Le lacrime di Allan bagnano un’intera città: possono bastare per essere felici? Solo applausi per un Napoli infinitamente umano (Parte 7/10)

Il massimo a volte non è abbastanza. Stanotte la stazione di Piazza Garibaldi era semivuota. Nessun fumogeno, nessun coro, solo in cento ad aspettare. E traditi non soltanto in campo ma anche dall’arrivo ad un’altra stazione della truppa partenopea che, per motivi di ordine pubblico, aveva già programmato il suo capolinea ad Afragola. Sarò con te e tu non devi mollare. E se si molla cosa succede? Un silenzio assordante, che fissa una crepa ingiusta tra il passato ed il presente, lungo soltanto un giorno. Un lungo giorno. Dalla notte di Torino, passando per San Siro fino al Franchi il passo è breve ma sembra esser passata una vita. Precisamente 10 lunghi mesi nei quali il cuore dei più è stato messo a dura prova.  Nel frattempo però, ci siamo divertiti: da noi addetti ai lavori, ai tifosi, a coloro che incuriositi hanno ammirato questo pazzo Napoli, commentandone e contestandone ogni passo. Dalla scelta di favorire il campionato alle Coppe a quella voglia di dar fastidio fino alla fine alla corazzata dei record, conquistando il vanto, l’onere e l’onore di tener vivo un campionato a senso unico sino al suo termine. Ci siamo divertiti a non pronunciare (quasi) mai la parola scudetto. Perché, in fondo, era impensabile, così come vincere a Torino, come poter riuscire a non abbattersi dopo il secondo infortunio di Milik, dopo il doppio stop di Ghoulam, dopo una campagna (non) acquisti di gennaio assurda, dopo la Vecchia Signora che recupera nove punti e vince anche al San Paolo.

E’ stato un sogno, un bellissimo sogno ed a volte il risveglio è brusco. Un getto di acqua gelata che ti riporta alla dura realtà, che non piace, che non è giusta ma esiste. Perché, al cospetto delle macchine da guerra senza cuore e solo dotate di cinismo, questo Napoli ha sempre avuto un gran cuore, che lo ha fatto correre anche quando non aveva più benzina nelle gambe, anche quando la mente era appannata. Insieme ad un grande cuore c’è un immenso comandante, autore di una delle più belle rivoluzioni del calcio: una forte identità mai snaturata ed un gruppo coeso, unico, compatto, che ha sempre remato nella stessa direzione.  Un puzzle perfetto, un ingranaggio ben oleato, con i suoi limiti e le sue contraddizioni, gioia e delizia dei tifosi ma che ha raccolto complimenti e consensi in tutta Italia ed in tutta Europa. Può bastare per essere felici? Forse, perchè la vita ed il calcio hanno anche questi risvolti ed era messo in conto. 

Il 5 maggio azzurro, il 29 aprile partenopeo tinto di un viola troppo forte, in realtà lo abbiamo già vissuto. Era il 19 giugno 2005 quando il Napoli, fresco di retrocessione a tavolino dalla serie C, perde incredibilmente i playoff promozione in B per mano dell’Avellino. Tutto da rifare, ancora un anno di inferno, dopo un’estate da incubo. Ricordo ancora quei giorni, quelle lacrime, quella delusione. La paura di non farcela più, di non sorridere più, di aver perso un treno incredibile. Ma la vita è fatta di stazioni, di momenti, di riscatti. E l’anno seguente il Napoli dominò il suo campionato, promosso con merito ed orgoglio da primo in classifica con i 60.000 del San Paolo. Penso a quei giorni ed al decennio seguente e penso che forse, doveva andare così, per quanto doloroso e triste sia. Ma penso anche che non sia stata l’unica chance, anzi, sono certa sia stata la prima. Perchè ora, oggi, il Napoli ha tutte le basi emotive, tattiche e d’esperienza per ripartire più forte e compatto di prima. Anche dopo un ciclo fantastico, anche se dovesse cambiare tanto. Ora, il club partenopeo ha l’immensa occasione di fare del suo punto di arrivo un nuovo, incredibile punto di partenza.

Ed ecco che le lacrime di Allan possono bastare a regalare alla Napoli tinta di azzurra, uno scorcio di felicità. Per aver espugnato Torino, per esser stati in testa alla classifica con merito per mesi, per aver reso la serie A affascinante ed interessante, per non aver mai mollato, anche quando le gambe non c’erano e la paura era palpabile. Per essere stupendamente, infinitamente umani, fallaci e perfettibili, in campo, sul pullman, a Capodichino, a Milano, a Torino, a Firenze, nelle vittorie rabbiose e nelle sconfitte di pancia. Per esser stati veri, uniti, fianco a fianco, per non aver mai avuto nulla in regalo, per aver riportato in alto una città, un’identità, contro ogni coro razzista, ogni invidia. Ogni romanista, interista, laziale, doriano o atalantino ha sognato di essere anche solo per un turno di campionato la truppa di Sarri in questa stagione, di toccare con mano un sogno, seppur sfiorandolo. Di stravincere lo strapotere del Palazzo, del fatturato, degli scudetti consecutivi, della catena di montaggio sterile e programmata solo per vincere senza emozionare. Io, personalmente, mi schiero ancora una volta dalla parte della verità, delle emozioni, del lavoro, del sacrificio e della meritocrazia, dalla parte di chi come Allan piange perchè ha dato tutto e che merita soltanto applausi. Anche se secondo. 

Prosegui la tua battaglia fino alla fine, coraggioso Napoli, raccogli gli applausi, le lacrime, fai dell’amarezza una nuova ed eterna linfa. Tappati le orecchie, vivi delle tue emozioni e non ascoltare gli invidiosi. Perchè prima o poi arriverà il tuo 20 maggio, arriverà il tuo momento di gloria. E sarà davvero indimenticabile.

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Alessia Bartiromo

Giornalista con l'amore e la passione del calcio e della scrittura. Testarda, imprevedibile, caparbia e passionale. Con la "testa nel pallone" ed i piedi in uno stadio.

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