La crisi in Europa non e finita

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

La crisi in Europa non è finita

Mentre tutti cercano di capire se la fantomatica ripresa economica inizierà nel secondo semestre del 2020 o direttamente l’anno prossimo, c’è chi a questa ripresa non ci crede per niente e spiega che la crisi, in Europa, non è mai finita.

A parlare, questa volta è Wolfang Münchau dalle colonne del Financial Times che accusa l’Europa di essersi adagiata troppo sugli allori, creando l’unione bancaria ma poi trascurando di lavorare sull’unione politica del Vecchio Continente. Si scopre così che il peggio non è passato.

Il primo punto toccato dall’editorialista è proprio quello dello sforzo per l’approvazione di una legislazione unica sulla regolamentazione finanziaria. L’Europa, sta spingendo molto sulla disciplina della finanza ma non ha più preso per le corna il toro dell’unità bancaria.

Questo vuol dire che nel breve periodo la Francia e la Germania si sono cautelate proteggendo l’attività di trading della loro banche ma non hanno promosso questa stessa azione attraverso l’unione interbancaria. Così, quest’ultima, resta efficace ancora e soltanto a livello nazionale per tutti gli aspetti più rilevanti.

Il ruolo della BCE è stato ben definito e sarà infatti la Banca Centrale a supervisionare il settori bancario, ma non c’è una comunione d’intenti su conti e depositi. In più c’è da considerare che ci sono anche molte banche in bilico – basta pensare a MPS – e la ripresa economica è claudicante. Siamo davvero alla fine della crisi?

Coronavirus, perché la crisi per la Cina non è finita

Il Dragone sembra in ripresa. Ma la diffusione del Covid-19 nel resto del mondo crea seri problemi alla Repubblica Popolare. Riducendo gli export, frammentando la catena di produzione e creando un’enorme incertezza.

L’economia cinese rimbalza dopo il crollo indotto dal coronavirus. O forse no. Questa è una delle urgenti questioni che il Covid-19 presenta all’Asia e al mondo, ormai in pieno testacoda a causa dell’epidemia. Per il Dragone le notizie sono ambigue. Da un lato il Paese soffre la peggiore crisi da quando si è «convertito» al capitalismo alla fine degli Anni 70. L’inizio del 2020 è stato infatti deleterio per il settore produttivo, già normalmente rallentato dalle festività legate al capodanno lunare, che cade fra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio. La produzione industriale nei primi due mesi dell’anno è scesa del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2020, mentre le vendite al dettaglio sono calate del 20,5% e gli investimenti fissi crollati di addirittura il 24,5%.

IL PAESE RICOMINCIA A VIVERE

«Abbiamo visto la cancellazione di tutti gli ordini e di tutti gli eventi sia fra aziende che fra aziende e clienti. Il costo dei salari e del mantenimento della merce avrà un impatto enorme sulla nostra impresa», lamenta Adrien Niclot, presidente di Wine Export e Wine Brothers, compagnie specializzate nella distribuzione di vini francesi in Cina. Come molte altre piccole e medie realtà, il lavoro si è fatto estremamente difficile, con costi fissi da soddisfare senza introiti. «Il nuovo anno cinese è una data importante, i vini sono appena arrivati in magazzino e senza vendite abbiamo avuto zero liquidità in entrata», racconta. Eppure da qualche settimana la Cina sembra essere sulla strada della ripresa. Quantomeno il Dragone è più in salute della concorrenza, in tutti i sensi. Le infezioni sono al lumicino e le città stanno finalmente ricominciando a vivere. Persino alberghi e ristoranti di Pechino riaprono: ci si può sedere solo in due per tavolo e ad almeno un metro di distanza, ma è un grande passo avanti rispetto alla desolazione di febbraio.

I TIMORI DIETRO LE RASSICURAZIONI DEL GOVERNO

I dati del ministero del Commercio indicano che almeno il 70% delle aziende chiave nel settore delle importazioni ed esportazioni hanno riaperto e perfino a Wuhan le autorità sperano di eliminare le misure di sicurezza entro l’8 aprile. «Gli indicatori economici probabilmente mostreranno un miglioramento significativo nel secondo trimestre e l’economia cinese tornerà ai suoi livelli di produzione potenziali piuttosto velocemente», ha affermato con invidiabile ottimismo Chen Yulu, vice governatore della Banca Popolare Cinese. È un messaggio che il governo sta ripetendo con forza: ce la stiamo facendo e il mondo può imparare dalla nostra esperienza. La diffusione del Covid-19 nel resto del mondo crea però seri problemi alla Repubblica Popolare, riducendo gli export, frammentando la catena di produzione e creando un’enorme incertezza. Morgan Stanley sostiene per esempio che il Pil americano potrebbe crollare del 30,1% fra aprile e giugno, con la disoccupazione che rischia di salire oltre il 12%. Per Goldman Sachs l’intera economia mondiale entrerà in recessione nel 2020, scendendo a meno uno per cento.

