La solitudine dei numeri primi e le emozioni contrastanti di un soleggiato giorno di maggio (Parte 8/10)

Il San Paolo è una macchia di azzurro e d’amore così uniforme che quei cori, quel “rumore” diventano assordanti e si assorbono quasi come una medicina istantanea al dolore. Si trasformano in un flusso continuo quasi in un silenzio assordante quando sei assorto con i tuoi pensieri, con le mani tra i capelli quando realizzi che hai dovuto dire addio ad un sogno, davanti alla tua gente, davanti a tutto quell’amore incondizionato. Ti salvano. E proprio quell’amore è anche il tuo, il vostro, il nostro, perchè il Napoli l’hai tifato sin da bambino anche se la vita ti ha portato lontano. L’hai sempre difesa, quella squadra: a scuola, quando tutti ti prendevano in giro chiedendoti perchè non supportassi Juventus, Inter, Milan o Fiorentina. Chiedendoti perchè hai il cuore partenopeo e la parlata toscana, così come i modi un po’ burberi ma unici. La solitudine dei numeri primi inizia proprio da lì, quando realizzi di essere controcorrente e vai avanti per la tua strada, non fregandotene dei giudizi, di ciò che indossi, a tuo agio con la tuta e senza peli sulla lingua, sempre. 

In questa caldissima domenica di maggio, non doveva finire così. Non dovevano distrarsi sulle reti subìte sugli unici due tiri degli avversari ma nelle gambe non ne hanno proprio più. Non dovevano crollare dopo aver conquistato il Palazzo, dopo che la gente ha incitato, dopo che ci hanno creduto. “Abbiamo dato il massimo, anche se non è bastato, abbiamo alzato l’asticella migliorando noi stessi e non era scontato”. Ma non doveva finire così. Con il volto scuro di Reina, Insigne che si copre il viso rigato dal pianto con l’azzurro della maglia, le lacrime sofferte ed interminabili di Jorginho. E’ una scena che ti squarcia il cuore, gli occhi, le orecchie. Ed anche il tuo umore non è lo stesso perchè sai che, comunque vada, qualunque cosa riservi il futuro, vicino o lontano dall’ombra del Vesuvio, qualcosa necessariamente cambierà e non sarà mai più come oggi, come questi mesi.

Alzi la testa e ritorni ad ascoltare: le curve, ogni settore, il San Paolo tutto che ti inneggia. Ti ha dedicato anche dei cori, uno striscione che valgono più di qualsiasi trofeo perchè capita davvero a pochi eletti. Il San Paolo piange sotto il cocente sole di maggio, è ferito e ti inneggia perchè capisce il miracolo che è stato compiuto. Capisce che forse è già stato troppo e che, più di una grande impresa era impossibile fare. Nove mesi che resteranno nella storia del Napoli con te come comandante e che nessuna classifica, pareggio o sconfitta cancelleranno mai. Sarebbero potuti diventare epici ma sono incancellabili, nonostante spesso ingiustamente, l’amarezza dei finali sbiadiscano seppur in parte degli splendidi inizi. E d’altra parte, la vita, così come il calcio è fatta proprio di inizi, di momenti ed è proprio in questi che si coglie la vera essenza della felicità. Diawara all’ultimo secondo, Koulibaly a Torino, l’Olimpico espugnato, i legni di San Siro, i 100 di Hamsik, il sorriso ritrovato di Milik, le rimonte, il tiki taka, il cinismo ritrovato, un girone d’andata perfetto, i migliaia di tifosi a Capodichino, la Champions, l’Europa e poi il San Paolo che urla d’amore ed anche in trasferta, contro tutto e tutti, con un sogno nel cuore e la bellezza di un Napoli unico negli occhi.  

Le emozioni nulla le potrà sbiadire. Nessuna classifica, pareggio o sconfitta, nessuna critica, nessun futuro, nessun arbitro, nessun avversario, nessuna lacrima. E ti ritrovi lì, con lo sguardo nel vuoto e le tue sigarette a parlare, pensare, ragionare. Solo, come i numeri primi sono condannati ad essere, nella loro unicità, nella loro straordinarietà tra limiti, convinzioni e nessun rimpianto. Non ce ne possono essere quando si è fatto il massimo, anche se non è bastato. Non ce ne possono essere quando i bambini sono sorridenti allo stadio e non vedono l’ora di tornarci, anche se non si è vinto. Quando, in ogni angolo della città si canta “abbiamo un sogno nel cuore”, quando fai parte di una famiglia, anche se le strade potrebbero dividersi. E tu farai sempre parte della famiglia Napoli, comandante. E’ stato proprio un bel viaggio. Ed il Palazzo, anche se non è stato conquistato il 20 maggio, ha scricchiolato come non mai.  

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