Crisi e la volta degli elettrodomestici

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Crisi: e la volta degli elettrodomestici

Di Giovanni Giorgetti

Il parallelismo che vorrei evidenziare deve mettere la comunità internazionale contemporanea nella condizione di prepararsi agli eventi negativi che inevitabilmente arrivano periodicamente. Il mondo, così interconnesso, provoca infatti situazioni di possibili crisi e pandemie globali. Più velocemente che in passato. E questo lo è stato tanto nei primi anni del ‘900 e ancor più oggi, nell’era del digitale e delle diffuse relazioni interpersonali.

1920-2020: Spagnola e Covid-19. Ecco il parallelismo.

Due pandemie globali che se nei primi anni del 900 ci portò ad anni di grande sviluppo e alla cosiddetta Età del Jazz; quella attuale è destinata a produrre scenari non prevedibili. Di sicuro è che tutto il globo, per superare Covid-19, sarà coperto da montagne di nuovo denaro in un’economia già caratterizzata da tassi ai minimi. Bolle finanziarie speculative sono quindi alle porte. Ricordiamoci che appena 9 anni dalla fine della Spagnola entrammo nella grande Depressione del ’29! A buon intenditore…

Partiamo dalla pandemia di inizi ‘900.

Gli elementi che trasformarono l’influenza spagnola, tra il 1918 e il 1920, in una catastrofe pandemica, che portò al contagio di cinquecento milioni di persone, furono certamente straordinari: la concomitanza con la fine della Prima guerra mondiale durante la quale milioni di persone vissero ammassate in trincee anguste in condizioni igieniche precarie e il successivo movimento di massa che vide le truppe tornare a casa dopo la fine del conflitto.

Attualmente la situazione è differente. Se qualcosa ci sta insegnando questa vicenda di Covid-19 è quanto il mondo di oggi sia interconnesso e piccolo, quanto la relazione con gli altri, dentro e fuori dai nostri confini, implichi fragilità e inevitabile dipendenza.

E’ proprio l’interdipendenza diffusa che ci rende fragili in casi di emergenza come quello che stiamo vivendo ora, ma allo stesso tempo, in condizioni normali, costituiscono l’infrastruttura immateriale necessaria ai rapidi processi di sviluppo sociale ed economico.

Siamo tutti quindi connessi. E questa è la nostra forza, come comunità globale, sociale, economica e anche politica. Un livello di interdipendenza ormai elevatissimo. Così elevato che basta un niente perché certe prospettive si invertano, letteralmente, nel giro di pochi giorni.

Gli immigrati di ieri sono diventati oggi (paradossalmente) i popoli occidentali contaminati!

Questo livello di connessione ha anche altre conseguenze; tra queste, il fatto che sempre più il nostro comportamento è plasmato da ciò che fanno gli altri.

Siamo condizionati dai comportamenti altrui. Nelle scelte di vita quotidiana e anche in quelle economiche e sociali. Tendiamo ad imparare dai comportamenti degli altri, il più delle volte sotto influenze di cui neanche ci rendiamo conto.
Tutto questo potrebbe anche diventare un importante canale di regolazione delle scelte collettive affinché si producano risultati socialmente auspicabili.

Ecco perché sembrerebbe così difficile rispettare la cosiddetta distanza sociale in periodo di Covid-19. Vedere tante persone in giro a fare esattamente quello che si faceva prima dell’esplosione dell’epidemia può portare a una sottovalutazione del rischio di contagio e quindi ad un aumento delle occasioni di contagio. Del resto, in condizioni normali, tendiamo a preferire un ristorante affollato ad uno vuoto. I due effetti, biologico e psicologico, si inseguono e rafforzano a vicenda.

Ecco quindi la necessaria esigenza della leva della responsabilità individuale. Siamo di fronte a circostanze nelle quali ogni individuo, non solo è responsabile delle proprie azioni e delle conseguenze delle stesse, ma anche, in qualche misura, delle azioni degli altri e delle loro conseguenze.

Essere più responsabili, in questo frangente, può voler dire stare in casa, evitare i contatti, ridurre il rischio di esposizione, ma certamente non può consegnarci all’inazione. Significa sentirsi vicini, anche a distanza, uniti anche nella separazione, solidali anche nella diversità di condizioni.

Dopo appena 9 anni dalla Pandemia della Spagnola ecco arrivare la grande Depressione del 1929.

