“Ben venga il caos perchè l’ordine non ha funzionato”

Il caos. Quanta sicurezza e serenità dona questa splendida parola che, inserita in una delle citazioni più famose (e che preferisco ndr), rappresenta un vero e proprio stile di vita attuabile in ogni situazione. Eh sì, perchè diciamocelo chiaramente: è più difficile mantenere un substrato costante di perfezione ed organizzazione, piuttosto che lasciarsi abbindolare e cullare dalle dolci onde del caos. Che è tutt’altro che improvvisazione poco ragionata ed approssimazione, bensì istinto, irrazionalità e irriverenza. The show must go on insomma e quando accade qualcosa di imprevisto ed imprevedibile, è lì che dobbiamo essere bravissimi a mischiare lle carte in tavola, sovvertire le regole, rischiando anche di floppare. Può capitare, perchè bisogna abituarsi a tutto, ancor più ai cambiamenti e soprattutto, tutte le novità hanno bisogno di tempo per essere interiorizzate. Un nuovo modulo, un nuovo allenatore, un nuovo assetto. Approcciarsi con altri giocatori, con una panchina ben palpabile. Eh sì, chiariamolo una volta e per tutte: la panchina esiste e non è un elemento mitologico, è fatta di uomini e calciatori che possono dire la loro anche durante l’anno, all’improvviso, sia dal 1′ che in qualsiasi momento vengano chiamati in causa. La stessa, è stata per lungo tempo uno dei talloni d’Achille del Napoli, tra campionato, Europa e Coppa Italia, in particolar modo con la gestione Sarri. Ed invece, ieri sera ci approcciamo al fine ultimo di una splendida constatazione settimanale: “Probabile che contro la Samp cambierò qualcosa ma se farò dei cambi non sarà per demeriti di qualcuno, fortunatamente sono in più di undici a meritare un posto da titolare. Lo faccio per tenere alta la tensione. Avere una rosa competitiva è importante, anche chi non gioca dall’inizio è fondamentale, a volte è meglio giocare 30 minuti. Fare la formazione è difficile ma esaltante allo stesso tempo”. E via di sopracciglio inarcato. Fin qui tutto bene, tutto perfetto. Proiettiamoci quindi, alla domenica sera da incubo. Ammettiamolo: il 90% di chi ha ammirato la formazione pre partita, me compresa, ha commentato: wow, che stile. Eh sì, perchè era da troppo che non eravamo abituati a vedere qualche volto noto in più dei soliti tredici interpreti costantemente impiegati in campo ed è stato bello avvertire la fiducia donata in particolar modo a Diawara e Verdi. Il problema è stato poter pensare di attuare lo stesso gioco con pedine diverse, ma diverse non tecnicamente o di caratura, ma tatticamente. Callejon, si sa, è unico nel suo genere, un extraterrestre innaturale in fisicità, movimenti e posizione in campo con e senza palla. Hamsik, al momento, per il gioco del Napoli resta importantissimo così come è fondamentale il suo apporto, anche nella nuova posizione inventata da mister Carletto. Attenzione però: il problema non è stato meramente di “formazione” e lungi da me, o da chiunque altro, insinuare ciò al cospetto di un vero Maestro come Ancelotti, bensì di approccio totalizzante a 360 gradi. Non me ne voglia Verdi, che adoro, ma prendo ancora una volta lui come esempio: si è mosso tantissimo nel primo tempo ed ha creato anche la maggior incidenza di pericolosità in fase d’attacco ma non è ancora pronto per ciò che gli viene chiesto dal mister. Stesso discorso, ad esempio e fortemente collegato (basta rivedere le azioni dei gol subìti ndr) per Hysaj. Quando lo saranno? Ecco che torniamo al punto iniziale. Ci vuole tempo, lavoro, conoscenza dei propri uomini ma soprattutto tanta, tanta sperimentazione. Proprio quel dolce caos citato all’inizio. Si perderà qualche punto, il fegato e lo stomaco faranno male ma si acquisirà la consapevolezza di un’identità importante, di saper quanto e come cambiare, potendolo poi fare al meglio sul lungo raggio. Senza il caos, non sarebbe nata nuovamente una stella, Adam Ounas. Senza il caos, lo stesso Verdi avrebbe rimpianto subito la scelta all’ombra del Vesuvio, consapevole che forse, non avrebbe mai trovato troppo spazio. O ancor peggio, fiducia. Non deve essere un ostacolo a negare la voglia e la possibilità di migliorarsi. Anzi, deve spronare a fare ancora di più, a fare ancor meglio. Ed anche in questo Ancelotti è un Maestro, così come inculcare nei suoi uomini, tutti, la mentalità e l’approccio giusto per ogni tipo di gara. Testa altissima e pedalare insomma. E soprattutto, equilibrio nei giudizi. Il bel Napoli, quello di Sarri versione 2.0 è ancora lì. Il Napoli che ha rimontato mettendo sotto il Milan sin dall’inizio nonostante il passivo, è ancora lì. Persino i campioni azzurri e la difesa bunker sono ancora lì. C’è da non dimenticarlo. Ad maiora insomma, ma con la giusta pazienza.

In Carletto we trust.

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