Colpo di scena negli USA – tutte le notizie dai mercati Forex

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Colpo di scena negli USA – tutte le notizie dai mercati Forex

Da una nazione che ha dato i natali a Hollywood non ci si poteva aspettare altro che l’ennesimo intenso colpo di scena! Dopo la performance, tutto sommato un po’ insipida, del precedente governatore della FED Ben Bernanke in quel freddo 17 Dicembre quando a sorpresa ha messo il freno a mano al tapering sconvolgendo gli analisti, ieri è stata la volta di Janet Yellen. Da promotrice del quantitative easing prima e traghettatrice obbligata della FED nelle lande del tapering, ieri si è sbizzarrita in una performance del tutto inaspettata, shockando tutti con un annuncio insolito per un governatore della banca centrale americana: “alzerò i tassi a 6 mesi dalla fine del quantitative easing”.

Ma che cosa ha detto la Yellen nella sua prima conferenza stampa ufficiale? Niente di nuovo: come avevamo anticipato ieri l’outlook della FED rimane positivo nel medio termine con la conferma della Yellen che nonostante i dati macro siano usciti leggermente contrastati nelle ultime settimane, l’obiettivo della guidance per l’ottenimento di massima occupazione e stabilità dei prezzi non cambia.

Le borse di mezzo mondo hanno risentito in modo piuttosto deciso delle dichiarazioni della Yellen con il Dow che ha ceduto lo 0.70% e il Nasdaq lo 0.64%. Tokyo ha performato anche peggio chiudendo la sessione a -1.65%. Le borse dell’altra metà del mondo, il vecchio continente, aprono questa mattina in flessione di quasi mezzo punto percentuale con il Dax che cede lo 0.40% e il FTSE lo 0.38%.

In USA da seguire con attenzione oggi alle 16:00 gli Existing home sales attesi in lieve peggioramento a 4.6m contro la rilevazione precedente a 4.62m e il Philly FED Manifacturing index in sensibile miglioramento a 3.8 contro il tonfo a -6.3 della rilevazione precedente.

Un tonfo secco sotto 1.39 con accelerazione sotto la resistenza, ulteriore accelerazione sotto il supporto variabile del canale ascendente e infine rottura di 1.3850 con brusca frenata in zona 1.3815 dove EURUSD si è attestato nelle prime ore della giornata. È un movimento totalmente giustificato dalla dichiarazione senza precedenti della Yellen che ha messo una data di scadenza in maniera del tutto inaspettata (e inusuale per un banchiere centrale). Dal punto di vista tecnico la rottura di 1.3850 significa l’instaurazione di un trend ribassista (grafico) con prossimo supporto in area 1.38.

Se è il dollaro USA a farla da padrone, tutti i cross con USD in seconda gamba si sono comportati in maniera analoga. Così il cable prosegue nel suo trend ribassista come anticipato ieri toccando il nostro livello tecnico in maniera impeccabile. Dal punto di vista tecnico continua ad essere valida la trendline ribassista identificata la scorsa settimana, e i movimenti possono essere inquadrati all’interno di un canale ribassista (grafico) che molto probabilmente accompagnerà GBPUSD verso il recupero del dollaro. Prossimo supporto a 1.65, resistenza a 1.66.

Nulla da aggiungere anche per il dollaro australiano, succube del forte movimento della valuta statunitense che ha trascinato l’aussie in zona 0.90 dove ha incontrato un forte supporto e ha ritracciato la discesa fino in zona 0.9025 dove scambia in queste ore. Ancora una volta dal punto di vista tecnico tengono perfettamente i livelli che abbiamo indicato (grafico). Da prestare particolare attenzione ai dati americani nel pomeriggio che forniranno una guida ad AUDUSD, atteso poco mosso ed interlocutorio fino alle 16:00.

Borsa Americana – Mercati Usa

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Borsa americana

Quando si parla di Borsa americana o Borsa degli Stati Uniti il pensiero va subito a Wall Street. Complice la centralità del dollaro nel sistema monetario internazionale, la Borsa Usa oggi è il più importante mercato al mondo.

