S&P il default selettivo della Grecia

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Grecia, S&P taglia nuovamente il rating: “Default selettivo”

Il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker ha “preso atto” della decisione di S&P di abbassare il rating della Grecia, sottolineando di “aspettarsi una forte partecipazione” dei creditori privati all’operazione di cancellazione del debito pubblico, lanciata venerdì scorso. “Questa o decisioni analoghe da parte di agenzie di rating sono state debitamente previste e prese in considerazione nella pianificazione dell’operazione Psi (coinvolgimento del settore privato)”, ha spiegato in una nota Juncker.

“S&P ha abbassato il rating sui titoli a lungo termine e a breve termine, rispettivamente da ‘CC’ e ‘C’ a ‘SD’ (selective default)”, ha dichiarato l’agenzia in un comunicato. Si tratta del gradino immediatamente precedente al default (inadempienza) assoluto. Default selettivo per S&P significa che “sono venute meno le garanzie su alcune obbligazioni” ma non ancora su tutte.

Una decisione, quella dell’agenzia di rating, che arriva dopo l’inserimento da parte del governo greco di clausole di azione collettiva (Cacs) in relazione alla proposta di ristrutturazione del debito sovrano rivolta ai creditori del settore privato. La mossa di S&P era stata “pre-annunciata” e tutte le sue conseguenze “erano state previste” grazie alle decisioni prese dal Consiglio europeo e dall’Eurogruppo. “Il downgrade non ha alcun impatto nel settore bancario greco vista la liquidità fornita dalla Banca centrale della Grecia e dall’Efsf”, il Fondo salva-Stati europeo”, ha sottolineato il ministero.

Che cosa significa default selettivo?

Il default è l’impossibilità da parte del debitore di rimborsare tutto il prestito al momento della scadenza: è la bancarotta. Di C.Vallotto

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Il default è l’impossibilità da parte del debitore di rimborsare tutto il prestito al momento della scadenza: è la bancarotta.

IL DEFAULT SELETTIVO, invece, è il mancato rimborso solo di una parte dei titoli di debito: è in pratica un fallimento mirato che non si protrae nel tempo.

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GRECIA. Nel caso della Grecia, i possessori delle obbligazioni selezionate e sacrificate al default riporteranno perdite quantificate nel 20%: a settembre, Atene ristrutturerà una parte del suo debito, agendo sui bond collegati che saranno scambiati con altri titoli a condizioni peggiorative. Al termine, il default rientrerà.

IN REALTA’, si tratta di un concetto che esiste principalmente nella terminologia di Standard & Poor’s, che a differenza di Moody’s e Fitch prevede accanto al rating «D» (default generale) anche «SD» (selective default, appunto). Secondo l’Almanacco dei banchieri il rating «Sd» è assegnato quando Standard & Poor’s ritiene che il debitore abbia deciso di non adempiere a una specifica emissione di titoli, o classe di obbligazioni, ma che continuerà a rispettare le obbligazioni su altre emissioni o classi di obbligazioni in maniera puntuale.

MANCATO RIMBORSO. Si tratta insomma di un default – cioé mancato rispetto dei rimborsi di un’obbligazione a scadenza – ma che a differenza del default generale è limitato a certi titoli e non si protrae nel tempo. Nel caso della Grecia questa è una soluzione più soft, nonostante le richieste pressanti del governatore della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet, che negli scorsi mesi aveva lanciato un monito contro ogni ipotesi di default, anche selettivo.

BCE SI OPPONE. Il ragionamento che fanno alla Bce è che con l’ipotesi di default, ancorché selettivo, si rischia di rientrare comunque nella classificazione di default da parte delle agenzie di rating, e far scattare i contratti credit-default swap con cui ci si assicura dal rischio-insolvenza. Con un possibile effetto-domino che rischia di allargare a macchia d’olio il contagio verso altri Paesi nell’area euro.

La Grecia è in “default selettivo”

Lo ha detto ieri Standard & Poor’s, che cosa vuol dire?

La scorsa notte l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha nuovamente declassato il giudizio sul debito sovrano della Grecia, portandolo da CC (livello spazzatura, quasi default) a SD (Selective Default), cioè “default selettivo”. Si tratta dell’ultimo gradino di valutazione prima del fallimento e significa che per la Grecia, secondo S&P, si prospetta ormai una sorta di “default parziale”, come qualche analista aveva già accennato negli ultimi mesi. Sia il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, che il governo greco ieri hanno subito fatto sapere che il declassamento era atteso, che le conseguenze di questa decisione erano già state prese in considerazione.

La decisione di S&P è arrivata dopo la decisione del governo greco di aggiungere all’accordo del 21 febbraio scorso con i creditori privati – che prevede la rinuncia dei creditori a circa il 53 per cento del capitale investito – le cosiddette Collective Action Clauses (CAC), le clausole di azione collettiva. Queste CAC, che possono essere impiegate in maniera retroattiva, possono costringere tutti gli investitori ad accettare delle modifiche sulle condizioni di pagamento di una obbligazione qualora una percentuale predefinita di obbligazionisti sia d’accordo. Nel caso della Grecia la soglia sarebbe “solo” del 66 per cento. Il tutto senza che il debitore si dichiari tecnicamente insolvente.

Secondo S&P, dunque, l’introduzione retroattiva delle CAC cambierebbe significativamente le condizioni originali del debito e limiterebbe decisamente il potere negoziale degli investitori. Questo potrebbe portare dunque a una ristrutturazione del debito con i privati non più volontaria, come si è detto sinora, ma obbligatoria e quindi, paradossalmente, potrebbe far entrare in gioco i cosiddetti Credit Default Swaps (CDS), una sorta di “assicurazione” contro il fallimento di un debitore (in questo caso uno Stato) che ripaga chi li sottoscrive solo in caso di mancato pagamento del prestito.

“Sono venute meno le garanzie su alcune obbligazioni”, ha scritto in un comunicato S&P, che però allo stesso tempo si è riservata di alzare a metà marzo il rating sul debito greco nuovamente a CCC, giudizio che viene dato ai paesi con titoli pubblici considerati vulnerabili e dipendenti dalle condizioni economiche e finanziarie. Entro il 12 marzo, infatti, dovrebbe essere completato il cosiddetto bond swap: le vecchie obbligazioni della Grecia acquisite dai privati saranno scambiate con titoli a più lunga scadenza e con tassi più bassi.

Inoltre, subito dopo l’ultimo declassamento di S&P, la Banca Centrale Europea (BCE) ha deciso di non accettare più, per il momento, i titoli di Stato greci come “collaterali”. Significa che le banche europee non potranno più offrire alla BCE bond greci come garanzia per avere liquidità.

foto: AP/Petros Giannakouris

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