La Cina faticherà a trovare abbastanza clienti in Occidente e i mercati emergenti semplicemente non sono abbastanza grandi per compensare

Yukon Huang, economista

In queste condizioni è facile immaginare che le aziende cinesi troveranno difficile esportare e servire i loro clienti internazionali, come sostiene anche Yukon Huang, noto economista presso il Carnegie Endowment for International Peace ed ex direttore per la Cina della Banca Mondiale. «La Cina faticherà a trovare abbastanza clienti in Occidente e i mercati emergenti semplicemente non sono abbastanza grandi per compensare. I settori affetti includono quello delle automobili, dato che le principali compagnie occidentali hanno fermato la produzione, e le comunicazioni, visto che le catene di produzione sono state spezzate», scrive l’esperto. È anche per questo che le stime di crescita della Cina sono state tagliate. Un rapporto di Deutsche Bank avvisa che l’economia cinese potrebbe contrarsi di oltre il 30% nel primo trimestre, prima di risalire nel corso dell’anno. Il 2020 resterà però negativo, almeno per gli standard cinesi: il pil potrebbe scendere dal 6,1 al 2,6% secondo la China International Capital Corporation Limited, una delle principali banche di investimenti cinesi.

L’IMPATTO DI UNA CRISI PROLUNGATA

Per Niclot, una crisi prolungata avrebbe un impatto devastante su molte piccole aziende del suo settore. «Se le restrizioni continuano la salute delle aziende legate al vino sarà in pericolo,» spiega a Lettera43. «Ricominciare sarà difficile, perché il vino in Cina è un prodotto legato ai piaceri e al divertimento. Se le carriere e i risparmi dei clienti sono a rischio le vendite dovranno essere riviste al ribasso». Del resto, ogni stima è provvisoria vista la rapidità con la quale il coronavirus cambia le carte in tavola. La crisi sta ora esplodendo in Europa e negli Stati Uniti ma non è affatto certo che il mondo emergente ne resterà immune. Tutt’altro. È di oggi la notizia secondo la quale la Tailandia ha dichiarato lo stato di emergenza, mentre i casi si moltiplicano in tutto il Sudest Asiatico, in America Latina e nel continente africano.

LA FINE DEL TUNNEL NON È VICINA

Né si escludono recrudescenze in quei Paesi, come Giappone e Corea del Sud, che paiono aver contenuto la crisi. Si tratta di un rischio concreto anche nella Repubblica Popolare, dove le ultime infezioni sono «di importazione». I dati della Commissione Nazionale della Sanità evidenziano infatti 78 nuovi casi di Covid-19 registrati il 23 marzo, il doppio rispetto al giorno precedente. Di questi, ben 74 sarebbero legate all’estero. Insomma, alla Cina va il merito di aver efficacemente combattuto il virus e di essere tornata a una qualche forma di normalità. Come sostiene il Financial Times, oggi come oggi potrebbe addirittura trattarsi del posto migliore dove investire per sfuggire al coronavirus. Ma la crisi non è finita e l’alba resta lontana anche per il Dragone.

Coronavirus e crisi economica: “Se l’Europa non interviene a rischio la democrazia” | VIDEO

La crisi sanitaria del coronavirus sta diventando rapidamente anche economica: Giulia Innocenzi intervista il professor Saraceno, per cercare di capirne di più sui rischi che stiamo correndo. “Non si è imparato nulla dal trattamento imposto alla Grecia: se si risolverà tutto con una prova di forza tra i Paesi del Nord e quelli del Sud, l’euro non sopravviverà”

L’Europa è più in pericolo che nel 2020: se passa l’idea dell’austerity potrebbe crollare, e con lei rischia di essere messa in discussione anche la sopravvivenza della democrazia”. La crisi del coronavirus sta rapidamente diventando anche economica oltre che sanitaria, ma l’Unione europea ha per adesso fallito nel dare una risposta unitaria a questi problemi. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un appello: “Stiamo vivendo una pagina triste, l’Europa intervenga prima che sia troppo tardi”.
Per capire cosa sta accadendo alla nostra economia e all’Unione europea noi di Iene.it abbiamo intervistato con Giulia Innocenzi il professor Francesco Saraceno, vicedirettore del centro di ricerca sulle congiunture economiche di Sciences-Po a Parigi e membro del comitato scientifico della Luiss School of European Political Economy.

Draghi ha detto che quella contro il coronavirus è “una guerra” e che serve un ampio intervento pubblico: lei cosa ne pensa?

“Sono d’accordo. E’ uno shock come quello che si vede in guerra, perché viene colpita la capacità produttiva dell’economia e anche la domanda: siamo tutti in casa e nessuno consuma. Si è bloccata l’attività economica, come in guerra. In una situazione del genere la cosa più importante è tenere viva l’economia finché questa è ibernata, altrimenti le piccole imprese rischiano di fallire”.