Il primato della Borsa di Wall Street rispetto alle altre borse europee e alla Borsa del Giappone si è consolidato a partire dalla seconda guerra mondiale. Allo stato attuale dei fatti non ci sono dubbi sul fatto che la Borsa di Wall Street resterà la più importante anche in un mondo sempre meno unipolare e sempre più multipolare.

Il fatto che spesso Borsa Usa, ovvero Borsa di New York o New York Stock Exchange (NYSE) e Wall Street siano ritenuti sinonimi è in parte una forzatura. La Borsa Usa, infatti, è in realtà la Borsa di New York (la New York Stock Exchange o NYSE).

Poiché questa borsa si trova fisicamente nell’area di Wall Street e a Wall Street ci sono le sedi di tantissimi colossi, si è finito con l’indicare con il termine Wall Street la Borsa americana nel suo insieme, incluso quindi l’indice tecnologico Nasdaq che non ha neppure una sede fisica intesa in senso tradizionale.

Nella versione originaria, invece, il New York Stock Exchange, NYSE, e il Nasdaq sono due mercati separati. “Big Board” ossia la Borsa di New York ha visto il suo volume di azioni venire superato da quello del Nasdaq a seguito del boom della tecnologia che c’è stato negli anni Novanta.

Nonostante il successo del Nasdaq, la capitalizzazione totale delle aziende quotate sul NYSE resta decisamente superiore rispetto a quella del listino dei tecnologici. Attualmente la capitalizzazione totale del New York Stock Exchange è di 21 000 miliardi di dollari circa.

Il simbolo della Borsa Usa è il toro di Wall Street, una scultura di bronzo che è collocata presso Bowling Green Park, nel quartiere della borsa di New York (la New York Stock Exchange) a Wall Street.

Indici Borsa Americana

Gli indici azionari americani sono essenzialmente tre: Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq. I primi due fanno riferimento al New York Stock Exchange (NYSE), il terzo, invece, rappresenta un mercato a sé. Alla luce del discorso che abbiamo fatto nel precedente paragrafo, quando parliamo della Borsa di Wall Street ci riferiamo a tutti e tre gli indici.

Borsa Americana: Dow Jones

Quando si parla di Borsa americana o Borsa Usa il pensiero va subito al Dow Jones Industrial Average, il più famoso tra gli indici della Borsa di Wall Street. Questo paniere include i primi 30 titoli per capitalizzazione del NYSE (New York Stock Exchange. In pratica possiamo dire che se si decide in investire in azioni Usa, il Dow Jones è uno sbocco quasi inevitabile.

Includendo solo il top, ossia le blue chips, il Dow Jones non è un indice settoriale. Tra le azioni quotate sul Dow Jones, infatti, ci sono quelle riferite a società industriali ma anche di società che rientrano nella new economy. Sul Dow Jones, quindi, si trovano nello stesso tempo titoli come General Electric e titoli come Exxon e Microsoft.

Borsa Americana: S&P 500

Il secondo indice più seguito sulla Borsa Americana è l’S&P 500. Questo paniere è molto spesso indicato come una sorta di versione allargata del primo.

I requisiti che le società devono possedere per fare parte dell’S&P 500, infatti, sono meno stringenti rispetto a quelli del Dow Jones. L’indice Standard and Poor’s 500 è così detto perché include le 500 società a maggiore capitalizzazione del Nyse e del Nasdaq.

I requisiti per far parte dell’S&P 500 sono i seguenti:

  • la società deve essere americana e deve vantare una capitalizzazione pari ad almeno 4 miliardi
  • il titolo deve avere una forte liquidità e vantare un flottante di almeno il 50%
  • la società sottostante deve aver chiuso in positivo gli ultimi 4 trimestri

Alla luce di tali requisiti, si comprende perché tra i vari indici della Borsa Americana, l’S&P 500 sia quello che è caratterizzato da una maggiore rotazione.

Borsa americana: Nasdaq

Tra i vari indici della Borsa americana, il più affascinante è il Nasdaq ossia il paniere che ingloba i titoli del settore tecnologico. Nasdaq sta per National Association of Securities Dealers Automated Quotation ossia Quotazione automatizzata dell’Associazione nazionale degli operatori in titoli.

Come lascia intendere la stessa denominazione, quindi, il Nasdaq è un mercato elettronico che non esiste in termini fisici tradizionali. La composizione del paniere dei titoli del settore tecnologico ha subito profonde trasformazioni nel corso del tempo.

Lo sviluppo inesorabile del comparto tech, con relativa appendice social e blogging, ha portato infatti il Nasdaq ad allargarsi sempre di più fino a raggiungere la composizione attuale.

Alla luce dello sviluppo delle tecnologie è molto probabile che i titoli del Nasdaq siano destinati ad aumentare sempre di più. È importante ricordare che anche se si è soliti pensare al Nasdaq come il paniere dei colossi Facebook, Google, Netflix, Apple, Microsoft, in realtà su questo indice della Borsa americana sono presenti tantissimi titoli poco noti ai più soprattutto in Italia.

L’andamento della quotazione del Nasdaq si è sempre caratterizzato come molto volatile. Attorno al 2000, infatti, l’indice dei tecnologici, dopo un rally che sembrava essere inarrestabile, subì un crollo che fece parlare di bolla tech. Nel giro di pochi mesi il Nasdaq passò dai 4500 punti di marzo 2000 a 900 punti. Oggi la quotazione del Nasdaq è risalita fino a 5000 punti.

L’andamento complessivo del Nasdaq è dato dalla sommatoria tra l’andamento del Nasdaq Composite Index e quello del Nasdaq 100. Quest’ultimo è una sorta di sottoindice che include le 100 imprese non-finanziarie più grandi che sono oggetto di quotazione sul Nasdaq.

Guerra commerciale: sorpresa in arrivo dagli USA?

5 Novembre 2020 – 10:05

5 Novembre 2020 – 11:31

Guerra commerciale: colpo di scena in arrivo? Le ultime notizie

Novità in arrivo sul fronte guerra commerciale? Anche i mercati sembrano convinti.

L’ottimismo degli ultimi giorni è stato rafforzato da alcuni report pubblicati qualche ora fa dal Financial Times e dal Wall Street Journal.

Entrambe le testate hanno parlato di un accordo in dirittura d’arrivo (l’ormai nota firma della Fase 1), ma non solo. Secondo le ultime indiscrezioni gli Stati Uniti elimineranno i dazi esistenti su $112 miliardi di beni provenienti dalla Cina in quello che potrebbe essere considerato un grande passo in avanti nella guerra commerciale tra le due potenze.

Guerra commerciale: cosa sta per accadere?

Qualche settimana fa, le indiscrezioni di stampa hanno data per certa la firma dell’accordo in occasione del summit APEC previsto per il 15 e 16 novembre in Cile. Il Paese ha però cancellato il suddetto vertice giustificando la sua decisione con la necessità di garantire la sicurezza (visto il caos esploso nel Paese).

Tutto ciò ha gettato nuove ombre sulla guerra commerciale USA-Cina e sulle reali probabilità di trovare un’intesa.

Le cose sono migliorate all’inizio di questa settimana, quando il Segretario al Commercio, Wilbur Ross, ha lasciato intravedere nuovi spiragli di luce.

Poi, qualche ora dopo le dichiarazioni del funzionario, sono arrivati i report citati, secondo cui per garantire la firma dell’attesa fase 1 gli Stati Uniti si impegneranno a eliminare i dazi su 112 miliardi di dollari di beni provenienti dalla Cina.

L’obiettivo? Ottenere altrettante concessioni dalla controparte (soprattutto per quel che riguarda la protezione della proprietà intellettuale per le aziende USA). Le mosse potrebbero spianare la strada alla risoluzione di una guerra commerciale che ha ripetutamente gravato sui mercati e sull’economia.

Ancora secondo indiscrezioni, la prossima occasione utile per la firma dell’accordo potrebbe essere il vertice BRICS in programma per il 13 e il 14 novembre a Brasilia. Per il momento però nessuna delle voci di corridoio citate è stata confermata o smentita.

Di conseguenza la guerra commerciale tra gli USA e la Cina continuerà a tenere con il fiato sospeso, almeno finché le due potenze non ufficializzeranno qualcosa di più concreto.

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