Italia la spending review delle famiglie

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La spending review delle famiglie:
in due anni tagliati 50 miliardi

Case, mutui, auto, cibo: per la crisi gli italiani hanno tagliato su tutto. Risparmi per 50 miliardi in due anni, ecco la spending review delle famiglie. Nel 2020 una “sforbiciata” da 16 miliardi, dopo quella da 35 effettuata nel 2020. Forti ribassi per le spese domestiche e per i carburanti, crescono le rate non pagate

MILANO – La Repubblica delle formiche colpisce ancora. Il Pil batte in testa? Le tasse aumentano? La politica fatica a fare la sua parte? No problem. A metterci una pezza nel 2020, tanto per cambiare, sono satte ancora una volta le famiglie tricolori.

Che per far quadrare i conti di casa hanno impugnato l’accetta e varato l’ennesima finanziaria fai-da-te, tagliando 16 miliardi dalle spese domestiche. Il copione è lo stesso andato in scena, con numeri ancora più impressionanti, nel 2020. Davanti al calo delle entrate e all’impennata delle uscite – la pressione fiscale (per chi paga le tasse) è salita al 45% – gli italiani hanno fatto di necessità virtù: rinviando l’acquisto dell’auto, rinunciando a qualche week-end fuori porta, tagliando carne e persino medicinali e mettendo in freezer il sogno di cambiar casa. Risultato: un’austerity autarchica che porta a quasi 50 miliardi in due anni i risparmi dei cittadini del Belpaese. Sacrifici che non sono bastati a salvare il “tesoretto” accumulato negli anni del boom: la crisi ha bruciato dal 2008 secondo la Banca d’Italia ben 520 miliardi della ricchezza nazionale, mandando in fumo qualcosa come 24mila euro a famiglia.

Un carrello a dieta. Quando si tratta di far quadrare i conti di casa, non c’è cosmesi finanziaria che tenga. E la prima vittima della spending review degli italiani è stata anche nel 2020 la spesa quotidiana. Abbiamo rinunciato a comprarci abiti e scarpe (-3% secondo l’Istat), rimandato il cambio della

lavastoviglie (-3,7% gli acquisti di elettrodomestici), lasciato sugli scaffali i profumi (-1,4%) e sforbiciato per il secondo anno consecutivo – non era mai successo nel Dopoguerra – le spese per medicinali calate del 2,6%. La crisi ha cambiato anche le nostre abitudini a tavola: nel carrello è cresciuto il peso di cibi poveri come pasta e pollo a scapito di carne e pesce e per mettere assieme pranzo e cena abbiamo pagato l’1,3% in meno. Questi esercizi ragioneristici ci hanno permesso di tagliare le uscite per i consumi del 2,2%, riducendo di 6,7 miliardi la nostra spesa.

Risparmi a quattroruote. Benzina e motori, gioie e dolori. Il gioco è il solito: quando il governo ha bisogno di soldi e non sa dove trovarli, l’ultima spiaggia sono le accise sulla benzina. E – sul fronte opposto – anche i cittadini del Belpaese hanno capito l’antifona: in periodi di vacche magre, quando i soldi si vedono con il contagocce, meglio lasciare l’auto in garage e archiviare il sogno proibito di comprarsene una nuova. Carta canta: nel 2020 abbiamo acquistato 100mila auto in meno di un 2020 già da dimenticare, evitandoci un esborso di 1,5 miliardi circa. E – quando è stato possibile – abbiamo fatto a meno della macchina. Il consumo di benzina è calato del 4,8%, quello del gasolio del 2,6%. Un risparmio di un miliardo di tonnellate e di 2 miliardi di euro, quanto basterebbe per fare 375mila volte il giro della terra all’altezza dell’Equatore.

Due soldi, nessuna capanna. La vittima più illustre dell’austerity forzata è stata anche lo scorso anno la casa. Si sta stretti in due locali? Ce ne si fa una ragione. Un appartamento nuovo? Meglio aspettare altri chiari di luna. Morale: lo scorso anno in Italia sono state comprate e vendute 407 mila appartamenti, l’8,3% meno dello scorso anno pari a 6,7 miliardi di euro. Un buon risultato, dice qualcuno, visto che nel 2020 gli affari erano crollati del 25%. Sarà. Dal 2006 però, quando le case andavano come il pane e i valori immobiliari erano più alti del 15-20% le transazioni si sono dimezzate.

