Le conseguenze pessime dell’introduzione della Tobin Tax

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Le conseguenze pessime dell’introduzione della Tobin Tax

Si è registrato un crollo totale a distanza di un solo anno dopo l’entrata in vigore della tassa sulle transazioni finanziarie con i volumi degli scambi a Piazza Affari che sono scesi di oltre il 30%.

A fare il punto sulla drammatica situazione è un report appena pubblicato da Credit Suisse. «La tassa sulle transazioni finanziarie – fanno notare gli analisti del gruppo – continua ad essere una delle principali preoccupazioni per gli investitori europei». La descrizione esatta fatta dalla banca non fa altro che mettere in evidenza che, al contrario della Francia dove gli effetti dell’aumento dell’aliquota sono stati in qualche modo contenuti (il volume degli scambi è sceso del 6,4%), Piazza Affari ha reagito in maniera pessima a questa stretta. Il crollo dei volumi delle transazioni negli ultimi 12 mesi ha toccato il 30%.

Tenendo conto della crescita media degli altri mercati europei, però, la flessione è superiore al 34%. > Unicredit, coordina lo sbarco di Fineco a Piazza Affari Il tax rate più alto per le operazioni fuori Borsa ha portato, dice il documento, ad una «drastica riduzione» delle stesse, passate dal 40,6% al 10,9%. > Piazza Affari vede Buzzi e Mediaset con una buona performance Inizialmente, la Commissione europea aveva presunto l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie in tutti i 27 stati membri dell’UE. Anche se non c’è stata unanimità, undici stati membri hanno chiesto alla Commissione di continuare a perseguire la tassa sulle transazioni finanziarie europea: tra questi, a partire dal marzo del 2020, c’è l’Italia che ha stabilito un’aliquota dello 0,1 per cento sulle azioni e dello 0,2% sulle transazioni Otc (ovvero i mercati non regolamentati).

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Rimanendo ancora per un attimo focalizzati sull’eurodollaro, una giornata cruciale sarà quella di giovedì nella quale a distanza di poche ore verranno rilasciati i dati sull’inflazione dell’Eurozona (alle 11) e degli Stati Uniti (alle 14.30).

Attesa dunque un’alta volatilità vista l’importanza della variabile inflazione soprattutto sul versante europeo, unico faro guida delle scelte di politica monetaria a Francoforte. Settimana di grande importanza anche per la sterlina che mercoledì sarà interessata dalle release sul mercato del lavoro e un’ora dopo dal rapporto della Bank of England sull’inflazione e dal discorso del Governatore Carney che, come riferiscono alcune voci, potrebbe annunciare un rialzo del tasso di interesse di riferimento a partire dall’inizio del 2020.

Dunque verosimile volatilità è attesa sul fronte valutario in un contesto che vede naturalmente le Borse come co-protagoniste dal momento che le ampie escursioni di prezzo della settimana scorsa di fatto ci hanno restituito una situazione nella quale i listini si trovano non lontani dai punti di massimo e sostanzialmente destinatari ancora di grandi flussi di liquidità, spiega il report di DailyFx, in maniera ancora piuttosto slegata dalla dinamica degli altri asset e da meccanismi correlativi con il dollaro americano. Da osservare inoltre anche il Bund tedesco su importanti livelli tecnici di massimo, con un obbligazionario che a livello globale in molti casi sta segnando record di minimi rendimenti sul mercato secondario. Tanti dunque i temi sul tavolo che avremo modo di seguire molto da vicino insieme e giorno per giorno. Veniamo ora al punto tecnico

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ECCO SHULZ IN ITALIA E RILANCIANO L’IDEA DELLA “TOBIN-TAX” EUROPEA

DI MAURO MENEGHINI

Londra: le banche avvertono sulle conseguenze della tassa sulle transazioni di borsa. La prevista tassa sulle transazioni di borsa crea più danni che vantaggi, lo conferma anche uno studio della City. Per l’Italia significherebbe un aggravio di costi per 205 miliardi di euro. Lo studio ha chiaramente lo scopo d’evitare l’introduzione della “Tobintax.” Da alcuni anni si discute sull’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie. Nel frattempo ci si contende sulla destinazione del gettito se deve esser destinato ai bilanci nazionali o al bilancio europeo. A seguito della crisi finanziaria è venuta l’idea di introdurre una tassa sulle transazioni borsistiche per far sì che i costi per il salvataggio di banche e stati insolventi, in particolare nell’Euozona, non andasse ad esclusivo carico dei contribuenti europei. Da due anni e mezzo anche la Commissione europea ne vuole accelerare la discussione. La tassa dovrebbe interessare obbligazioni, azioni e derivati.

