Telecom, un asset che potrebbe perdere valore

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Telecom-Telefonica, un regolamento attuativo di un decreto del governo Monti potrebbe far saltare l’affare

In questo articolo
Storia dell’articolo

Questo articolo и stato pubblicato il 25 settembre 2020 alle ore 07:21.

Giace a Palazzo Chigi un regolamento attuativo di un decreto legge Monti che potrebbe essere l’uovo di Colombo nell’affare Telecom Italia-Telefonica. Ma il Governo ha messo in stand by la cosa, di fatto disinteressandone: и l’accusa che arriva da politica e soprattutto da Paolo Gentiloni (PD): «Certo non blocchiamo Telefonica, ma l’Italia ha il diritto di mettere bocca sul destino di asset pubblici. Tanto piщ che c’и una legge che lo permetterebbe», dice al Sole24Ore. И il decreto legge 21 del 15 marzo 2020, che tra l’altro colma una lacuna italiana in seno all’Europa. Serve infatti a uniformare la nostra normativa a quella europea in fatto di golden share, che dа al Governo potere di intervento per tutelare gli interessi legittimi, essenziali e strategici del Paese. «Per la Sicurezza e la Difesa и stato fatto il regolamento attuativo. Per la rete tlc- che pure и strategica per il Paese- ancora no. Il testo giace a Palazzo Chigi- continua Gentiloni. Ieri, a un convegno di I-Com, ha sollecitato a risolvere, ma il rappresentante del Governo (Antonio Catricalа, viceministro allo Sviluppo economico) mi ha detto c’erano dubbi per il rischio che questa golden share sminuisse il valore di Telecom».

La partita della golden share
La golden share permetterebbe almeno al Governo di mettere bocca sulla strategia di Telefonica e sul futuro della rete, asset strategico italiano. И questa la partita da giocare adesso, secondo molti politici bipartisan. Ossia: se da una parte и vero che Telecom puт vendere a chi vuole, и anche vero che и nell’interesse del Paese mantenere un qualche controllo sulla rete. «E lo possiamo ancora fare. In due modi: con la golden share, appunto, e con lo scorporo della rete», dice Gentiloni. «Sulla rete scorporata potrebbe esserci una presenza pubblica, a tutela degli interessi dell’Italia», conferma Andrea Rangone, a capo degli Osservatori ICT del Politecnico di Milano. Insomma, sarebbe un modo per salvare capra e cavoli: non bloccare l’affare Telefonica ma allo stesso tempo tenere un controllo sulla rete, volano dello sviluppo tecnologico e quindi della crescita economica italiana.

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Palazzo Chigi nicchia
Ma и possibile solo se Palazzo Chigi vuole intraprendere questa via. Al momento non sembra cosм: «Il governo si chiama fuori», ha detto una fonte governativa interpellata da Reuters. Continua a nicchiare anche Cassa depositi e prestiti formalmente non interessa a entrare nel capitale Telecom. Oggi quindi sia il Pd sia il Pdl hanno chiesto al governo di riferire in Parlamento «Sulla questione della rete Telecom, gli ultimi Governi hanno scelto il silenzio. Prima sullo scorporo- trattato come se fosse una discussione privata tra Franco Bassanini della Cassa depositi e prestiti e Franco Bernabи (Presidente di Telecom). Ora lo stesso avviene con Telefonica», dice Gentiloni.

Sulla stessa onda Renato Schifani (Pdl) («La cessione di Telecom Italia agli spagnoli и un segnale preoccupante per il capitalismo italiano e per il nostro Paese. La circolazione di capitali и in genere un fatto positivo, ma quello che allarma sono i passaggi di proprietа, specie di asset strategici, sempre dall’Italia verso l’estero e mai viceversa»), Maurizio Gasparri (Pdl) («A questo punto diventa ancora piщ urgente definire il tema della rete. Lo scorporo и necessario proprio per la rilevanza strategica di questa struttura», Matteo Colaninno (PD) («Quando l’Italia resta priva di un pezzo industriale importante, и una perdita. A rischio c`и la garanzia dei dipendenti e del piano industriale») e altri, tra cui Beppe Grillo («il Governo deve intervenire per bloccare la vendita con l’acquisto della sua quota»).

