Dell nei guai per colpa dei tablet

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Dell: nei guai per colpa dei tablet

I tablet e gli smartphone, oggi, cumulando un gran numero di funzioni, riescono a supplire in modo facile anche i computer desktop. Chi lavora sfruttando dei servizi di cloud computing, ad esempio, sa che con un cellulare evoluto con connessione dati, può accedere ai suoi documenti praticamente sempre e ovunque.

Insomma, chi decide di comprare un tablet o di rendere performante il proprio smartphone, ha già fatto una scelta di vita e inconsciamente pensa di abbandonare una volta per tutte i computer desktop. Le aziende che quindi si sono concentrate sul perfezionamento di questo genere di prodotti, oggi si trovano in difficoltà.

Non è uno scenario “futuribile”, ma è quello che sta accadendo, ad esempio, all’azienda americana Dell, considerata da sempre un colosso dei computer. Vuoi per il rallentamento del settore tecnologico, vuoi per la concorrenza spietata delle aziende che producono smartphone e tablet, oggi gli analisti si trovano di fronte al crollo degli utili trimestrali.

Un risultato che sembra, almeno in apparenza, non andare d’accordo con i 14,5 miliardi di ricavi che sono comunque superiori alle stime degli analisti. Per scommettere, quindi, bisogna diversificare l’analisi e puntare da un lato su ricavi superiori al previsto, usando un range che è diverso da quello degli analisti e dall’altro occorre individuare il trend di lungo periodo che parla comunque di una flessione.

Milano, il re del botox Giacomo Urtis: “Io, finito nei guai per colpa dell’invidia”

Milano, 18 febbraio 2020 – «Ho appreso della vicenda che mi riguarda con molto stupore, leggendo i giornali. Ad oggi (ieri per chi legge ndr ) non ho ricevuto alcuna notifica di essere indagato né sono mai stato interrogato dalle autorità competenti. Posso dire però che, nella nostra clinica, non facciamo alcun intervento per i capelli basati sul prelievo di sangue del paziente”. Si difende così, intercettato al telefono, il dottor Giacomo Urtis, il “chirurgo dei vip” e lui stesso un volto noto grazie alle partecipazioni televisive (come L’isola dei famosi 12) e al clamoroso gossip (un flirt con il Ken umano, al secolo Rodrigo Alves). Stando all’ipotesi della Procura di Milano il medico chirurgo, 43 anni, titolare della clinica “DrUrtis“, avrebbe effettuato “senza autorizzazione e a scopo di lucro prelievi di sangue a pazienti che ne facevano richiesta, presso la clinica estetica Villa Arbe” in zona Zara. Il dottor Urtis avrebbe applicato una tecnica di trapianto e crescita dei capelli, basato sulla centrifugazione del proprio sangue, da iniettare nel cuoio capelluto con delle “punturine”.

Per il Nas dei Carabinieri che hanno effettuato un controllo non avrebbe avuto le autorizzazioni necessarie. Cosa risponde?

“Un prelievo di sangue non lo faccio dai tempi dell’università. La tecnica Prp non è un trattamento previsto nella nostra clinica. Dopo un trapianto, a cui io stesso mi sono sottoposto, utilizziamo un mix di proteine, vitamine e fattori di crescita che però non hanno un’origine autologa, cioè proveniente dal paziente stesso, ma sono contenuti in fiale e prodotti quindi in laboratorio”.

Altra accusa: il chirurgo plastico Paolo Santanchè ha dichiarato che lei si spaccia per chirurgo plastico ed estetico sebbene non abbia alcuna specializzazione in merito. «Se fossimo in un Paese serio, dovrebbe essere espulso dall’Ordine dei Medici» ha detto a Il Giorno.

“Chiariamo anche questo punto. Io sono un medico chirurgo, specializzato in Dermatologia. E all’Humanitas ho preso il master universitario di Chirurgia estetica. Quindi sono autorizzato a definirmi chirurgo estetico. Plastico lo dicono i giornalisti”.

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Se non ha fatto nulla di cui è stato accusato, per quale motivo sarebbe nato tutto questo putiferio?

“Perché sono una persona in vista”.

Vuole dire, come diceva Enzo Ferrari, che «gli italiani perdonano tutto tranne il successo»?

