Bonsoir, sono Kalidou Koulibaly e da grande voglio essere saggio come Ancelotti

A luglio a Dimaro fa caldo. Nonostante la consueta, immensa escursione termica tra giorno e sera, sotto il sole del Trentino ci si sta beati ma si suda ed anche tanto. Impossibile però risparmiarsi in campo, c’è da lavorare, da dimostrare, perchè adesso tutto è cambiato. E’ strano non vedere il Comandante in panchina ma, se si scorge lì, tra i ciuffi d’erba, la sensazione è quella di grande rassicurazione. Sir Carlo Ancelotti non è solo un nome, non è solo un curriculum: è una garanzia. Per tutti. Per De Laurentiis, per i calciatori, anche per i tifosi, quelli più scettici. Ma come ogni cambiamento, anche in questo caso c’è una giusta scia di perplessità: quanto tempo ci vorrà per abituarsi? Quanto tempo durerà il rodaggio? E se al mister qualcosa non dovesse piacere? Stimolante, tanto, ma anche un filo spaventoso.

Il 21 luglio è giorno di arrivi. La porta del ristorante dell’Hotel Rosatti si spalanca ed il sorriso è rassicurante: è quello di Kalidou che, terminate le vacanze post Mondiale, è tornato a vestire il suo azzurro. Grandissimi abbracci con tutti, grasse risate ed anche qualche sfottò. Da lontano, un sopracciglio inarcato: “Ti stavo aspettando”. Il sorriso del gigante buono si fa più teso. “Lo sai che c’è da lavorare tanto e che sei la nostra punta di diamante vero? Punto tutte le mie fiches su di te!” E via, il viso burbero pian piano scioglie le sue rughe ed il sorriso di Kalidou si ricompone spontaneo, con una stretta di mano che suggella così, la prima iniezione di fiducia, quasi gratuita ed inaspettata.

Da quel 21 luglio ne sono passati di giorni e di allenamenti, così come di sfide da affrontare, preparare e superare insieme, come una famiglia, come un’unica testa che ragiona. C’è da limare qualche sbavatura, da diventare perfetti. Perchè si sa che per vincere le partite importanti bisogna tener duro soprattutto in difesa, esser costantemente concentrati, non concedere nulla agli avversari. Ed in questo, da chi ti ha soffiato lo scudetto sotto il naso a fine stagione, c’è solo da imparare. Giorno dopo giorno qualcosa è cresciuto: le consapevolezze, la voglia di imparare ancora, di migliorarsi, di compattarsi, di pensare da grande. Non solo in campionato ma anche in Europa, dove c’è qualche sassolino nelle scarpe, più di uno in realtà, ancora da togliersi. Negli anni scorsi la Champions non ha troppo sorriso ai partenopei, anche se è stata un’amabile costante delle stagioni partenopee. Prima l’eliminazione dal gironcino con 12 punti, percorsi poi sbiaditi da un approccio troppo morbido in avvio. E quella prestazione al cospetto del Real Madrid, che a Kalidou non va giù. Grande con i grandi anche in Europa, work in progress.

Il campionato è subito arrembante anche se la Juve vola. Nulla è ancora perso, anche lo scontro diretto vinto allo Stadium dai bianconeri fa ormai parte del passato. Se ne riparlerà al ritorno all’ombra del Vesuvio. La difesa cresce, i gol subìti sono 12, quinta squadra della massima categoria. C’è ancora da tener alta la concentrazione, è vero, lavorare, con il vento, la pioggia, di reparto, d’elastico, di versatilità, tecnica e tattica tutti insieme, è vero. Ed ora arriva il Liverpool ed anche il Paris Saint Germain. E’ tempo di dimostrare a tutti, una volta e per tutte, chi è Kalidou. Un sorriso rassicurante, tanta concentrazione ed una pacca sulla spalla del mister. Poche parole prima della partita: “Kalidou, sai cosa devi fare. Lo abbiamo provato tantissime volte in allenamento e sei stato sempre impeccabile. Stanotte devi essere perfetto, dobbiamo essere perfetti. Non esistono squadre imbattibili, la paura la lasciamo a casa, altrimenti è meglio non scendere proprio in campo. Siete il mio orgoglio, insieme possiamo fare grandi cose, a partire da oggi. Forza, divertitevi!” Un abbraccio, gli occhi che si illuminano e via, verso l’urlo del San Paolo e poi quello del Parco dei Principi ed ancora quello del San Paolo.

Così gremito non si vedeva da un po’. Inorgoglisce solo a guardarlo, fa tremare le gambe agli avversari solo a sentirlo. Ma Carlo è ancora lì, concentrato, con il sopracciglio curvo, la gomma masticata in loop e la consueta pacca sulla spalla che ormai, è diventata quasi un rito. Questa volta, meno parole ed uno sguardo, intenso, occhi negli occhi: “Vai Kalidou, è il tuo momento”. Primo tempo, 28′: un respiro, uno sguardo, c’è Kylian che vola alle spalle. Un altro respiro, speriamo che vada bene, quasi chiudo gli occhi…ed ascolto solo gli applausi scroscianti del San Paolo. Ed ancora poco dopo, ancora, ancora ed ancora nel finale di primo tempo. Ma non basta, perchè l’ultimo minuto è di nuovo fatale. Poco male, ne mancano ancora altri 45 di minuti. “Devo fare ancora di più” pensa il gigante buono, che prova a dimenticare gli insegnamenti ed i diktat categorici di Sir Carlo e corre via, prima sulla fascia, poi centrale, poi in area piccola… ma non viene sempre servito. “Aahhh, come si arrabbierà il mister ora” ma c’è da pareggiare e vincere e via così, con l’ennesimo sorriso spontaneo. Il San Paolo è una bolgia, il pari arriva davvero, sospinto da quei 52.000 cuori sugli spalti, dalla loro gioia, dalla loro voglia di scrivere pagine importanti anche questa notte, anche contro i big, che per ben due volte si sono dovuti inchinare ad un Napoli stellare ed all’ennesima prestazione da applausi di Kalidou. “Ora sì che hai proprio bisogno di un nome napoletano!” gli urlano e via, risate di gusto. C’è ancora la voglia di abbracciarsi nello spogliatoio partenopeo ma prima, chiamano le paytv.

Bonsoir, sono Kalidou Koulibaly e da grande voglio essere saggio come Ancelotti. Ecco, Kalidou, spieghi al mondo intero come mai ha esternato nei giorni scorsi questo particolare pensiero a sua moglie. “A livello umano, prima di essere un grande allenatore, Ancelotti è una persona veramente perbene. Ha molta umiltà, molto rispetto per tutti. Soltanto per fare un esempio, sono rimasto incredibilmente sorpreso quando in allenamento ho visto che arrivavano i giovani della Primavera e lui andava a salutarli ed a parlare con loro prima di iniziare a spiegare le cose. Quando vedo queste cose mi accorgo ed ho speranza che in questo mondo ci sia ancora la gente perbene, persone speciali per questo ho detto a mia moglie che da grande spero di diventare saggio come lui”. E così, il suo sorriso si scioglie. Gli occhi brillano, con le immagini degli ultimi mesi ben nitide nella testa. Tempo di prendere la borsa, una telefonata e via, verso casa. Ma la notte è ancora lunga, stanotte si dorme poco anche se domani ci si allena, c’è troppa adrenalina. Così come il viaggio, insieme al leader silenzioso, lì in panchina: perchè insieme, si può sognare almeno il doppio ed a volte, quando meno lo si aspetta, quei sogni possono diventare persino realtà.

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