Le ultime notizie sul Forex e la politica monetaria europea

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Le ultime notizie sul Forex e la politica monetaria europea

“Credetemi, questo basterà”. Riecheggiano ancora come un monito quelle parole pronunciate in un rovente fine di luglio del 2020 dal presidente della BCE Mario Draghi. Un monito più per lui che per l’Europa. Una rassicurazione forte, ma azzoppata solo la settimana successiva. E con il quantitative easing questa volta il connazionale Mario Draghi ci è andato molto più cauto, perché stavolta, come allora ci sono i tedeschi a fare “no” con la testa: e anche se l’input per perseguire una politica monetaria iperaccomodante viene niente meno che dal direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, questa volta Draghi, mentre pronunciava scandendole per bene le parole “misure non convenzionali”, non gli dava troppa importanza. Quasi a voler recitare un copione, una dichiarazione per dire “ecco, ora l’ho detto, smettila di rompere!”.

Non sembra proprio tempo di QE. La BCE lo pensa da tempo, altrimenti lo avrebbe già fatto. Alla fine il pronunciamento della corte costituzionale tedesca sulla legittimità o meno di meccanismi non convenzionali avrebbe dovuto fare i conti con la storia, e i tedeschi hanno ancora il nervo scoperto .

Il quantitative easing in salsa europea quindi, è ancora solo l’ultima spiaggia, e a fare i conti con la prova dei mercati in questi giorni che stanno vendendo sulle notizie, c’è da contarci: mezza Europa s’è comprata l’indiscrezione.

Oggi alle 10:30 produzione manifatturiera in Gran Bretagna di febbraio attesa in lieve flessione a 3.1 contro il precedente a 3.3 per la lettura anno su anno e a 0.2 contro il precedente a 0.4 per la rilevazione mese su mese.

Se dovessimo limitarci all’analisi tecnica, ancora una volta il nostro studio tiene perfettamente i livelli, con la moneta unica che si lascia trasportare all’interno del canale ribassista e riparte questa settimana. Ma il motivo della ripresa contro il biglietto verde è che i mercati non credono ci sarà QE. Dopo aver sfondato la resistenza a 1.3750 e in assenza di dati particolari in arrivo né dal vecchio continente né dagli Stati Uniti, bisognerà attendere il superamento di nuovi massimi relativi in zona 1.38 per parlare di inversione di trend.

Staremo a vedere se la sterlina inglese si è già ripresa dalla batosta della scorsa settimana. Il movimento rialzista, anche in questo caso è guidato da una generale debolezza del dollaro sia nel caso della moneta di Sua Maestà, sia nel caso della moneta unica. Attesa per i dati di oggi alle 10:30 che daranno direzionalità al mercato confermando in caso di sorpresa in positivo il trend iniziato. Attenzione che dal punto di vista tecnico ci troviamo in prossimità di una resistenza importante a 1.66.

Il dollaro australiano continua a crescere, come avevamo già detto la settimana scorsa superando nuovamente la resistenza a 0.93 e riuscendo finalmente a sfondare il nuovo massimo dopo tre test nelle ultime due settimane. Dal punto di vista tecnico ci ritroviamo in prossimità della mediana del canale rialzista che potrebbe fornire uno spunto per un lieve ritracciamento almeno fino in zona 0.93. Anche in questo caso il movimento è guidato dal dollaro anche perchè i dati provenienti dall’Australia usciti nella notte sono stati abbastanza deludenti.

Enel punta a espandere il suo raggio d’azione in Asia. La Repubblica scrive che nella notte l’Ad Fulvio Conti ha firmato a Pechino un memorandum d’intesa con State Grid Corporation of China, la più grande azienda al mondo attiva nella trasmissione e distribuzione di elettricità. L’obiettivo è quello di sfruttare l’alleanza come trampolino di lancio verso i principali mercati asiatici. Secondo il quotidiano, nei prossimi tre mesi Enel e il colosso pubblico cinese daranno vita a un gruppo di lavoro per studiare la nascita di una joint venture.

L’obiettivo, oltre a radicarsi sul mercato cinese, è quello di puntare ad una presenza significativa nei Paesi asiatici con tassi di crescita più elevati come Indonesia, Cina e Vietnam. L’alleanza arriva a pochi giorni dalla comunicazione della Consob che ha annunciato la salita di Bank of China al 2% del capitale del gruppo guidato da Fulvio Conti. Buona la reazione del titolo Enel a Piazza Affari dove mostra un progresso di quasi 1 punto percentuale a 4,14 euro.

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Il ruolo di Ue e Bce, l’illusione della leva monetaria

Con le decisioni di mercoledì sera la Banca centrale europea ha ampliato le misure del 12 marzo per fronteggiare le conseguenze economiche dell’epidemia di Covid-19.

La quale ostacola l’offerta di prodotti, ne scoraggia la domanda, squilibra la finanza di imprese e banche ed esaspera gli spread fra i tassi di interesse dei Paesi dell’Eurozona.

Le armi più efficaci per rimediare sono politiche di bilancio che possono curare anche la qualità delle maggiori spese e dirigere gli interventi dove sono più urgenti. Altra arma essenziale è un salto in avanti nell’integrazione comunitaria: coordinando le misure anti-epidemiche nazionali, minimizzando le barriere ai confini nazionali, finanziando con fondi europei investimenti, sussidi e forme di assicurazione sovranazionale dei rischi che comunque ci accomunano. Poiché è ragionevole supporre che lo shock sanitario sarà relativamente breve, i disavanzi aggiuntivi dei bilanci potranno poi interrompersi e rientrare gradualmente, mentre rimarrebbero i benefici di un’Unione più integrata.

