Italia quanto e costata l’austerita

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Quanto è costata Alitalia

Alitalia diventerà di Lufthansa e smetterà di essere una sciagura finanziaria per l’Italia? In molti lo sperano, sostenendo che l’italianità non si difenda volando in perdita. Per il momento registriamo la lettera che Lufthansa avrebbe scritto al Ministero dello Sviluppo Economico, dicendosi disposta ad investire 200 milioni di euro, il doppio di quanto messo in campo dagli americani di Delta.

Ovviamente Lufthansa, che significa come marchi anche Austrian Airlines, Swiss Air Lines ed Eurowings, non vorrebbe l’Alitalia attuale con 11.500 dipendenti e 116 aerei, ma una sua versione più dimagrita con circa la metà dei dipendenti e non più di 80 aerei. Traduzione: quei licenziamenti sempre rimandati, con costi enormi per la collettività, adesso sono l’unico scenario alternativo al fallimento. Va detto che anche secondo Ferrovie dello Stato e Atlantia (i soliti Benetton), possibili soci di Lufthansa in questa impresa, i licenziamenti, esuberi in italiese, sarebbero circa 3.000.

Ma al di là di un futuro che non conosciamo, così come non conosciamo le contromosse di Delta, è interessante rispondere alla domanda su quanto sia costata finora Alitalia agli agli italiani. Stando al più volte citato studio di Mediobanca del 2020, fino al 2007 (data non casuale, visto che è quella del commissariamento) fra aumenti di capitale e aiuti vari la compagnia di bandiera è costata allo Stato, al netto di dividendi e altro introiti, circa 3,3 miliardi di euro.

Nel 2008 Berlusconi, appena tornato al governo, fece saltare la vendita ad Air France per mai totalmente chiariti motivi patriottici (poteva pensarci anche qualche anno più tardi, evitando una guerra in Libia che è convenuta solo a francesi). Ebbene, dal 2008 ai giorni nostri l’Italia ha per Alitalia tirato fuori 4 miliardi a vario titolo, più i 900 milioni di prestito del governo Gentiloni con cui è continuato l’accanimento terapeutico fino ad oggi. Insomma, da un punto di vista contabile stiamo parlando di un bel meno 8,5 miliardi, senza contare tutto ciò che è stato scaricato su altri enti pubblici.

La curiosità è che l’Italia cialtronissima della Prima Repubblica ha speso per Alitalia meno di quando sia stato speso nell’ultimo decennio da governi di vario colore e anche dai mitici ‘tecnici’, con lo stop decretato dal governo gialloverde mentre quello giallorosso ancora deve esprimersi. La vera domanda è però se nel 2020 abbia un senso parlare di ‘compagnia di bandiera’, ricordando i fasti del volo Roma-Albenga ma anche che un Stato non è soltanto contabilità. Forse la risposta giusta non c’è, ma gestire Alitalia alla cazzo di cane contando sempre su un nuovo prestito di Pantalone è senz’altro quella sbagliata.

Quanto ci è costata finora Alitalia?

Se il tentativo di Fs dovesse andare a vuoto, la compagnia potrebbe fallire o necessitare di una nuova iniezione di soldi pubblici

Il 15 ottobre scadrà il termine fissato dal Ministero dello sviluppo economico (Mise) perché Ferrovie dello Stato (Fs) presenti un’offerta vincolante per l’acquisto di Alitalia. A pochi giorni dal traguardo, come vedremo tra poco, la situazione si è però complicata.

Se il tentativo di Fs dovesse andare a vuoto, il rischio è quello del fallimento, o che si renda necessaria una nuova iniezione di soldi pubblici nelle casse di Alitalia. Ma quanto è costata finora la compagnia aerea agli italiani? Andiamo a vedere i dettagli.

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La lettera di Atlantia

Atlantia, la holding della famiglia Benetton che controlla anche Autostrade per l’Italia, avrebbe dovuto in teoria far parte della cordata con Fs per salvare Alitalia. La holding ha inviato il 2 ottobre una lettera al governo molto critica, di cui Repubblica ha anticipato alcuni contenuti.

Da un lato viene infatti criticato il piano di rilancio, che consentirebbe al massimo “un rischioso salvataggio con esiti limitati nel tempo” e non la costituzione di “una piattaforma di rilancio della compagnia aerea”. Dall’altro si afferma che “il permanere di una situazione di incertezza in merito ad Autostrade per l’Italia” o, ancor più la revoca della concessione, “non ci consentirebbero (. ) di impegnarsi” nel salvataggio di Alitalia.

