Che cosa sono le opzioni put

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Le opzioni: definizione e funzionamento

Tutto quello che c’è da sapere sulle opzioni: definizione, tipologia, profilo di rischio di compratori e venditori, valore intrinseco e altri fattori quantificabili del prezzo.

FTA Online News, Milano, 27 Nov 2020 – 09:05

Definizione di opzioni

Le opzioni sono strumenti finanziari il cui valore non è autonomo ma deriva dal prezzo di una attività sottostante di varia natura (reale come nel caso di materie prime quali grano, oro, petrolio, ecc. , oppure finanziaria come nel caso di azioni, obbligazioni, tassi di cambio, indici, ecc.). Il termine “derivato” indica questa dipendenza.

Possiamo quindi definire le opzioni come dei contratti finanziari che danno il diritto, ma non l’obbligo, all’acquirente dietro il pagamento di un prezzo (premio), di esercitare o meno la facoltà di acquistare (Call) o vendere (Put) una data quantità di una determinata attività finanziaria, detta sottostante, a una determinata data di scadenza o entro tale data e a un determinato prezzo di esercizio (strike price).

Tipologia di opzioni: Call e Put

Un’opzione call è uno strumento derivato che garantisce all’acquirente il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un titolo (detto sottostante) a scadenza (o entro la scadenza) a un dato prezzo (strike).

Nel caso di esercizio di opzioni su indici non è possibile ricevere il sottostante bensì solo il corrispettivo in denaro.

Ovviamente l’esercizio avrà senso (escludendo il costo pagato per acquistare l’opzione, il cosiddetto “premio”) solo se il prezzo del sottostante sarà superiore allo strike ed il profitto realizzato sarà pari alla differenza tra il prezzo di mercato e lo strike.

Un’opzione put è uno strumento derivato che garantisce al possessore il diritto di vendere a scadenza il sottostante ad un prezzo prefissato. In questo caso l’esercizio avrà senso (sempre escludendo il costo pagato per acquistare l’opzione, il cosiddetto “premio”) solo se il prezzo del sottostante sarà inferiore allo strike; il profitto realizzato ammonterà alla differenza tra lo strike e il prezzo di mercato.

Profilo di rischio (profitti e perdite) per il compratore delle opzioni

Il seguente grafico sintetizza il profilo di rischio (profitti e perdite) relativo all’acquisto di una opzione call:

L’asse orizzontale del grafico indica il prezzo del sottostante: verso destra vi è un aumento di prezzo, verso sinistra, cioè verso l’origine degli assi, i prezzi calano.

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L’asse verticale indica invece i profitti (o le perdite) dell’acquirente dell’opzione. Come già detto l’esercizio dell’opzione acquisirà senso solo se il prezzo di mercato del sottostante sarà maggiore del prezzo di esercizio. Dal momento che l’acquisto della call ha un costo (è il premio che si deve concedere a chi ci concede l’opzione, a chi cioè accetta di garantire all’acquirente il diritto di acquistare il sottostante al prezzo prefissato) il grafico del payoff della call ha partenza in territorio negativo. In caso di ribasso dei prezzi, il valore della call tenderà a zero e la massima perdita che l’investitore sosterrà sarà il premio pagato.

La put è uno strumento che permette di guadagnare se il mercato scende. Il compratore di opzioni put vuole scommettere sul ribasso del mercato senza i costi connessi con lo “short selling” (vendita allo scoperto, cioè di titoli che non si possiedono), e senza esporsi a possibili perdite se il mercato andasse va in direzione opposta a quella sperata.

In generale, le posizioni “lunghe” sulle opzioni consentono di prendere posizione scommettendo sul rialzo o sul ribasso del mercato, con una possibile perdita massima limitata al premio pagato per acquistare l’opzione.

Profilo di rischio (profitti e perdite) per il venditore delle opzioni

L’acquirente di opzioni ha la facoltà di non esercitare il proprio diritto a scadenza (o entro la scadenza per le opzioni americane), e da qui deriva il limite alle perdite che si possono subire. Al contrario, il venditore ha sempre l’obbligo di onorare l’impegno previsto dall’opzione che ha concesso all’acquirente.

