Chiudi gli occhi e tira all’ultimo respiro…ma non può andare sempre bene. Il Palazzo si allontana ma guai a dire che sia già finita (Parte 4/10)

La piana di San Siro è un catino infuocato. Come sempre, nessuna novità. Anche se piove, anche se si sta giocando una partita a scacchi. Una mossa ed una contromossa: una precisione assoluta, con il comandante che si equilibra e si sbilancia per tentare l’assalto finale. Bisognava scardinare le linee nemiche, dopo la battaglia clivense non si poteva sbagliare. Anche perchè il Palazzo potrebbe rinforzare ancora le sue difese e poi, espugnarlo, potrebbe risultare ancor più complesso. Manca poco alla resa finale, manca poco all’ultimo dardo scoccato. Il cielo è grigio, la stanchezza si fa sentire. Il carro c’è, sempre innamorato, meno popoloso di gente sconosciuta ma ricco, colmo di passione ed è questo ciò che conta, è questo ciò che fa la differenza, la presenza di chi crede sempre e comunque nell’impresa, in qualsiasi momento. In campo la tensione è palpabile. Servirebbe un altro miracolo, servirebbe un altro colpo di maestro all’ultimo respiro. 

Masaniello dà il massimo per scardinare il forte di Castellammare, contro un avversario immenso e galvanizzato dalla giornata di grazia. Il tenente meneghino non ha sbagliato un colpo, ha preparato una contesa davvero perfetta, sfruttando al meglio ed a suo favore ogni punto di forza del battaglione nemico. Nulla da fare, è pari e patta. Il leader silenzioso suona la carica, Piotr regala nuova linfa ed il comandante si gioca la sua solita carta, prima del previsto: il guerriero belga lascia come sempre al ragazzotto polacco, tra gli applausi del carro. Resta lui, l’ultima speranza, resta lui la lampadina da accendere per l’idea geniale che possa avvicinare ancora i suoi al Palazzo. 

I minuti scorrono così come quel senso di impotenza…i respiri si fanno affannati, il sudore più freddo. Manca poco…venti secondi, dieci secondi…ed un dardo, arriva ancora una volta a quel ragazzotto polacco che ancora ci crede, fino alla fine. Pensa ad Amadou, pensa a tutta quella gente sul carro, quelli innamorati, quelli che tappa dopo tappa ancora sospingono la truppa azzurra alla volta del Palazzo. Chiude gli occhi e lo lancia. Angolino basso, d’istinto, a botta sicura. Ma non c’è nessun boato, nessuna esplosione di gioia. Solo gli occhi lucidi ed un sorriso, troppo beffardo, del forte di Castellammare. Ci va lui sotto i riflettori, nel bene e nel male, negando la gioia del forte meneghino espugnato. Le luci si affievoliscono, il Palazzo si allontana…e la resa dei conti è vicina, così come l’ennesima amarezza. Nulla di fatto.

I volti sono rigati, tesi, nervosi. Gli sfottò invece, continui, molesti ed all’ordine del giorno, nonostante anche le linee nemiche soltanto con la difesa non abbiano al contempo conquistato ugualmente nulla. Il comandante corre e questa volta difende Masaniello che va a chiedere spiegazioni. Cose di campo, di pancia, di sentimenti, di coloro che non vogliono lasciar andare ancora un po’ un sogno cullato con merito per troppo tempo. Dal carro si avvicina una vecchia conoscenza, fermo per un brutto e sfortunato doppio stop ma sempre vicino al suo plotone. Un esempio di forza, determinazione, lavoro, uno spirito che non molla mai, proprio mai. “Vi sto vicino, sto con voi. E non molleremo, insieme, fino alla fine. Fino alla conquista di quel Palazzo. Abbiamo un sogno nel cuore…”
E domani, si torna a casa prima della resa dei conti. Al cospetto del Palazzo.

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