Insomma, Atlantia mette nero su bianco che se – come vorrebbe il M5s – la concessione ad Autostrade per l’Italia venisse revocata, il gruppo non avrebbe la stabilità economica necessaria per imbarcarsi nell’operazione di salvataggio della compagnia aerea. Per ironia della sorte, una posizione analoga era stata espressa dal ministro Di Maio il 27 giugno, ospite di Porta a Porta, quando aveva dichiarato: “il giorno in cui il governo (. ) revocherà le concessioni [autostradali n.d.r.], Atlantia, cioè i Benetton, perderanno azioni in borsa? Perderanno valore? Diventeranno un’azienda che ha delle difficoltà? Se la mettiamo dentro Alitalia si trascina a picco anche Alitalia”.

A questo punto, insomma, il rischio che la cordata guidata da Fs fallisca nel tentativo di acquistare Alitalia c’è. Le conseguenze, come anticipato, potrebbero essere il fallimento o l’iniezione di altro denaro pubblico nelle casse della compagnia.

Questo è già successo in passato diverse volte. Ma a quanto ammonta “il conto” Alitalia per gli italiani?

Il costo dei salvataggi passati

Il conteggio di Mediobanca del 2020

Un report del marzo 2020 dell’area studi e ricerche di Mediobanca su quanto è costata alla collettività Alitalia, nei quarant’anni precedenti la vendita a Etihad – avvenuta nel 2020 – ha stimato il totale, fino a quell’anno, in 7,4 miliardi.

In particolare, dice Mediobanca, tra il 1974 e il 2007 – quando Alitalia è stata commissariata – lo Stato ha speso 5,397 miliardi di euro (a valori del 2020) tra aumenti di capitale (4,949 miliardi), contributi (245 milioni), garanzie prestate (8 milioni) e altri contributi pubblici (195 milioni). Nello stesso periodo Alitalia, tra collocamenti e negoziazioni, imposte e dividendi ha generato introiti per lo Stato pari a 2,075 miliardi di euro. Il saldo finale è in negativo per 3,322 miliardi.

Tra il 2008 – quando Berlusconi fece fallire la vendita di Alitalia a Air France-Klm in nome della salvaguardia dell’“italianità” dell’azienda – e il 2020, poi, lo Stato italiano ha speso altri 4,1 miliardi di euro. Nel 2008 il governo da poco eletto ha infatti subito erogato un prestito di 300 milioni per impedire il fallimento immediato della società. Poi, tra operazioni sui titoli e interventi sui salari e sulla cassa integrazione, lo Stato ha speso 2,5 miliardi di euro. Per raggiungere il totale vanno aggiunti altri 1,2 miliardi di passivo patrimoniale e 75 milioni versati da Poste Italiane (allora società interamente pubblica) a Cai.

Sommando i due periodi (3,322 e 4,1 miliardi) si arriva al totale di oltre 7,4 miliardi di euro.

L’aggiornamento del Sole 24 Ore

Un articolo del Sole 24 Ore del febbraio 2020, firmato da Giovanni Dragoni, ha aggiornato questo conto.

“Se rivalutiamo quella cifra [i 7,4 miliardi stimati da Mediobanca, rivalutati al 2020 n.d.r.] a oggi – scrive il quotidiano di Confindustria – è salita a 7 miliardi e 620 milioni”. A questo totale vanno poi aggiunti “l’ulteriore versamento di 75 milioni di Poste Italiane a fine 2020 (per l’operazione Etihad) e i 900 milioni “prestati” dal governo Gentiloni”. La scadenza del prestito è stata prorogata diverse volte e infine eliminata dal primo governo Conte.

Il totale sale così a 8 miliardi e 595 milioni a ottobre 2020. “Aggiungiamo ancora i 100 milioni di interessi finora maturati sul prestito che non sono stati rimborsati – conclude l’articolo – e si sale a 8 miliardi e 700 milioni”.

La stima del Corriere della Sera

Ci sono anche altre stime, ancora più alte, che circolano.

Ad esempio, sul Corriere della Sera è stata pubblicato a luglio 2020 un articolo che riporta il calcolo fatto da Andrea Giuricin, docente all’Università Bicocca di Milano e ricercatore presso l’Istituto Bruno Leoni.

Secondo Giuricin, che aveva già scritto in proposito anche nel 2020, la stima del costo per lo Stato di Alitalia solo dal 2008 a oggi sarebbe pari a quasi 9,5 miliardi di euro.

Conclusione

Il salvataggio di Alitalia da parte della cordata guidata da Fs, dopo la lettera di Atlantia, sembra complicarsi.

Finora, secondo stime di Mediobanca aggiornate dal Sole 24 ore, lo Stato ha speso 8,7 miliardi di euro per tenere in vita l’ex compagnia di bandiera. Altre stime danno poi un totale ancora più elevato.

Quanto è costata Alitalia allo Stato? Dall’Iri fino al Cai, storia di una continua perdita

Quanto è costata Alitalia allo Stato? Dal periodo di controllo dell’Iri a quella del Ministero del Tesoro fino all’arrivo della Cai: storia di una società in costante perdita, costata tantissimo a tutti i contribuenti.

