Gli arrivederci che sanno di addii…e quegli addii che resteranno ricordi impressi nella storia. Ciao guerrieri, ciao Comandante (Parte 10/10)

Ho sempre odiato gli addii. Sin da piccola quando, al termine di una consueta, stupenda, indimenticabile vacanza in villaggio, dovevo salutare i miei compagni di avventura dispersi nelle più svariate parti d’Italia e già sapevo che non li avrei più rivisti. “Ma tranquilla, ti veniamo a trovare a Caserta”. E chi ci crede, ho 10 anni ma mica sono scema, pensavo. Andrà bene la prima settimana, ci sentiremo ancora tutti i giorni. La seconda anche, la terza idem. Il mese successivo un po’ meno, quello dopo sempre più sporadicamente e poi diventa tutto un bellissimo ma lontano ricordo. Ho sempre odiato gli addii, quell’aura triste e malinconica che li accompagna. Pensare di star vivendo un momento che mai più si ricreerà così, nella sua perfezione, nella sua felicità, che fa già parte di un passato, seppur per sempre cristallizzato nella mente, nel cuore, nella testa e negli occhi. Ho sempre odiato gli addii, figuriamoci in un giorno di sole, nella mia seconda casa, all’ultima giornata di un campionato favoloso, ricco di momenti indelebili anche se la ciliegina su quella deliziosa torta è mancata. E quanto ci abbiamo creduto, poi non ci abbiamo creduto più, poi siamo crollati in un baratro e poi ancora dritti fino al cielo e così, a ripetizione quasi per nove mesi, nove lunghi mesi. Ma poco importa, perchè io odio troppo gli addii.

Ore 18, Stadio San Paolo, 20 maggio 2018. Per lunghe settimane si pensava ad una domenica dal sapore di infinito. Forse le vere fiabe partono proprio da quella sensazione, da quei sorrisi nati nonostante le lacrime. Sugli spalti l’hanno capito ed a Fuorigrotta c’è il sold out. A Fuorigrotta è un giorno di festa e non potrebbe essere altrimenti: 91 punti, 28 vittorie 7 pari e solo 3 ko, una vittoria storica all’Allianz Stadium, tante rimonte, sorrisi, cori, applausi, emozioni, rivincite. Su chi non credeva che un gruppo fantastico avesse le carte in regola per mettere in seria difficoltà il Palazzo fino alla fine, su chi pensava che fosse impossibile anche solo confermarsi, che dopo gli infortuni di Milik e Ghoulam la squadra fosse da buttare. Il dominio della Vecchia Signora, scricchiolato fino alla penultima giornata, non è crollato solo per paura. La paura. Il risvolto dell’entusiasmo, quando il gioco si fa duro. Ma siamo umani, fragili, di pancia. Siamo un popolo vero, fatto di gente che ragiona con il cuore. Non siamo delle macchine, dei robot e gli scudetti li perdiamo anche negli alberghi, anche se fa male. E vale tutto come bagaglio di esperienza.

Il San Paolo vestito a festa è più bello che mai e le emozioni sono da subito fortissime. L’addio di Pepe, i tanti interrogativi, la voglia di celebrare una squadra ricca di amore per quella terra, quella maglia, quella battaglia. Un Comandante che si è eretto da perfetto capopopolo e che ha rappresentato al meglio una città intera, i suoi sogni, le sue paure. dai gesti poco convenzionali ed anche discutibili alle parole d’amore, dii rabbia, ai sorrisi, alle sigarette, agli errori ed i limiti compiuti sempre nella ricerca di risultare perfetto, di non deludere chi si aspetta tanto, chi vuole vivere un sogno. E poi la garra, quella che ha fatto impazzire i tifosi. Quasi alla fine della lista c’è lui, il soldatino con l’undici sulle spalle da un decennio, che si inchina alla sua Curva. Mai una parola fuori luogo, sempre testa bassa e lavorare, cercando di migliorare se stesso, a servizio della squadra e mai del singolo, che ha amato profondamente quella terra, quel popolo, quella città, così distante e diversa dalla sua. Lui, che spesso ha parlato da capitano, meno nei bei momenti dove ha lasciato spazio ai compagni e più in quelli in salita, perchè sa come si gestiscono. Lui, con gli occhi lucidi in panchina e sotto la curva per l’ultimo saluto con quella maglia. Lui, quasi dimenticato dal Comandante ma mai dai tifosi.

Sì, io li odio proprio gli addii. E dovunque ci si giri si respira quell’aria. Le lacrime di uno scontro fratricida, di chi credeva in un altro sogno. Gli applausi. Agli avversari, a chi andrà via. A chi dovrebbe restare ma potrebbe partire. Agli autori di un grande, bellissimo miracolo. Al Comandante che si inchina. Ed ancora a te, Christian. Per 10 anni che hanno fatto la storia insieme. Una storia non semplice, non sempre in discesa ma memorabile. Per un popolo, che non ti dimenticherà. Perchè non sarà un addio ma sicuramente un arrivederci. Così come per te, immenso Napoli. Ricarica le pile, studia per diventare ancora più grande. Ricorda quegli applausi, gli occhi lucidi, i tuoi sorrisi. E goditi le vacanze perchè tra un mese e poco più tornerai, tornerai più forte di prima. Comunque vada, chiunque vada. E grazie per questa splendida stagione. Perchè nel calcio non vince solo chi conquista trofei ma soprattutto chi vive di emozioni. 

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