Ma come si fa a tenere viva questa economia?

Bisogna mettere in campo qualsiasi mezzo per salvare le imprese, come dice Draghi. In pratica bisogna dare loro soldi: primo, mettere in grado le banche perché possano dare liquidità alle aziende; secondo, i governi devono sostenere i redditi delle famiglie che oggi sono in difficoltà. Se riusciamo a tenere il sistema produttivo vivo e vitale alla fine della crisi, che si spera possa arrivare in poche settimane, appena l’economia riparte si può rimettere in moto tutto. Se invece le aziende nel frattempo sono fallite rischiamo di trovarci in una crisi permanente”.

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Il presidente di Confindustria dice che stiamo perdendo 100 miliardi di euro al mese: questo rischio di crisi permanente c’è davvero?

“In questo momento è difficile parlare di numeri: è però vero che la caduta del Pil sarà rovinosa, peggiore di quella dell’ultima crisi del 2008. Molti istituti parlano di una crisi violenta nel 2020 ma di un rimbalzo quasi altrettanto forte nel 2021: questo è quello in cui dobbiamo sperare”.

Lei è speranzoso in una rapida ripresa della nostra economia?

“Non lo so. E’ difficile oggi criticare i governi, i singoli Paesi e banche centrali hanno messo in campo rapidamente degli strumenti per fare fronte alla crisi: più di così era difficile. Questo ovviamente ha dei costi, il debito pubblico esploderà e ci sarà un dopo più complicato”.

Nella storia com’è stata affrontata una crisi simile, per esempio dopo la seconda guerra mondiale?

“L’economia reale di solito si riprende da sola. Per fortuna noi non siamo in una vera guerra, ma di certo come in quel caso ci sarà un forte aumento del debito pubblico. Qui si scontrano due visioni: c’è chi dice che quel debito fatto oggi andrà recuperato domani facendo le formichine, cioè spendendo meno e alzando le tasse; e chi dice che invece lo shock è talmente forte e improvviso che l’unico modo per uscirne è dimenticarlo. Lo si lascia lì e si fa crescere l’economia per migliorare il rapporto debito/pil”.

E’ questo lo scontro tra le due Europe? A oggi non si è riusciti a prendere una decisione.

“Qui siamo in zona catastrofe. I governi europei continuano a discutere. Draghi ha detto che nessuno Stato andrebbe lasciato solo, perché sarebbe più efficace fare uno sforzo congiunto. Paesi come la Germania e l’Olanda però continuano a raccontare che i paesi del Sud sono spendaccioni e inaffidabili, e quindi non si può fare debito insieme perché se ne approfitterebbero. Speravo che in questa situazione cambiasse l’approccio, che si potessero davvero creare gli Eurobond: un debito di tutta Europa, non dei singoli Paesi. Purtroppo non è successo, non hanno imparato nulla dagli errori del 2020 e da quello che è successo in Grecia. La situazione è disperante”.

Cosa può succedere adesso?

“Credo e spero che l’Italia e la Spagna vadano avanti da sole, e facciano quello che c’è bisogno per non far morire le loro economie. Il loro debito crescerà e ci saranno due possibilità: o verranno protette dalla Banca centrale causando l’ira dei tedeschi, oppure non verranno protette e crollerà tutto. Oggi l’Europa è più in pericolo che nel 2020: se questa tensione si risolverà con una prova di forza non riesco a vedere come l’euro possa sopravvivere. Lo dico con molta amarezza, perché penso sia all’interno dell’euro che si debbano cercare le soluzioni per la crescita”.

Stiamo ripercorrendo gli stessi errori del passato?

“Credo di sì: pretendere che un aumento del debito di 20 punti percentuali si possa gestire con l’austerity significa non avere capito nulla. Non è questa la strada. Abbiamo visto com’è andata con la Grecia, non hanno imparato da quella esperienza e a questo punto siamo in terra incognita: se va male, va veramente male. I sovranisti sono in agguato e rischiamo che il nostro contratto sociale esploda”.

La crisi del coronavirus può segnare la fine delle liberal democrazie occidentali?

“Se passa la tesi dell’austerity per uscire dalla crisi si va contro a una domanda fondamentale delle persone: più Stato. Questa crisi potrebbe portare gli elettori a rivolgersi verso una domanda di maggiori protezioni sociali. Se a questa domanda si risponde dando meno Stato si va contro la volontà popolare e si rompe il contratto sociale. La fine delle liberal democrazie è forse una boutade, ma il rischio che l’Europa e la democrazia saltino in pezzi è concreto e mi preoccupa molto”.

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Like this post? Please share to your friends:
Сome fare soldi con le opzioni binarie
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: