La nuova sfida dell’Europa

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Comincia adesso la più importante sfida dovrebbe traghettarla in un futuro più sostenibile dove la mobilità sarà in gran parte elettrificata. Secondo il
compromesso, passato a maggioranza con il sostegno di venti Paesi tra cui l’Italia, il voto contrario di quattro (Olanda, Lussemburgo, Irlanda e Slovenia) e altrettanti astenuti, le emissioni medie di CO2 delle autovetture immatricolate nell’Unione europea, rispetto al 2021 (95 g/km), dovranno essere inferiori del 15% entro il 2025 e del 35% entro il 2030 (il 30% per i furgoni).

Compromesso per alcuni deludenti, come ha dichiarato, per esempio, la federazione delle Ong europee per i trasporti e l’ambiente Transport & Environment. “Risultato sostenibile” come invece ha commentato la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Adesso, al di là di improbabili correzioni, è tempo per ogni mercato e quindi per ogni Paese di avere ben chiara una strategia energetica che sia in grado di favorire questi obiettivi. Da una parte attraverso lo svecchiamento del parco circolante (in Italia ci sono ancora 4,6 milioni di veicoli che non raggiungono nemmeno la soglia Euro 2) dall’altra agevolando il più possibile lo sbarco dell’auto elettrica.

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Donne e computer: la nuova sfida dell’Europa

Published on March 17, 2009

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La Commissione europea sta mantenendo la sua promessa di promuovere l’Ict (Information and Communication Technologies) tra le donne. La sua ultima azione, il 3 marzo scorso, consisteva nel visionare la sottoscrizione di un codice di best practises per le donne nel settore dell’Ict da parte di cinque tra le maggiori società, quali Motorola e Microsoft. Le ultime da Bruxelles.

L’attuale mancanza di competenze tecnologiche in Europa è allarmante: il settore Ict in Belgio attualmente affronta la carenza di oltre 10mila dipendenti qualificati, in Polonia 18.300, in Italia 2.800, in Francia 4.300, in Spagna 41.800 e in Germania, la più importante economia europea, addirittura 87.800.

Il lavoro nel settore delle tecnologie dovrebbe essere reso più appetibile per le donne. Lo scopo della promessa fatta dalla Commissione è promuovere il potenziale femminile e cercare di affrontare la mancanza di competenze nell’Itc, che si prevede raggiunga 300mila unità entro il 2020. «Questo è un primo passo per attirare le giovani donne verso i lavori in ambito high-tech», afferma Viviane Reding, Commissario europeo all’Informazione e ai media. Nell’ottobre 2008 lanciò il suo appello per nuove “Ciberellas”, ovvero donne con competenze Ict, che prevedeva avrebbero avuto «un forte impatto nel dare forma al futuro economico e sociale dell’Europa». Il videoclip promozionale Ict is wicked verrà presto distribuito nelle scuole europee e si può vedere anche qui:

La nuova redistribuzione della ricchezza è la sfida dell’Europa

In Europa ci vuole una visione più improntata all’equità generale o l’attuale modello sarà spazzato via dalla protesta delle piazze

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Il contenuto è alto, solenne, speranzoso. L’appello sottoscritto dai cinque Senatori a vita della Repubblica (Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano, Carlo Rubbia, Liliana Segre) è un inno all’Europa unita. Alla sua importanza. Alla sua rilevanza strategica per competere, nel Villagio Globale, con gli altri grandi giocatori mondiali: gli Stati Uniti d’America, la Russia e la Cina.

Il manifesto affronta vari temi correlati ai percorsi professionali dei singoli Senatori a vita, nell’ambito di una visione europea.

Elena Cattaneo sottolinea l’importanza di una Europa unita per la costruzione di progetti di ricerca inimmaginabili per un singolo gruppo nell’ambito di un singolo stato, sia per entità sia per rischi. “Come ricercatori di fronte alla fascinazione di nuove spinte isolazioniste non possiamo che mostrare l’evidenza dei pericoli che aprirebbe un tale scenario. Primi fra tutti l’irrilevanza scientifica e la limitazione culturale di auto-confinare la nostra attività all’angusto spazio del singolo stato-nazione”.

Mario Monti evidenzia la sua visione dall’angolo dell’economia: “Le regole europee frenano gli abusi di potere, anche da parte di chi governa. Invocano la sovranità e la nazione ma, opponendosi ad una Europa più forte, rischiano di rendere i nostri paesi vassalli di potenze autoritarie extra europee”.