Quanto è costata Alitalia allo Stato? La nuova crisi riapre scenari già visti e vissuti, con l’interrogativo su quanto abbia pesato, nella sua storia, la compagnia aerea sulle tasche dei cittadini che torna a fare capolino.

Il 2020 si è concluso per Alitalia con una perdita di 400 milioni. I due soci, Cai con il 51% ed Etihad con il 49%, al momento non sembrano essere disposti a versare nuovi capitali nella società, che così rischia seriamente la bancarotta.

Cosa succede in Alitalia? La vicenda sembrerebbe una storia già vista, con più di una voce che parla di un nuovo coinvolgimento dello Stato per aiutare Alitalia, salvando così la compagnia dal fallimento e il posto di lavoro delle migliaia di dipendenti.

Ma quanto è costata finora Alitalia allo Stato? La gestione pubblica dell’azienda è durata fino al 2008, con la compagnia che negli ultimi anni diventata un autentico carrozzone per i conti pubblici. Ma, anche col nuovo corso il peso sulle casse statali è stato elevato.

Vediamo allora quanto è costata Alitalia finora alle casse dello Stato.

Quanto è costata Alitalia allo Stato? Conto miliardario

A fare i conti in tasca alla compagnia aerea è stata Mediobanca, che ha provato a stimare quanto sia costata Alitalia nel suo complesso allo Stato. Gli studi di Piazzetta Cuccia parlano di una cifra complessiva che si aggira sui 7,4 miliardi, che raggiungerebbe quota 10 miliardi se si sommasse anche il denaro bruciato dai privati.

Ma come si è potuti arrivare a questa cifra così elevata? Il conto totale è presto fatto. Nel periodo che va dal 1974 al 2007, quando Alitalia è stata controllata prima dall’IRI e poi dal Ministero dell’Economia e Finanze, il saldo tra entrate e uscite totali ha visto un segno rosso di 3,3 miliardi.

Peggio è andato nei sei anni, dal 2008 fino al 2020, di gestione dei famosi “capitani coraggiosi” della Cai. Nel periodo in questione sarebbero stati 4,1 i miliardi di soldi pubblici utilizzati dallo Stato per sostenere Alitalia.

Nel dettaglio, ci sono i 300 milioni del prestito ponte, i quasi 2 miliardi di debiti che lo Stato si è accollato, la cassa integrazione per i dipendenti in esubero e la partecipazione delle Poste nel capitale societario. Sommando i due periodi di tempo, si arriverebbe quindi alla cifra totale di 7,4 miliardi che lo Stato avrebbe sborsato per Alitalia.

Quanto è costata Alitalia allo Stato? Storia di un’azienda in continua perdita

Il primo volo effettuato da Alitalia avvenne nel lontano 1947. Dieci anni dopo la compagnia entrò nel controllo dell’Iri, passando poi sotto la gestione del Tesoro. A metà anni ‘90 però l’azienda cominciava già a far registrare notevoli perdite, con l’allora governo Prodi che mise in vendita nel 1996 il 37% delle quote del Tesoro.

La grande crisi per Alitalia arrivò nel 2006, con lo Stato che decise di mettere in vendita un altro 39% delle proprie quote. L’asta però non dette risultati, si passò così alla trattativa diretta.

Il governo, con allora in sella sempre Romano Prodi, aveva praticamente concluso un accordo con Air France, ma la vittoria alle successive elezioni politiche di Silvio Berlusconi, sponsor dell’italianità dell’azienda, fece saltare la trattativa con i francesi.

Arrivò quindi nel 2008 la grande cordata della Cai, sponsorizzata da Berlusconi e da Intesa. Al timone della compagnia aerea salirono famiglie di primo piano della nostra economia come Benetton, Riva, Marcegaglia, Caltagirone e Ligresti. Presidente fu nominato Roberto Colaninno.

I cosiddetti “capitani coraggiosi”, acquisirono per soli 300 milioni la parte sana dell’azienda, con lo Stato che invece si fece carico dei debiti. Ma neanche questa gestione portò buoni risultati, con Alitalia che si ritrovò ancora con i conti in rosso. Nel 2020 quindi viene stipulato un accordo con Etihad, la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, che acquisisce il 49% per 500 milioni.

Dopo la chiusura del bilancio 2020 con una perdita di 400 milioni, circa 1 milione al giorno, Alitalia ora è di nuovo a rischio chiusura. Nessuno dei soci infatti sembra intenzionato a mettere mano al portafoglio per permettere alla compagnia di andare avanti, vista anche la mancanza di un credibile piano di rilancio.

In molti quindi si aspettano adesso una mossa da parte dello Stato. La domanda sorge spontanea: ha senso spendere denaro pubblico per un’azienda che ha chiuso in passivo ben 20 degli ultimi 34 bilanci, costata finora alle casse statali ben 7,4 miliardi? La risposta appare scontata, anche se in questi casi nessuno avrebbe il coraggio di metterci la mano sul fuoco.

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