“È vero che in Italia appena vai un po’ meglio degli altri subisci degli attacchi: il nostro Paese è ammalato di invidia. Molti poi non mi perdonano che, oltre a fare il medico, mi piaccia il mondo dello spettacolo:sembra che se metto un camice bianco non possa fare il cantante o l’attore come io faccio”.

C’è gente che gongola per la «tegola» che le è caduta in testa?

“Mi concentro sulle centinaia e centina di messaggi delle persone che mi hanno detto di lasciar perdere e di non preoccuparmi: mi hanno tirato su il morale in una giornata difficile”.

Chi sono i suoi supporter?

“Il pubblico numeroso che mi segue in televisione e anche i vip”.

“Non mi va di mischiare personaggi noti con questa vicenda ma mi ha appena chiamato un attore famosissimo che mi ha detto che ci sarebbe stato per qualunque cosa di cui avessi avuto bisogno. Gli ho risposto che non sapevo neppure di che cosa si stesse parlando. Ad ogni modo adesso ci penseranno i miei legali”.

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Truffatore di parroci per colpa del gioco

Si fingeva nei guai per avere soldi: condannato

Gio, 13/02/2020 – 05:52

La vittime predilette delle sue truffe sono i preti, per vocazione disponibili ad aiutare una persona in stato di necessità. Ma dietro al presunto bisognoso talvolta si cela un truffatore. Lo ha imparato a sue spese don Ernesto Fedrizzi, del decanato di Fondo, che oltre 4 anni fa si era attivato per aiutare un fantomatico parrocchiano rimasto vittima di un incidente stradale.

In realtà si trattava di una truffa. L’altro ieri il responsabile, un 39enne di Civitanova Marche, è stato condannato a 2 mesi e 20 giorni di reclusione.

L’imputato, difeso dall’avvocato Marcello Paiar, ha beneficiato del minimo della pena nonostante numerosi precedenti perché ritenuto solo parzialmente capace di volere in quanto affetto da una grave forma di ludopatia. Secondo la perizia dello psichiatra Eraldo Mancioppi, l’uomo è anche socialmente pericoloso e dunque il giudice ha disposto anche l’assegnazione ad una comunità di recupero per non meno di 6 mesi.

Il rischio infatti è che l’imputato, malato di gioco d’azzardo, torni davanti alle slot machines e dunque torni a truffare per procurarsi il denaro.

«Vi è un concreto collegamento eziologico – scrive il perito – tra il disturbo patologico diagnosticato nel (omissis) e la condotta criminosa perpetrata ai danni del sacerdote: ha agito illegalmente per poter ottenere denaro per proseguire nella sua dipendenza del gioco.

Il denaro non è il fine del gioco, bensì il mezzo per poter giocare ancora «quando truffo i preti so quello che sto facendo ma non posso farne a meno perché mi servono i soldi per giocare. non penso alle conseguenze. mi servono i soldi. ».

La effettiva capacità di autodeterminazione del (omissis) è fortemente ridotta per cui il perito ritiene che si possa applicare nel suo caso la diminuente del vizio parziale di mente».
I fatti oggetto del processo risalgono al 22 settembre del 2020. Quel pomeriggio il sacerdote ricevette sul suo cellulare una chiamata da un numero sconosciuto. L’interlocutore si presentò come Lorenzo F. (nome risultato poi di fantasia) che abitava a Sanzeno.

Per accreditarsi come membro attivo della comunità, l’uomo aggiunse di essere muratore a Coredo e di essere sposato con una parrucchiera.

Aggiunse infine che era stato lo stesso sacerdote a dargli in passato il suo numero di telefono. Fatta questa premessa, il misterioso interlocutore raccontò di essere in gravi difficoltà. Disse di essere rimasto vittima di un incidente stradale nei pressi di Montichiari chiedendo in prestito 680 euro per ritirare la sua automobile. Don Ernesto non ricordava con precisione chi fosse quel presunto muratore di Coredo, ma decise comunque di aiutare la persona il difficoltà. Il sacerdote non aveva tutto quel denaro contante in tasca. Chiese un prestito ad un negoziante di Ronzone e poi si recò in un bar di Fondo dove il titolare lo aiutò a fare due ricariche su due carte PostePay che il presunto automobilista in difficoltà aveva indicato. Denaro che non venne mai più restituito.

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