Nel caso del venditore di una call, il payoff sarà il seguente:

Il profitto fisso iniziale (il premio incassato) si riduce all’aumentare del prezzo del sottostante al di sopra dello strike dell’opzione: il venditore dell’opzione spera dunque che il mercato resti fermo o cali. A fronte di un profitto immediato limitato, la perdita è potenzialmente illimitata.

Nel caso della put:

In questo caso, invece, l’erosione del premio iniziale incassato si ha se il prezzo del sottostante diminuisce al di sotto dello strike: il massimo profitto si avrà se il prezzo resterà costante o salirà. Anche per il venditore della put il profitto sarà limitato, mentre la perdita “quasi” illimitata (il sottostante non può infatti assumere valore negativo, la massima perdita si avrà quando questo avrà valore pari a zero).

L’assunzione di una posizione corta in opzioni ha un profilo di rischio certamente superiore alla medesima operazione ma in posizione lunga. E’ per questo motivo che molto spesso la vendita di questi strumenti viene associata alla compravendita di altre attività finanziarie (ad esempio azioni, ETF, future e opzioni su indici e su azioni) per realizzare strategie di investimento più articolate e che possono perseguire finalità differenti, come ad esempio la copertura della posizione in azioni o in derivati, l’incremento della performance del portafoglio o la pura speculazione.

Valore intrinseco: misurare la “danarosità” delle Opzioni

Il profitto o perdita per il compratore di un’opzione dipende dal superamento al rialzo (per la call) o al ribasso (per la put) del prezzo di esercizio da parte delle quotazioni del sottostante (al netto dell’effetto del premio pagato per acquistare l’opzione).

Se a scadenza il prezzo del sottostante sarà inferiore allo strike, il possessore di un’opzione call avrà più convenienza ad acquistare il sottostante sul mercato e l’opzione non verrà esercitata.

Per opzione “at the money” (ATM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è uguale al prezzo corrente dell’attività sottostante.

Per opzione “in the money” (IN o ITM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è inferiore (call) / superiore (put) al prezzo corrente dell’attività sottostante.

Per opzione “out of the money” (OTM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è superiore (call) / inferiore (put) al prezzo dell’attività sottostante.

Per esemplificare con un esempio grafico, consideriamo il caso di un’opzione put con strike a 14 euro:

Valori del sottostante inferiori al prezzo di esercizio (put ITM) comporteranno un profitto e quindi l’esercizio del diritto del possessore dell’opzione a vendere ad un prezzo superiore a quello di mercato; se il sottostante avrà un prezzo di mercato superiore allo strike (put OTM) l’opzione non sarà invece esercitata. Nel caso della call avviene l’esatto contrario: se il prezzo del sottostante è maggiore dello strike, il compratore avrà un profitto e eserciterà il diritto ad acquistare (call ITM), viceversa per valori del sottostante inferiori la call (call OTM) non sarà esercitata.

Un’opzione ITM alla scadenza è dunque quella che darebbe un profitto se esercitata: il valore di questo profitto è il cosiddetto valore intrinseco dell’opzione, che rappresenta la componente più importante del prezzo di un’opzione in the money prossima alla scadenza.

Fattori quantificabili del prezzo di un’opzione

Il prezzo delle opzioni (premio) viene calcolato adottando modelli matematici (il più comune è quello di Black & Scholes), che tengono conto dei seguenti fattori quantificabili:

  • valore intrinseco (che dipende dal prezzo del sottostante e dal prezzo di esercizio, e di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente);
  • volatilità implicita;
  • valore temporale;
  • tassi di interesse;
  • dividendi;
  • altri fattori economici e di mercato