L’ultima spiaggia. I tagli, a volte, non bastano. E quando il conto in banca è a secco e piovono bollette e rate, la soluzione (obbligata) è solo una: non si paga. Nel 2020 il valore dei prestiti non “onorati” dalle famiglie italiane è salito secondo i dati Banca d’Italia da 52 a 55 miliardi. Una rata su 10 non viene più saldata. Quattro milioni di auto circolano per risparmiare senza assicurazione. E il tasso delle sofferenze bancarie – assicurano Prometeia-Assofin.Crif – è destinato a salire di un altro 10% anche l’anno prossimo. Il Pil dell’ex-Belpaese avrà pur ripreso a crescere. Ma la spending review delle famiglie tricolori, c’è da scommetterci, andrà avanti in replica anche nel 2020.

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( 05 gennaio 2020 ) © Riproduzione riservata

La Spending Review delle famiglie

Le famiglie fanno la loro personalissima Spending Review. Come? Risparmiando su telefono, benzina, gasoli per le automobili, casa, bar. Ad un anno di distanza dalla partenza dell’operazione i conti domestici iniziano a tornare e la pressione fiscale (salita di quasi due punti percentuali negli ultimi dodici mesi) è stata tenuta a bada. Il potere d’acquisto crolla e per risalire la china occorre fare un lavoro certosino. Tagliare le entrate e cambiare tutto nel proprio lifestyle. Ciò ha regalato agli italiani un taglio (mancata spesa) di 33 miliardi.

Unione Petrolifera sottolinea il taglio alle auto:

“L’auto è la vittima eccellente dell’austerity casalinga. Una scelta quasi obbligata: la raffica di aumenti delle accise (sulla verde sono salite del 22% tra gennaio e agosto 2020, sul diesel del 33%) ha fatto decollare i prezzi del carburante. E noi, difficile fare diversamente, ne compriamo sempre meno. Nei primi 10 mesi dell’anno abbiamo tagliato del 9,9% la spesa per il pieno. Nei nostri serbatoi sono entrati 3,4 miliardi di litri in meno, quanto basta per fare un milione di volte il giro della Terra – pari (in teoria) a un risparmio secco di 6 miliardi”.

Econometrica vede così le spese della famiglia:

“Peccato che l’aumento delle tasse si sia mangiato con gli interessi i sacrifici. Secondo Econometrica la spesa delle famiglie tricolori alla voce “benzina e gasolio” salirà quest’anno di 4 miliardi a 71,8 miliardi. Solo tra gennaio e ottobre le entrate dello Stato grazie alle tasse sui carburanti sono cresciute di 3,5 miliardi malgrado il crollo dei volumi. Nessuno si stupisce, visti i costi di gestione, se in tantissimi hanno rimandato l’acquisto dell’auto. Le vendite sono crollate del 20% rispetto a un anno fa e quest’anno gli italiani investiranno “solo” 28,7 miliardi per sostituire la loro quattroruote, 7 miliardi in meno del 2020″.

Istat: carne, casa, risparmio. La spending review delle famiglie italiane

Istat: carne, casa, risparmio. La spending review delle famiglie italiane

ROMA – La spending review? La fanno anche le famiglie e la fine dell’anno è l’appuntamento classico con la revisione del bilancio famigliare. C’è una fotografia della famiglia italiana: l’ha fatta l’Istat, basandosi su dati del 2020. È una media, e come tutte le medie fa inarcare più di qualche sopracciglio, non fosse altro perché è la stessa Istat a chiarire la spaccatura profonda che c’è fra le due Italie che quella media compongono: al Nord le famiglie spendono in media 2.800 euro, al Sud poco più di 1.900. (Leggi: Sud, una famiglia su 4 è indigente. Istat 2020: in Italia 8 mln di poveri)

La media: i componenti medi di un nucleo familiare in Italia, nel 2020, sono 2,4 persone. L’età media è di 44,7 anni. Il reddito medio è di 2.726 euro. Da questo reddito, vanno sottratti 477 euro di spesa alimentare e 2.011 euro di spesa non alimentare. Restano 258 euro che finiscono in risparmio. (Per approfondire: Italiani senza soldi: non possono spendere e non mettono niente da parte)

Dalle voci della spesa alimentare degli italiani fotografate dall’Istat, viene fuori che fra macelleria e salumeria si spende la parte più consistente dei 477 euro che finiscono in cibo (ai quali vanno sommati gli 82 euro che in media si spendono ogni mese per mangiare fuori casa): poco più di 100 euro fra carne bianca e rossa, salumi e selvaggina. Dopo la carne, l’ortofrutta, che incide per 85 euro ogni mese. Quindi i farinacei (70 euro), latte e latticini (47 euro), pesce (41 euro). Sorprende il settore “bevande”, dove la spesa per le acque imbottigliate (11,8 euro) è pari a quella per il vino (11,8 euro). Ecco l’elenco completo:

