dell’incontro finale. Perchè alcune emozioni sono stupende, indimenticabili proprio perchè vissute. Quindi, cari lettori, respirate: chiudete gli occhi e godetevi il momento, godetevi quella splendida domenica di aprile. Godetevi, a pieno, l’assalto al Palazzo.

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