Alla fine degli anni Venti il mondo sembrava avviato a superare i traumi della Grande Guerra, anche perché i rapporti fra le potenze mondiali attraversavano una fase di distensione.
Ma in questo quadro di apparente stabilità politica e sociale, nel 1929 si abbatté, prima negli Stati Uniti e poi nel mondo intero, una crisi economica tanto imprevista quanto catastrofica destinata a cambiare le sorti del Novecento.

La crisi del 1929 inaugurò il periodo della cosiddetta Grande Depressione e innescò una serie di eventi che portarono alla Seconda Guerra Mondiale.

La crisi del 1929 mise in ginocchio l’economia mondiale per la prima volta nella storia del capitalismo e la storia dell’intero pianeta risulta dunque incomprensibile se non si comprende a pieno l’enorme impatto che la crisi economica ha avuto da lì in poi.
Il periodo iniziale degli anni Venti rappresentava la realizzazione del famoso sogno americano: gli Stati Uniti vivevano un momento di grande prosperità: l’Eta del Jazz.

Quando ormai la Prima Guerra Mondiale era terminata, il dollaro americano era la nuova moneta forte dell’economia mondiale.

Durante gli anni Venti si diffuse il grande fenomeno industriale della produzione in serie che favorì notevolmente un aumento della produttività e del reddito nazionale. Questa nuova espansione industriale portò anche notevoli mutamenti nell’organizzazione della vita quotidiana.

Nasceva la società dei consumi fondata sul debito e sulle rate. A metà degli anni Venti, infatti, tra le strade di New York e Chicago circolavano le famose Ford, una ogni cinque abitanti (in Europa, invece, solo una su ottanta) e l’uso degli elettrodomestici come radio, frigoriferi e aspira polveri si era largamente diffuso nelle famiglie grazie anche alla facilitazione finanziaria della rateizzazione.

La borghesia americana nutriva una profonda fiducia nell’euforia speculativa che regnava a Wall Street. Il diffuso clima di incontenibile euforia speculativa, che aveva teatro a Wall Street sede della Borsa di New York, poggiava su fondamenta assai fragili. Ecco perché la crisi che presto sarebbe seguita fu il più grande terremoto mondiale che i maggiori storici dell’economia abbiano mai registrato sulla scala Richter. Il 24 ottobre del 1929 si registrò la precipitazione del valore dei titoli; il 29 ottobre (29.10.1929) ci fu il crollo definitivo della Borsa di Wall Street.
La crisi economica fu uno degli eventi più disastrosi di quel periodo, secondo solo alla Grande Guerra.

Crisi del 1929: storia e caratteristiche della Grande Depressione

Cause e conseguenze della crisi del 1929, la crisi economica che coinvolse tutto il mondo, e che inaugurò la Grande Depressione negli Stati Uniti

Devi conoscere

Cosa imparerai

  • Il contesto storico della crisi del 1929
  • Cause e conseguenze della crisi economica
  • Che cos’è il New Deal

Indice

Infobox

1 Introduzione alla crisi del 1929

Alla fine degli anni Venti il mondo sembrava avviato a superare i traumi della Grande Guerra, anche perché i rapporti fra le potenze mondiali attraversavano una fase di distensione e anche “il problema tedesco” sembrava avviato a una soluzione equilibrata soprattutto in seguito al Patto di Locarno del 1925.

Ma in questo quadro di apparente stabilità politica e sociale, nel 1929 si abbatté, prima negli Stati Uniti e poi nel mondo intero, una crisi economica tanto imprevista quanto catastrofica destinata a cambiare le sorti del Novecento.

Quella che avrebbe preso il nome di Grande Depressione, fece sentire i suoi effetti sia sulla politica che sulla cultura del tempo influenzando così lo sviluppo storico delle società occidentali. Sconvolse i vecchi assetti, accelerò le trasformazioni già in atto e mise in moto una catena di eventi che avrebbero presto portato a un nuovo conflitto mondiale.

Come ha scritto lo storico Eric Hobsbawm ne Il secolo breve, la storia dell’economia mondiale a partire dalla Rivoluzione industriale era stata una storia di progresso storico accelerato, di continua crescita economica e, sebbene nel corso degli anni si fossero presentate delle curve cicliche e fisiologiche, nel 1929 per la prima volta nella storia del capitalismo questa fluttuazione negativa mise in ginocchio l’intero sistema economico mondiale.

Per avere una stima reale delle sue conseguenze, basti pensare che senza il crollo dell’economia del 1929 non ci sarebbe sicuramente stato nessun Hitler e quasi certamente non ci sarebbe stato nessun Roosevelt.