Spesa alimentare

  • Carni
  • Carne bovina 42,4 euro.
  • Pollame, conigli e selvaggina 24,9 euro.
  • Salumi 24,7 euro.
  • Carne suina 12 euro.
  • Farinacei
  • Pane, grissini e crackers 31,6 euro.
  • Pasta e riso 16,1 euro.
  • Biscotti 10 euro.
  • Pasticceria 12,5 euro.
  • Pesce 41,2 euro.
  • Bevande
  • Vino 11,8 euro.
  • Birra 5,6 euro.
  • Acqua minerale 11,8 euro.
  • Olii
  • Olio d’oliva 11,4 euro.
  • Altri olii 4,3 euro.
  • Frutta e verdura
  • Ortaggi e patate 43,5 euro.
  • Frutta 41,6 euro.
  • Latte e latticini
  • Latte 18,9 euro.
  • Formaggi 28,9 euro.
  • Uova 6 euro.
  • Altri
  • Caffè, the, cacao 13,2 euro.
  • Gelati 7 euro.
  • Zucchero 3,4 euro.

Nella spesa non alimentare, la voce più pesante è la casa, che costa 690 euro al mese fra spese per l’acquisto o per l’affitto, la manutenzione, l’acqua e il condominio. Seguono i trasporti, un complesso di 345 euro mensili dove la parte del leone tocca alla benzina, 131 euro al mese, complici gli aumenti. In calo le spese per ristoranti, viaggi, cura della persona: 245 euro in tutto. Vestiti e scarpe fanno 125 euro al mese. Il “tempo libero” sempre più razionato: 70 euro. Ecco l’elenco completo:

Spesa non alimentare

  • Casa, un affitto “figurativo” di 523,5 euro.
  • Trasporti.
  • Carburante 130,9 euro.
  • Acquisto di auto 69,6 euro.
  • Assicurazione mezzi di trasporto 61,8 euro.
  • Manutenzioni e riparazioni 32,5 euro.
  • Pezzi di ricambio 21,2 euro.
  • Altri trasporti 18,9 euro.
  • Tram, bus, taxi 6,1 euro.
  • Altro 3,7 euro.
  • Altri beni e servizi
  • Pasti e consumazioni fuori casa 82 euro.
  • Alberghi, pensioni e viaggi 55,2 euro.
  • Prodotti per la cura personale 37 euro.
  • Barbiere, parrucchiere 30,5 euro.
  • Assicurazione sulla vita 16,8 euro.
  • Onorari liberi professionisti 13,3 euro.
  • Argenteria 5 euro. Borse 4,5 euro.
  • Abbigliamento e calzature
  • Abbigliamento 92,8 euro.
  • Calzature 33,1 euro.
  • Riparazioni 3,1 euro.
  • Mobili ed economia domestica
  • Mobili 27 euro.
  • Servizi domestici 20,8 euro.
  • Lavanderia 9,5 euro.
  • Elettrodomestici 9 euro.
  • Tovaglioli, piatti di carta 9,4 euro.
  • Biancheria 5,4 euro.
  • Articoli arredamento 4,3 euro.
  • Pentole e posate 3,1 euro.
  • Tempo libero, cultura, libri
  • Abbonamento radio e tv 10,9 euro.
  • Giornali e riviste 9,5 euro.
  • Piante e fiori 7,8 euro.
  • Giochi e giocattoli 9,7 euro.
  • Animali domestici 9 euro.
  • Lotterie 5,1 euro.
  • Libri non scolastici 4,7 euro.
  • Riparazioni radio e tv 3,1 euro.
  • Computer 3 euro.
  • Radio, tv, hi-fi 4,5 euro.
  • Cancelleria 3 euro.
  • Dischi 1,7 euro.
  • Combustibili ed energia
  • Energia elettrica 44,8 euro.
  • Gas 61,8 euro.
  • Riscaldamento centralizzato 11,2 euro.
  • Sanità
  • Medicinali 42,4 euro.
  • Visite mediche 30,4 euro.
  • Comunicazione
  • Bollette e ricariche 35,1 euro.
  • Acquisto apparecchi telefonici e altro 7,4 euro.
  • Istruzione
  • Libri scolastici 4,8 euro.
  • Tasse scolastiche, rette e simili 18 euro.
  • Tabacchi 20,9 euro.
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