Amica intelligente? No, grazie. Ricominciamo da Zero

La giornata è partita male. Non è vero. Sto scherzando. La giornata è partita. La verità è chi mi sono girata nel letto, quando ha suonato la sveglia, ovviamente mi sono girata dall’altro lato. L’opposto a quello della sveglia. Permettetemi un inciso. Sono talmente proiettata nella campagna elettorale in corso (no, non sono candidata nè ho un candidato da suggerirvi) che mentre scrivevo di “opposto” e di “girarsi dall’altro lato” mi è venuto prepotentemente in mente la politica. Quello che sta accadendo in questi giorni. Nell’ambito delle stesse coalizioni ci si gira di spalle, quasi come ogni partito fosse una sveglia fastidiosa da dover spegnere, silenziare o allontanare. Qualcosa che ci allontana dal piacere. All’inizio quel che vedevo in giro mi faceva ridere. Più passa il tempo, invece, e meno rido. Oggi, tutti si calunniano. Si sporcano. Si voltano da una qualsiasi altra parte. Non vedono nulla. E tutto questo mi rende avulsa da una realtà che non mi piace affatto. La politica? Farei tabula rasa. Perché è necessario ricominciare da zero. Ed io un partito nuovo, lo chiamerei proprio così. Zero. E lo slogan sarebbe proprio “ricominciamo da zero” (ve lo dico per inciso, se un domani dovesse nascere un partito con questo nome e con uno slogan simile, voglio il copyright, perchè l’idea è nata in questo preciso istante e voi, lettori, ne siete testimoni “oculistici”, mi raccomando, non fate gli “ignavi” – chiusa parente (cit.)). E la politica altro non è che l’espressione di un mondo che va a rotoli.

Ma torniamo a noi. Stamattina, dopo che controvoglia mi sono alzata dal letto, ho dato inizio a questa giornata con un pò di fatica sulle spalle, ma sempre cantando. Sì, io appartengo alla schiera di quelli che cantano. Sono andata a lavoro, come ogni giorno e ho parcheggiato l’auto in strada. Non ho avuto grossi problemi di parcheggio, anche se stamattina i posti erano tutti “riservati”, “riservati” alla produzione de “l’amica geniale”, il film in lavorazione a Caserta, tratto dal libro di Elena Ferrante, Elenù, come la chiamano nella sua “scrittura”. Alle 9.30 sono andata via, non perchè avessi finito di lavorare ma solo per fare una commissione. Quando sono tornata, “apriti cielo” (non è una frase che uso spesso ma mi ricorda qualcuno e mi fa ridere) niente posti. Così mi sono messa alla ricerca del “posto perduto” e stavo parcheggiando. Eppure, un tizio con un “pancione formato famiglia” e una borsa a tracolla, da lontano mi fa segno che “là non si può parcheggiare”. Ho chiesto allora: “perchè!?” E lui mi ha detto, più o meno, che stavano per arrivare tanti autobus e i posti servivano a loro. Ok. Ho visto un posticino a breve distanza e prima di fiondarmici ho chiesto all’uomo panciuto, se potevo parcheggiare là. Ma nel frattempo sono arrivati in una panda, un paio di tecnici, suoi amici e facendo finta di non sentirmi, ha velocemente indicato il posto dove volevo parcheggiare io a loro. Quando ho capito il “movimento” ho provato ad anticiparli ma è stato impossibile. Pancio man è venuto vicino alla mia auto e voleva darmi indicazioni su dove parcheggiare, facendo finta di nulla. “Ma va, va”… Pancio man, sappi che la gentilezza “paga”. Io sarò più serena, magari domani, ma tu sarai solo un tipo che cerca di “fregare il prossimo” e “far finta di nulla”. E vabbè a te piace così, a me no. Preferisco la mia “ingenua gentilezza”.

Non contenta dell’incontro con Pancio man, sono anche passata all’Asl, e anche là sono rimasta colpita da una donna. Una dipendente. Una dottoressa. Non sono rimasta colpita dalla sua avvenenza. Nè dai suoi modi gentili e premurosi. Neanche dalla sua capacità di ascolto nè dalla sua volontà di prendere l’iniziativa. Eh no. Proprio per niente. Mi ha colpita la pesantezza dei suoi passi, la vaghezza della sua “voglia di lavorare”, l’inerzia dei suoi gesti e il menefreghismo più assoluto. L’ho immaginata in giro per il mondo, ma onestamente, la spossatezza dei suoi gesti mi ha lasciato una sensazione così “ahfahfkjhdsjgfvs<bcow” (ecco, in poche parole, la sensazione è indescrivibile, quindi immaginate me che pronuncio come paperino o peggio, come Duffy Duck, queste lettere sconnesse).

Comunque, riflettendoci a mente fredda, vi dirò, ora ripenso a Pancio man e non “me ne fott” (scusate il francesismo) neanche un pizzico così. Anche se stamattina gli avrei fatto volentieri due occhi di bue (mannaggia la miseria, quanto mi dispiace non saper disegnare, altrimenti lo avrei proprio disegnato. Sai che spasso eh eh). Ritorno con la mente alla dottoressa dell’Asl e, quanto mi dispiace per lei ma, in fondo, io non la conosco. A lei già non penso più. Che peccato, per lei.

Dulcis in fundo, mi hanno fatto una proposta, volevano farmi partecipare ad un progetto. E vi dirò la verità, in questo periodo ho il profondo desiderio di fare qualcosa, di collaborare per la realizzazione di un obiettivo, di socializzare, di vedere facce nuove, ma … “di notte ogni macchina è uguale, anche la muffa sembra caviale”. Ecco, questi sono i versi di una canzone di Nicolò Fabi e sinceramente, in questa settimana mi sono venuti in aiuto più volte. Bisogna imparare a scegliere e farlo alla luce del sole. Perchè quando si ha bisogno (quando è notte insomma), non si vede bene. E per concludere metto in sottofondo la canzone di Caparezza e seguo il consiglio: “devi fare ciò che ti fa stare bene”. Ho indossato un paio di orecchini nuovi, a forma di chiave di violino che mi sono stati, dolcemente regalati e … sono andata a spasso sotto la pioggia. Adoro la pioggia che bagna la mia pelle … E tu?

 

 

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