È altresì molto improbabile che il sistema sovietico sarebbe stato considerato come una seria alternativa economica al capitalismo mondiale. La storia dell’intero pianeta risulta dunque incomprensibile se non si comprende a pieno l’enorme impatto che la crisi economica ha avuto da lì in poi.

2 La crisi del 1929 nell’Età del Jazz e la società dei consumi

Agli inizi degli anni Venti, quando ormai la Prima Guerra Mondiale era terminata, il dollaro americano era la nuova moneta forte dell’economia mondiale e per gli statunitensi cominciò un periodo di grande prosperità che prese il nome di Età del Jazz (1918-1929), magistralmente raccontata nei principali romanzi di Francis Scott Fitzgerald, lo scrittore americano che in quegli anni scriveva dell’USA gaia, ricca e spensierata dal primo dopoguerra, vittoriosa, quando il sogno americano pareva realizzato. Tra i suoi più celebri romanzi di quel periodo ci sono Di qua dal paradiso, Belli e dannati e Il grande Gatsby.

Da quel momento in poi proprio dagli Stati Uniti si cominciò a diffondere in tutto il mondo il fenomeno industriale della produzione in serie, il che favorì notevolmente un aumento della produttività e del reddito nazionale. Questa nuova espansione industriale portò anche notevoli mutamenti nell’organizzazione della vita quotidiana.

A metà degli anni Venti, infatti, tra le strade di New York e Chicago circolavano numerose automobili della Ford, una ogni cinque abitanti (in Europa, invece, solo una su ottantatré) e l’uso degli elettrodomestici come radio, frigoriferi e aspirapolveri si era largamente diffuso nelle famiglie grazie anche alla facilitazione finanziaria della rateizzazione. Nasceva la società dei consumi.

3 Crisi del ’29: prima la crisi dei valori, poi quella economica

Dal punto di vista politico c’era l’egemonia del Partito Repubblicano, che vedeva nei due presidenti che si succedettero in quegli anni (Warren G. Harding, 1921-1923, e Calvin Coolidge, 1923-1929) i massimi esponenti di una politica economica che promuoveva l’accumulo della ricchezza privata a scapito di opere in favore delle classi più povere.

Così, mentre gli operai di alcune industrie erano favoriti sul piano retributivo e assistenziale, assai misere restavano le condizioni di vita e di lavoro degli operai comuni, afroamericani e immigrati.

A tutto ciò si aggiunse una diffusa ondata di conservatorismo ideologico che investì le minoranze nazionali e razziali, con leggi limitative all’immigrazione per impedire la contaminazione della popolazione yankee (gli americani del nord-est i cui avi arrivarono prima del 1776) e la diffusione di ideologie sovversive europee, come il bolscevismo.

Il punto limite di questa reazione fu il caso del processo ai due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti , accusati di omicidio con una montatura giudiziaria e condannati a morte nel 1927 nonostante le numerose prove della loro innocenza.

Contemporaneamente ci fu un’ondata discriminatoria nei confronti della popolazione di colore, con la setta del Ku Klux Klan espressione del razzismo più isterico. Inoltre, alcune strade delle principali città americane vedevano quasi ogni giorno pericolosi regolamenti di conti tra bande rivali di gangster (Al Capone, Meyer Lansky e John Dillinger). Erano del resto anche gli anni del proibizionismo combattuto con la crescita di bar clandestini (chiamati speak-easy) che servivano alcool di contrabbando a volontà a chi possedeva molto denaro.

4 La crisi del 1929: storia e caratteristiche

Tuttavia, questa realtà sociale così articolata e contraddittoria, non intaccava l’ottimismo della borghesia americana e la sua fiducia nella moltiplicazione delle ricchezze. Ma il diffuso clima di incontenibile euforia speculativa, che aveva teatro a Wall Street sede della Borsa di New York, poggiava su fondamenta assai fragili. Ecco perché la crisi che presto sarebbe seguita fu il più grande terremoto mondiale che i maggiori storici dell’economia abbiano mai registrato sulla scala Richter.

La grande domanda di beni di consumo aveva fatto sì che l’industria producesse quantità sproporzionate alla possibilità di assorbimento del mercato interno. Si registrò così, in maniera costante dal 1920 in poi, un graduale crollo dei prezzi e successivamente anche della produzione industriale. Inoltre, la più grande economia mondiale, quella statunitense, forniva al resto del mondo molti prodotti e poche materie prime.