Consideriamo ad esempio un’opzione out of the money con una lunghissima scadenza: in questo caso il valore intrinseco sarebbe zero, tuttavia la lunghissima scadenza aumenta la probabilità che entro la data di scadenza il derivato in questione diventi ITM. Il “prezzo” di questa probabilità, che il compratore dell’opzione deve pagare, è detto valore temporale. Logicamente tale valore decresce all’avvicinarsi della scadenza. Il valore temporale aumenta anche con l’aumentare della volatilità del sottostante: se questo storicamente presenta variazioni molto significative, chiaramente aumenta la probabilità che opzioni OTM possano diventare ITM alla loro scadenza. Nei modelli matematici più utilizzati per prezzare le opzioni, il parametro più importante e di più difficile calcolo è proprio la volatilità tanto che su alcuni circuiti anziché essere quotato il prezzo del derivato è semplicemente indicata la volatilità implicita ai vari livelli di prezzo, cioè quella volatilità (differente dalla volatilità storica e statistica) che è sottintesa al prezzo scambiato sul mercato in quel momento.
I trader professionisti cercano di comprare opzioni (call o put a seconda delle loro attese sul trend) se prevedono che la volatilità aumenterà (il prezzo delle opzioni salirà) e di venderle se ipotizzano che la volatilità calerà.

Effetti di dividendo e tasso di interesse sul valore teorico delle opzioni

Valore intrinseco e valore temporale descrivono la dinamica dei prezzi delle opzioni in un mondo “perfetto” senza tenere conto, per motivi di semplicità, di altri elementi molto importanti quali l’effetto dei dividendi e dei tassi di interesse.

Le opzioni in un certo senso sono alternative al detenere posizioni lunghe o corte sul relativo sottostante. Si consideri ad esempio un portafoglio costituito da una posizione lunga su call e da una posizione corta su put, con identico prezzo di esercizio e durata, sullo stesso sottostante. Tale posizione garantirà lo stesso payout che si può avere con ad una posizione lunga sul titolo sottostante. Ciò nonostante, seppure il profilo di profitti e perdite sia assolutamente analogo, la posizione in opzioni non comporta l’effettiva proprietà del sottostante prima dell’eventuale esercizio: non si ha quindi diritto ai dividendi che il titolo paga, né si è avuto l’esborso monetario che l’acquisto dello strumento sottostante avrebbe comportato. Il prezzo delle opzioni deve quindi considerare questi due fattori.

Consideriamo il caso dei dividendi. Possiamo semplicemente affermare che questi inducono una diminuzione del prezzo delle azioni il giorno dello stacco, e quindi hanno un effetto negativo sul valore del sottostante di un’opzione e, di conseguenza, un effetto negativo sul valore di una opzione call, e positivo su quello di una put.

Il concetto che il possesso delle opzioni è molto simile, ma non equivalente alla detenzione del sottostante ci aiuta a capire anche l’impatto sul prezzo delle opzioni del tasso di interesse. Il detentore di una call beneficia dei rialzi del sottostante (come se lo possedesse), ma ha rimandato nel tempo l’esborso necessario per l’acquisto del titolo. Il “prezzo” della possibilità di differire nel tempo l’esborso è il tasso di interesse monetario. Più alti saranno i tassi d’interesse, maggiore sarà la convenienza a rimandare le uscite (o a lasciare il denaro investito sul mercato monetario) e quindi più elevato dovrà essere il premio della call, cioè del diritto a rimandare l’uscita.

Nel caso della put avviene l’inverso: all’aumento dei tassi corrisponde il calo del valore della put. Il possessore del diritto a vendere – se non è uno speculatore puro – ha acquistato una sorta di “assicurazione” contro i ribassi del titolo che è già presente nel suo portafoglio. Più i tassi sono alti, maggiore è la convenienza a liquidare tutta la posizione per garantirsi una rendita priva di rischio sul mercato monetario, minore quindi sarà il premio che si è disposti a pagare per la put.

Differenza tra opzioni europee ed americane

Nel caso di opzioni “europee” è possibile esercitare il proprio diritto solo alla scadenza, mentre le opzioni “americane” danno al possessore la possibilità di esercizio in qualunque momento entro la data di scadenza.

Questa possibilità più ampia per le opzioni americane fa sì che il loro prezzo teorico sia superiore a quello delle analoghe opzioni europee (per opzioni con la stessa durata, lo stesso sottostante e lo stesso strike), e comunque mai inferiore.