Renzo Piano paragona la costruzione dell’Europa alla costruzione di una casa o di una città: un divenire lento ma continuo, pietra dopo pietra, con pazienza e molta costanza. “E quando una pietra non è appoggiata bene, la si aggiusta, non si sospendono i lavori, tanto meno si butta giù il muro”.

L’Europa unita è un cambiamento necessario e tutti i cambiamenti richiedono energia, fiducia e un po’ di ottimismo: “Difendiamo questa grande casa comune che è l’Europa”.

Anche Carlo Rubbia affronta l’argomento dall’angolo della ricerca scientifica “La ricerca aiuta il genere umano non solo per aumentare la nostra capacità di comprendere il mondo che ci circonda, ma anche per migliorare le nostre condizioni materiali, la vita sociale e il benessere”.

Siamo di fronte ad una grande trasformazione verso una economia promossa dalla conoscenza di cui le scoperte scientifiche sono il motore. L’internazionalizzazione delle scienza è quindi l’unico elemento fondamentale per il nostro progresso.

Liliana Segre infine concentra il suo appello, come testimone delle tragedie del ‘900, nel far sì che non si ripetano. Vi è la necessità di uno spazio comune europeo di persone che si riconoscono uguali in dignità e diritti: “Niente unisce di più di un nemico comune: modello di riferimento cui dobbiamo opporci con forza. Assecondare odi e paure è il metodo più rapido per cambiare l’Europa, rendendola peggiore”.

Il sesto Senatore a vita, l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è l’unico che nel suo breve commento di partecipazione all’appello istituzionale da lui non sottoscritto, ha evidenziato il punto, a nostro avviso cruciale, della questione. L’Europa unita deve garantire crescita economica ma soprattutto “Progresso sociale e civile”.

Il tema di una più equa politica redistributiva del reddito in tutti gli stati membri dell’Unione Europea, costituisce la più importante ed efficace risposta alle istanze velleitarie dei movimenti populisti e sovranisti. Anche Bruxelles in questi ultimi anni si è dimenticata delle “periferie”, del calo impressionante e non accettabile della capacità di acquisto delle classi medie e medio-alte. Della inaccettabile realtà di un sistema economico che ha arricchito sempre di più i ricchi e impoverito ancora di più i sempre più numerosi poveri.

L’assenza nell’appello dei cinque Senatori a vita di questo “titolo” nell’agenda dei lavori o dei valori della nuova Europa che si svilupperà, speriamo, dopo le elezioni di fine mese, è un segnale evidente e pericoloso. Una non consapevolezza piena, anche da parte della migliore classe dirigente del nostro paese, di quella che a nostro avviso è la vera fragilità del nostro modello capitalistico. O si inizia a modificarlo dal di dentro con una visione più improntata all’equità generale che non all’arricchimento personale, o l’attuale modello sarà spazzato via dalla protesta delle piazze animate da coloro che non ce la fanno più e si lasciano guidare dalla propaganda mistificatoria di chi cavalca la tigre del malessere.

Oggi il bilancio dell’Unione Europa dedicato a progetti sociali e povertà è dello 0,3% della spesa sociale complessiva dell’Unione Europea.

Fare più insieme – ha scritto Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera – avrebbe il vantaggio di mettere in comune esperienze nuove sulla formazione continua, la riqualificazione dei lavoratori in relazione alle nuove tecnologie, ma anche facilitare ancor più un vero mercato del lavoro comune che incoraggi, insieme a politiche di investimento e ad uno sviluppo di un mercato dei capitali europeo, la convergenza sulle condizioni di vita. Questo potrebbe essere una grande opportunità perché renderebbe possibile condividere le esperienze più avanzate e proteggere soprattutto i paesi in cui il lavoro è più fragile”.

La Reichlin ha concluso il suo contributo sul quotidiano milanese proprio sul punto nodale della questione: “L’Europa è la maggior garanzia contro il dumping sociale. La tradizione europea, i valori su cui l’Unione si fonda parlano in questo senso, ma un cambiamento è oggi necessario. Renderla più solidale e inclusiva necessariamente significa approfondire, non ridurre il progetto federale e soprattutto smetterla di vederla come qualcosa di diverso da noi, che non ci appartiene. L’Europa siano noi”.

Riccardo Rossotto

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