Così facendo, aveva riportato la propria economia indietro di almeno vent’anni, rendendola isolata (ma non per questo immune) dalle minacce di crisi economiche proveniente dal resto del mondo, soprattutto dall’Europa in ricostruzione (ad esempio la Germania), attraverso la costruzione di barriere doganali, pur sapendo che questo significava lo smantellamento del sistema mondiale del commercio su cui si basava si fondava la loro prosperità.

Di conseguenza, già nelle prime settimane di settembre del 1929 i titoli di Wall Street raggiunsero i livelli più elevati. Nonostante il diffuso clima di allerta, a cui seguirono alcune settimane di profonda incertezza economica, il 22 ottobre, il presidente della National City Bank dichiarò: “Non mi risulta ci sia nulla di fondamentalmente negativo nel mercato azionario, nelle imprese e nella struttura creditizia ad esso relativa“.

Il giorno successivo crollarono i prezzi fino a giovedì 24 ottobre, il “giovedì nero”, quando cominciò la corsa alle vendite che causò la definitiva precipitazione di valore dei titoli. Il 29 ottobre, invece, in quello che viene ricordato come il “martedì nero” ci fu il crollo definitivo della Borsa di Wall Street.

Seguirono drammatici suicidi di speculatori e agenti di borsa. Il crollo del mercato, oltre a colpire dapprincipio i ceti ricchi, ebbe conseguenze disastrose soprattutto per i ceti meno abbienti e poi si diffuse in tutto il paese e su tutto il sistema economico mondiale, che ormai dipendeva da quello statunitense. La disoccupazione di massa ebbe un impatto enorme e traumatico sulla politica dei paesi industrializzati.

L’immagine più consueta all’epoca era quella delle mense dei poveri, delle marce per il pane dei disoccupati. Una ferita profonda che lacerò l’intero corpo politico del tempo. La più endemica, insidiosa e corrosiva malattia di quel tempo, seconda solo alla Prima Guerra Mondiale.

La disoccupazione crebbe vistosamente e toccò cifre drammaticamente alte: gli Stati Uniti le persone senza lavoro erano 14 milioni, in Europa 15 milioni, causati anche dalla crisi del sistema bancario inglese, austriaco e tedesco. Emerse in tal senso una sostanziale impreparazione politica ad un cataclisma di quella portata. L’assenza di ogni soluzione a questo radicale tracollo mise in drammatico imbarazzo i responsabili della politica economica liberale.

Per intravedere qualche miglioramento ci vollero altri quattro lunghissimi anni e l’avvento del presidente Franklin Delano Roosevelt che, soprattutto dopo il 1933, avviò il rilancio produttivo e industriale attraverso il celebre New Deal . Ma all’orizzonte si addensavano le nuvole nere di un’insanabile crisi politica che, nel giro di sei anni, avrebbe trascinato di nuovo il mondo intero nell’abisso di una Seconda Guerra Mondiale.

La prova del nostro progresso non è quella di accrescere la ricchezza di chi ha tanto, ma di dare abbastanza a chi ha troppo poco

Franklin Delano Roosevelt

5 Guarda il video sulla Crisi del 1929

Concetti chiave

Introduzione alla crisi del 1929

  1. L’inizio degli anni Venti promette al mondo intero pace e prosperità, soprattutto in seguito al Patto di Locarno in cui anche la Germania viene ammessa nella Società delle Nazioni.
  2. Le normali curve dell’economia erano sempre state presenti, ma dal 1929 diventano pericolose e minacciano l’intero sistema economico mondiale.
  3. Il crollo dell’economia del 1929 avrà delle enormi conseguenze influenzando direttamente il corso degli eventi del Novecento.
  • La crisi del 1929 nell’Età del Jazz e la società dei consumi

    1. All’inizio degli anni Venti gli Stati Uniti rappresentano la forza dell’intera economia mondiale.
    2. La moneta più forte è il dollaro americano e nelle principali città statunitensi circolano numerose automobili e le case sono piene di elettrodomestici.
    3. Dal 1918 al 1929 gli Stati Uniti vivranno la cosiddetta Età del Jazz, un periodo di pace, spensieratezza e prosperità economica.
  • Crisi del 1929: prima la crisi dei valori, poi quella economica