Conclusioni

La seguente tabella ci aiuta a riassumere graficamente quanto spiegato.

Cosa sono le opzioni Call e Put?

Le opzioni call e put sono investimenti derivati (i loro movimenti di prezzo sono basati sui movimenti di prezzo di un altro prodotto finanziario, chiamato sottostante).

Viene acquistata un’opzione call quando il trader si aspetta che il prezzo del sottostante aumenti entro un certo periodo di tempo, mentre viene acquistata un’opzione put quando il trader si aspetta che il prezzo del sottostante scenda entro un certo periodo di tempo. Le opzioni call e put possono anche essere vendute o scritte, generando reddito, ma l’acquirente deve rinunciare ad alcuni diritti sull’opzione.

Indice dei Contenuti

L’opzione Call

Una chiamata è un contratto di opzioni che conferisce all’acquirente il diritto di acquistare l’attività sottostante al prezzo di esercizio in qualsiasi momento fino alla data di scadenza.

Il prezzo di esercizio è il prezzo al quale un acquirente di opzioni può acquistare l’attività sottostante. Ad esempio, un’opzione call di borsa con un prezzo di esercizio di 10 significa che l’acquirente dell’opzione può utilizzare la stessa per acquistare quel titolo a 10 euro prima che l’opzione scada.

Ad esempio, se il titolo è scambiato a 9 euro sul mercato azionario, non vale la pena che l’acquirente dell’opzione di chiamata eserciti la propria opzione per acquistare lo stock a 10 euro poiché potrebbe acquistarlo a un prezzo inferiore sul mercato azionario.

Un’opzione di chiamata rappresenta 100 azioni o un importo specifico dell’attività sottostante. I prezzi delle chiamate sono in genere quotati per azione. Pertanto, per calcolare quanto costa acquistare un’opzione call, prendere il prezzo dell’opzione e moltiplicarlo per 100.

L’opzione Put

Un’opzione put è un contratto di opzioni che conferisce all’acquirente il diritto di vendere l’attività sottostante al prezzo di esercizio in qualsiasi momento fino alla data di scadenza.

Il prezzo di esercizio è il prezzo al quale un acquirente di opzioni può vendere l’attività sottostante. Ad esempio, un’opzione di vendita di azioni con un prezzo di esercizio pari a 10 significa che l’acquirente di un’opzione put può utilizzarla per vendere quel titolo a 10 euro prima che l’opzione scada.

Ad esempio, se il titolo è scambiato a 11 euro sul mercato azionario, non vale la pena che l’acquirente eserciti la sua opzione di vendere il titolo a 10 euro poiché potrebbe venderlo a un prezzo più alto sul mercato azionario.

L’acquirente ha il diritto di vendere un titolo al prezzo di esercizio per un determinato periodo di tempo. Se il prezzo del sottostante scende al di sotto del prezzo di esercizio, esercitare l’opzione né varrà la pena. Il trader può vendere l’opzione per un profitto o esercitare l’opzione alla scadenza (vendere le azioni fisiche). Per questi diritti, l’acquirente paga un “premio”.

Un’opzione put rappresenta 100 azioni o un importo specifico dell’attività sottostante. I prezzi put sono in genere quotati per azione. Pertanto, per calcolare quanto costa acquistare un’opzione put, prendere il prezzo dell’opzione e moltiplicalo per 100.

Cosa sono le opzioni? Guida completa

19 Maggio 2020 – 15:00

19 Maggio 2020 – 15:06

Opzioni: cosa sono, come funzionano e quali sono i vantaggi legati alla sottoscrizione di questi celebri strumenti derivati.

Cosa sono le opzioni? Come funzionano?

Le opzioni sono un particolare tipo di strumento derivato che dà la possibilità di acquistare o vendere uno specifico bene sottostante, oggetto del contratto di opzione, ad un prezzo stabilito.

La possibilità (da cui “opzione”) di acquistare o vendere rappresenta quindi un diritto per il sottoscrivente e non un obbligo, fattore che restituisce grande versatilità alle opzioni.

I termini call, put, strike price, at the money e in the money sono tutti connessi all’operatività e il loro significato, come vedremo, è molto più intuitivo e immediato di quanto non possa sembrare.

Le opzioni sono strumenti derivati che si possono usare sia a fine speculativo che di copertura. In entrambi i casi la garanzia è quella di acquistare il bene ad un prezzo fisso, che non cambierà nel tempo.

La recente evoluzione dei mercati finanziari ha però messo in luce le opzioni soprattutto per la loro capacità di essere strumenti profittevoli, rendendo note sue particolari declinazioni come le opzioni binarie.

Ma vediamo ora nel dettaglio cosa sono le opzioni, così da capirne il funzionamento e comprendere i vantaggi che offrono.

Opzioni: cosa sono?

Le opzioni sono un particolare tipo di strumento derivato che, in cambio del pagamento di un premio, conferisce il diritto, e non l’obbligo, di acquistare o vendere un determinato sottostante. L’operazione si svolgerà ad un prezzo stabilito entro, e non oltre, una data prefissata.

Ecco quindi gli elementi che ci permettono di capire cosa sono le opzioni:

  • sottostante – Un qualsiasi titolo, indice, valuta, tasso d’interesse, materia prima o fondo di investimento che sia alla base dell’opzione;
  • premio – somma di denaro versata per sottoscrivere il contratto, non recuperabile;
  • diritto di acquisto o di vendita – in sede di sottoscrizione del contratto, si deciderà se vantare il diritto di acquisto o di vendita sul bene sottostante:
  • prezzo di esercizio (o strike price) – prezzo al quale avverrà lo scambio, definito alla sottoscrizione del contratto;
  • data stabilita – data entro e non oltre la quale il sottoscrivente potrà esercitare il diritto.

Le opzioni sono un tipo di strumento derivato proprio perché il loro valore deriva da quello del bene sottostante.
Le opzioni hanno forma ma sono prive di contenuto. L’oggetto alla base del contratto è un altro bene e l’opzione permette una valutazione di quel bene attraverso parametri differenti.

Opzioni: a cosa servono?

Le opzioni possono essere utilizzate a fini di copertura o speculativi.

Il mio fine sarà un fine di copertura se voglio assicurarmi il diritto di acquisto (o di vendita) di un bene e lo faccio perché temo che il prezzo possa variare con il tempo, portandomi a pagare una cifra più alta di quella che avrei assicurata sottoscrivendo l’opzione.

  • Opzioni: esempio n. 1

Un’azienda che ha in programma di comprare grandi quantità di grano ma teme un rincaro del prezzo, sottoscriverà un’opzione che le darà il diritto di acquistare grano, entro una data futura, ad un prezzo stabilito.

Il mio fine sarà un fine speculativo se il mio interesse è quello di realizzare un profitto sulla base di aspettative di rialzo o di ribasso del prezzo del sottostante.

  • Opzioni: esempio n. 2

Un investitore prevede un rialzo delle azioni X al di sopra dei €10, con la quotazione odierna ferma a €5. Sottoscriverà quindi un’opzione che gli darà il diritto di acquisto di un determinato numero di azioni X a, ad esempio, €6.

Se le aspettative si realizzeranno e il prezzo salirà a €10, l’investitore si ritroverà, entro la data stabilita, a poter acquistare le azioni X ad un prezzo decisamente inferiore al loro valore di mercato, avendo realizzato un profitto potenziale superiore al 60%.

Opzioni: come funzionano?

Esistono due diverse tipologie di opzioni:

  • opzioni call: danno il diritto di acquisto del bene sottostante, sono assimilabili ad una posizione long e prevedono un’aspettativa di rialzo del prezzo;
  • opzioni put: danno il diritto di vendita del bene sottostante, sono assimilabili ad una posizione short e prevedono un’aspettativa di ribasso del prezzo.

L’acquirente di una opzione è tenuto a pagare un premio, libero poi di esercitare il diritto di acquisto o di vendita.

Al di là delle opzioni call e put, esistono due grandi famiglie di opzioni:

  • opzioni americane: se il diritto di acquisto o vendita può essere esercitato entro la data di scadenza;
  • opzioni europee: se il diritto di acquisto o vendita può essere esercitato esattamente alla data di scadenza.

Oltre a queste esistono poi numerose varianti di opzioni, chiamate opzioni esotiche, che ne complicano l’utilizzo rendendole adatte a situazioni particolari e per investitori molto esigenti.

Opzioni: payoff e struttura

Vediamo ora il payoff delle opzioni call e put, ovvero un esempio grafico che descrive il profitto ottenibile in entrambi i casi, cominciando dall’opzione call:

Sull’asse verticale è presente il profitto che, come osservabile, cresce all’aumentare del prezzo del sottostante, sull’asse orizzontale.

Lo strike price, fisso ed evidenziato nella figura, rappresenta il punto di riferimento per il calcolo del nostro profitto.

Data una partenza in perdita, a causa del pagamento del premio, i profitti saranno tanto più grandi quanto maggiore sarà il prezzo del sottostante rispetto allo strike price.

L’opzione call permette di acquistare il sottostante ad un prezzo dato, quindi il profitto crescerà al crescere del guadagno sul prezzo di acquisto.

Allo stesso modo, vediamo il payoff per una opzione put:

Il guadagno per chi acquista una put è, al contrario delle call, limitato.

Al netto del premio pagato, infatti, il profitto sarà tanto più grande quanto minore sarà il prezzo del sottostante rispetto allo strike price, avendo la put ad oggetto la vendita dello stesso.

Le prospettive di ribasso del prezzo sono limitate dall’azzeramento del prezzo, che quindi crea un payoff limitato superiormente.

Dal rapporto tra strike price e prezzo corrente del sottostante derivano le seguenti espressioni legate alle opzioni, che possono essere:

  • at the money, se strike price e valore del sottostante sono pari;
  • in the money, se lo strike price è minore/maggiore del valore del sottostante in caso di put/call;
  • out of the money, se lo strike price è minore maggiore del valore del sottostante in caso di call/put.

In pratica si tratta di definire la bontà di un’opzione in un determinato momento nel quale, se genera profitto, sarà in the money, viceversa sarà out of the money, il tutto sulla base della sua struttura di payoff.

Opzioni: vantaggi e costi

Il principale vantaggio offerto dalle opzioni è la versatilità.

Non parlando di un obbligo, ma di una possibilità, l’opzione consente al sottoscrivente di lasciar decorrere la data di scadenza senza esercitare il proprio diritto, laddove questo avrebbe potuto causargli una perdita.

Inoltre, un secondo importante vantaggio, è dato dalle prospettive di guadagno, le quali, se le aspettative si vedranno realizzate, potranno essere ben maggiori dei costi sostenuti.

Indipendentemente dall’esito delle proprie aspettative, le opzioni hanno infatti un costo che l’acquirente deve sostenere: il premio.

Il premio di un’opzione rappresenta un costo certo, e non potenziale, che il sottoscrivente dovrà sostenere in ogni caso, a fronte di un guadagno che nasce come possibile, mai certo.

Valore di un’opzione e il rischio di vendere un’opzione

Le opzioni hanno un loro valore, misurabile, che le rende negoziabili all’interno dei mercati finanziari.

Il valore di un’opzione è funzione dei seguenti fattori:

  • il prezzo di mercato del sottostante;
  • il prezzo di esercizio;
  • il tempo residuo alla data di scadenza;
  • la volatilità del prezzo del sottostante;
  • il tasso di rendimento a breve termine privo di rischio;
  • i dividendi (eventualmente) previsti dal sottostante.

Il risultato congiunto di tutti questi fattori determina il valore di un’opzione che, in quanto strumento finanziario con vita autonoma, potrà essere non solo comprata ma anche venduta.

Un’opzione, call o put, può essere venduta e questo stravolge le regole analizzate finora.

Il venditore di un’opzione avrà l’obbligo, non più il diritto, di vendere o comprare il sottostante. Inoltre il ruolo del venditore è molto più rischioso in quanto, a fronte di un guadagno certo corrispondente all’ammontare del premio, corre il rischio di maturare perdite ben maggiori.

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