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La tassa dovrebbe essere di qualche decimo se non centesimo di percentuale. Le transazioni per il mercato azionario dovrebbero aggirarsi intorno allo 0,1% mentre i derivati verrebbero tassati per lo 0,01%. Manuel Barroso sostiene che la tassa avrebbe dovuta essere introdotta già da molto tempo: “anche il mondo della finanza deve rendere qualcosa alla collettività.” In origine il gettito avrebbe dovuto essere di 50 miliardi annui. Circa un anno fa gli undici stati europei si dichiararono disposti ad introdurre la „Financial Transactions Tax“ (FTT), quindi senza gli altri 17 (allora 16) Paesi. Oltre all’Italia hanno aderito Germania, Francia e Spagna. Ora ci si chiede se introdurre la tassa solamente in alcuni Paesi in questo caso si tratterebbe di una tassa “light”. E’ altrettanto irreale pensare d’introdurre una tassa in maniera globale. La Gran Bretagna metterebbe certamente i pali fra le ruote. Anche la Svezia s’è dichiarata contraria in quanto ciò lederebbe il principio di libera concorrenza. Dietro le quinte continuano le trattative, ieri martedì in occasione della riunione dell’Ecofin (riunione dei ministri finanziari dell’eurozona) la Francia sostiene che non intende coinvolgere le sue maggiori banche perlomeno per i derivati essendo quest’ultimi un segmento rilevante d’attività. Intanto da Bruxelles trapela che inizialmente la tassa dovrebbe colpire prima il mercato azionario, successivamente quello obbligazionario “e come estrema ratio quello dei derivati.” Il gettito della tassa sulle transazioni finanziarie negli 11 Paesi dell’unione porterebbe 21 miliardi in meno nel caso venisse escluso il mercato dei derivati.

Ora da Londra arrivano altri conteggi che dimostrano che “l’affare” sarebbe destinato a segnare cifre in rosso. I calcoli sono stati fatti da “City of London Corporation” e da “TheCityUK and London Economics”. A margine della riunione dell’Ecofin gli esperti finanziari inglesi avvisano che l’introduzione della tassa equivarrebbe allo 02% del Pil inglese nonostante il Governo l’abbia categoricamente esclusa. La tassa potrebbe costare 4,4 miliardi di euro, cioè 3,2 miliardi di sterline e questo andrebbe a carico in particolare della cassa dei fondi pensione inglesi, così il Telegraph. Essendo la Gran Bretagna la piazza dove avvengono le maggiori transazioni dell’Unione europea che hanno luogo sulla piazza di Londra significherebbe una chiara sfida alla Corte di Giustizia della Comunità europea. L’analisi della City of London entra nei particolari: “In Paesi in cui s’è prevista l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie s’avrebbero conseguenze ancora più gravi. In Spagna per 80 miliardi e in Germania per 150 miliardi di euro”. Il motivo è che tale tassa inciderebbe sui prezzi delle azioni e dei titoli di stato che fra l’altro sono posseduti da investitori privati. Questo è scientificamente documentato, così la Reuters.

L’Italia verrebbe danneggiata per 250 miliardi dall’introduzione della tassa. Mark Boleat, presidente di City of London Corporetion e membro della comissione per Politica e risorse sostiene che l’introduzione di una simile tassa: “Indica la difficoltà congiunturale in cui è paludata l’Europa”, e aggiunge: “Non si tratta solamente di una tassa che colpisce i mercati, bensì una tassa che va a colpire i privati risparmiatori che investono in fondi privati. La tassa potrebbe inoltre incidere sul mercato dei cpitali ed accrescere il costo per le imprese come per i Governi sovrani. Insomma la politica europea dovrebbe ripensare.” Che questa ricerca vada a favore del distretto finanziario londinese non c’è dubbio. Probabilmente si tratta di salvaguardare gli inteessi di quanti verrebbero daneggiati dall’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie che sono le grandi banche che operano nella piazza di Londra come i loro beneficiari come Stati, privati investitori e investitori istituzionali.

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Ho capito perché Schulz è venuto in Italia. A noi libertari non resta che mantenere avvisata la gente. Col metodo di Junkers ci riprovano con nuove tasse.

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