La politica monetaria, pur avendo spuntato molte delle sue armi nelle difficoltà dell’ultimo decennio, rimane però importante, almeno su tre fronti. Innanzitutto può agevolare il finanziamento dei disavanzi pubblici aggiuntivi che la cura dei danni della crisi comporta. Se i disavanzi rientreranno dopo lo shock non sarà compromessa l’indipendenza della Bce e la sua capacità di controllare nel medio-lungo periodo la quantità e il costo della liquidità.

In secondo luogo, la politica monetaria può limitare i pericoli che corre la stabilità finanziaria, con molte imprese che rischiano insolvenze contagiose e destabilizzanti per le banche loro creditrici. La Bce ha informazioni e strumenti essenziali per facilitare le banche nel far fronte alla crisi epidemica. Può, ad esempio, attutire le tensioni della loro liquidità e incentivarle ad aumentare il credito, soprattutto a favore di imprese, settori, regioni, famiglie particolarmente colpite. Ciononostante, la tradizionale funzione delle banche nel trasmettere la politica monetaria all’economia può incepparsi; ed ecco un terzo fronte di azione per la Bce: “saltare le banche” con interventi diretti in acquisto di titoli pubblici e privati, fino alla carta commerciale di imprese non finanziarie, assumendosi temporaneamente rischi di credito che a crisi conclusa potrà ricollocare sui mercati e presso le banche commerciali.

L’insieme delle decisioni del 12 e del 18 marzo impegnano la Bce su tutti e tre i fronti. In particolare, il nuovo programma di acquisti di titoli per l’emergenza pandemica è ampio e flessibile, diretto ad attenuare le difficoltà sia di interi Paesi (compresa l’Italia, ma è stata finalmente superata l’esclusione della Grecia dal “quantitative easing”) che di singole imprese.

Non illudiamoci però di poter fare a meno delle politiche di bilancio e dell’integrazione comunitaria. Se i governi non si muovono con decisione e l’integrazione europea non fa un salto di qualità, le facilitazioni monetarie ci manterranno nell’attuale trappola di stagnante liquidità col rischio, finita l’emergenza sanitaria, di ricapitare in una crisi finanziaria da eccesso di debito e rischi.

Detto questo, sia nei governi nazionali che a Bruxelles non mancano sforzi per trovare accordi che superino le difficoltà. Sforzi spesso frustrati da miopi nazionalismi e polemiche divisive; sforzi poco pubblicizzati, anche per discrezione istituzionale e diplomatica, ma che potrebbero rafforzarsi a vicenda. Non è solo per l’azione schiettamente sovranazionale della Bce che far parte di un’Europa che fatica a rafforzarsi è meglio che isolarsi in un mare globale in tempesta virale, economica e finanziaria.

–>La BCE riesamina la strategia di politica monetaria –>

Come avevano anticipato alcuni addetti ai lavori, il Consiglio direttivo della BCE ha avviato un riesame della strategia di politica monetaria. Il processo si concluderà entro la fine del 2020

Come avevano anticipato alcuni addetti ai lavori, il Consiglio direttivo della BCE ha avviato un riesame della strategia di politica monetaria che aveva adottato nel 1998 e di cui aveva chiarito alcuni elementi nel 2003. La BCE ha spiegato che la scelta è dovuta ai profondi cambiamenti strutturali che hanno interessato l’economia dell’area dell’euro e a livello mondiale a partire dal 2003. “Inoltre, affrontare bassi livelli di inflazione è diverso rispetto alla sfida storica di un’inflazione elevata”, ha aggiunto la Banca Centrale Europea.

“Le nostre economie sono investite da profondi cambiamenti; è quindi tempo di un riesame della strategia per assicurare che assolviamo il nostro mandato nel miglior interesse degli europei”, ha dichiarato la presidente della BCE, Christine Lagarde.

La revisione sarà effettuata nel pieno rispetto del mandato di stabilità dei prezzi della BCE sancito dal Trattato.

La Banca Centrale Europea ha precisato che il riesame includerà la formulazione quantitativa della stabilità dei prezzi, gli strumenti di politica monetaria, l’analisi economica e monetaria e le prassi di comunicazione. In particolare, la formulazione quantitativa della stabilità dei prezzi, unitamente all’approccio e agli strumenti attraverso cui si realizza la stabilità dei prezzi, sarà al centro di questo esercizio.

Inoltre, la BCE ha segnalato che nel processo di revisione saranno considerati anche altri aspetti, quali la stabilità finanziaria, l’occupazione e la sostenibilità ambientale.

Infine, il Consiglio direttivo valuterà l’efficacia e i potenziali effetti collaterali degli strumenti di politica monetaria sviluppati nel corso dell’ultimo decennio.

La Banca Centrale Europea ha posto l’accento sul fatto che il riesame della strategia di politica monetaria si baserà su un’analisi accurata e sarà affrontato con spirito di apertura, coinvolgendo tutte le parti interessate.

La BCE ha anticipato che il processo si dovrebbe concludere entro la fine del 2020.

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