    1. Il Partito Repubblicano americano spinge e promuove la corsa all’arricchimento privato e all’accumulo di capitali.
    2. Mentre crescono i capitali cresce pure il conservatorismo culturale e politico e così due italo-americani, Sacco e Vanzetti, vengono accusati, arrestati e condannati a morte con un processo ingiusto.
    3. Torna anche la minaccia xenofoba del Ku Klux Klan, espressione americana del razzismo più isterico e violento.
  • La crisi del 1929: storia e caratteristiche

    1. Il 29 ottobre 1929, dopo alcuni segnali di incertezza, la Borsa di Wall Street e l’intero sistema mondiale economico, crollano dando inizio a una crisi che durerà quattro anni.
    2. La crisi parte dagli Stati Uniti e si diffonde in tutto il mondo, causando effetti negativi sia sulla vita economica, sia su quella privata dei cittadini. Disoccupazione e all’orizzonte il profilarsi di un secondo conflitto mondiale
    3. Solo nel 1933 arriveranno i primi segnali di ripresa, soprattutto grazie al New Deal ideato dal presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt.
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    Riparazione e assistenza elettrodomestici

    Cambiano tempi e sensibilità ambientale: oggi gli elettrodomestici si riparano

    Un tempo tutto veniva riparato, in particolare gli elettrodomestici che con qualche piccola attenzione riuscivano ad avere lunga vita. Con l’avvento della globalizzazione le mode sono cambiate, tutti hanno pensato di cambiare gli elettrodomestici con modelli di ultima generazione appena quelli già presenti in casa mostravano qualche cedimento nel funzionamento. Naturalmente questo comportamento volto al consumismo, favorito anche dal facile accesso al micro-credito, a un certo punto è stato insostenibile. In tale fase, caratterizzata anche da una certa sensibilità ambientale e in forza anche dei cambiamenti climatici che ormai ognuno avverte, torna in auge la riparazione degli elettrodomestici. Di conseguenza coloro che avevano dovuto affrontare una forte crisi, cioè gli artigiani esperti nella sostituzione di pezzi nei prodotti di elettronica, sono molto ricercati. Riparare un elettrodomestico spesso richiede la semplice sostituzione di pezzi dal prezzo contenuto, inoltre trattandosi di prodotti che comunque rispondono alle nuove normative, l’intervento è molto conveniente.

    Riparare gli elettrodomestici vuol dire dare nuova vita a lavatrici, asciugatrici, frigoriferi e piccoli elettrodomestici che magari hanno semplici guasti legati all’usura e che una volta riparati offrono le prestazioni di un prodotto nuovo. Ad esempio nel caso di lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi un punto particolarmente sensibile sono le guarnizioni. Una rottura può portare perdite di acqua e nel caso di un frigorifero anche consumi energetici elevati. Il guasto però non è di tipo funzionale, ovvero la parte meccanica è integra, ecco perché la sostituzione appare essere molto conveniente e soprattutto si tratta di una scelta eco-compatibile. Gli elettrodomestici sono infatti rifiuti classificati come “speciali” o “ingombranti”, richiedono costi elevati per lo smaltimento in quanto devono essere scomposti in varie parti. Particolarmente facili da risolvere sono anche i guasti inerenti la formazione di calcare su resistenze o parti comunque facilmente sostituibili. La possibilità inoltre di avere pezzi di ricambio originali permette di allungare oltre modo la vita degli elettrodomestici.

    Per la vendita e la riparazione di elettrodomestici è possibile rivolgersi a Follesa Andrea Elettrodomestici a Quartu Sant’Elena. L’attività prende il via oltre 40 anni fa e da allora ha proposto ai suoi clienti elettrodomestici dei migliori marchi e un servizio di riparazione di qualità. Follesa Andrea Elettrodomestici mette a disposizione un team qualificato che interviene anche a domicilio, in questo modo è possibile procedere in modo economico alla riparazione anche di elettrodomestici ingombranti come lavastoviglie, lavatrici, frigoriferi. I suoi operatori sostituiscono i pezzi rotti con ricambi originali e mettono a disposizione assistenza qualificata per i migliori marchi, come Bompani, Koenig, Reber, Imperia. Inoltre fornisce pezzi di ricambio originali per Ariston, Indesit, Electrolux, Rex, Smeg, Franke e tanti altri. Questo vuol dire che è possibile avere prodotti riparati che hanno la stessa funzionalità di quelli nuovi, proprio perché la riparazione avviene con ricambi originali. I professionisti della ditta sono in grado di individuare tempestivamente l’origine del guasto e intervenire in breve tempo, ripristinando la funzionalità.

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