La separazione della rete
«Telefonica da sempre ritiene che la rete non debba essere separata; un parere legittimo nel suo interesse che io non reputo allineato all’interesse del Paese», commenta Stefano Quintarelli (Scelta Civica), tra i massimi esperti del settore. И importante «concentrare tutti gli investimenti su un’unica rete nazionale, evitando duplicazioni e sprechi. Credo che sia fondamentale che politiche e presidio degli investimenti sulla rete debbano essere nazionali se no lasciamo una parte importante del futuro del paese nella discrezionalitа estera». Quintarelli nota che questo rischio con le autostrade non c’и grazie al meccanismo delle concessioni, con cui allineare attivitа del concessionario con interesse del Paese. Ma nelle tlc le concessioni non esistono. «Un meccanismo per tenere in considerazioni gli interessi del paese a medio e lungo periodo sono perт i cosiddetti “golden power” o poteri speciali attualmente in fase di redazione da parte del Governo. Li aspettiamo con ansia», continua Quintarelli, facendo fronte con Gentiloni su questa richiesta.

Murdoch-Telecom: ennesima smentita di scambi azionari, ma il mercato non gradisce

Murdoch/Tronchetti Provera…continua la love story più appassionate dell’estate. Ma come ogni amore che si rispetti, ha le sue rose e le sue spine.

E di fronte l’ennesima smentita di Telecom Italia che, su richiesta della Consob, interviene nuovamente per negare possibili scambi azionari, il mercato non perdona e deluso manda giù i titoli.

Stamani Telecom Italia ha preso la via del ribasso: dopo aver aperto la seduta in rialzo, si è poi indebolito in giornata per peggiorare fino a toccare nel primo pomeriggio un minimo con un calo del 2,02% a 1,2025 euro.

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La reazione più vistosa ha riguardato Telecom Italia Media, il titolo più speculato di recente proprio per i possibili effetti dello scambio azionario ipotizzato che avrebbero potuto portare alla cessione delle reti Tv La7 e MTv Italia. Il titolo, che perdeva l’1,10%, in tarda mattinata cedeva il 3,92%, dopo avere toccato i massimi del giorno a 0,41 euro.

Ormai non manca molto al fatidico appuntamento. Giovedì 7 settembre Marco Tronchetti Provera incontrerà il numero uno di News Corp, Rupert Murdoch, per discutere della fornitura dei contenuti. Ma il mercato ha sempre sospettato che potesse esserci qualcosa di più, come uno scambio azionario con l’ingresso di Murdoch in Telecom. Questo ha spinto i titoli in forte rialzo nei giorni passati.

Prima dell’incontro ufficiale, i due si incontreranno domani a Londra, “un vertice segreto per discutere i dettagli dell’ingresso di News Corp in Olimpia”, scrive il quotidiano Europa, alimentando le speculazioni.

Il tycoon australiano entrerebbe in Olimpia con “ un 40-45% attraverso la vendita di Sky Italia e con un call option sul restante 60%”.

Secondo Europa, Tronchetti vorrebbe mettere sul mercato la rete fissa “…per spuntare un prezzo migliore per un asset che negli anni potrebbe perdere valore“. In caso di scorporo della rete, “ Murdoch andrebbe subito al 60% di Olimpia“.

Stando all’opinione de Il Giornale, “… una simile operazione farebbe sicuramente bene a Pirelli, che ridurrebbe il carico in Olimpia riuscendo però a mantenere il controllo. Sulla trattativa pesa però la politica che non vede di buon occhio l’ingresso di un gruppo straniero nella rete telefonica italiana. Un accordo potrebbe essere facilitato da una separazione tra la rete e la parte servizi di Telecom, una scelta finora fortemente avversata dal gruppo telefonico“.

Oriana Cardani, di Rasbank, ritiene che “…l’operazione è interessante sia per Telecom che potrebbe rafforzare la struttura azionaria, sia per Sky che troverebbe una distribuzione alternativa per i suoi canali televisivi oltre al satellite. Certo ora bisognerà vedere quali sono i vincoli di natura politica anche se per fine mese è prevista la nuova legge per il riassetto televisivo che potrebbe facilitare questa operazione“.

Quanto a Ti Media, dovrebbe invece essere venduta. Le indiscrezioni indicano che un possibile candidato sia RCS Media Group che, con Ti Media, andrebbe così a costituire il terzo polo televisivo.

Tuttavia la nota di Telecom Italia parla chiaro, conferma le trattative con News Corp in merito alla sola fornitura di contenuti, smentendo un’intesa su possibili scambi azionari.

“In merito al protrarsi della circolazione di indiscrezioni circa ipotesi di accordi relativi a scambi azionari con il gruppo editoriale News Corporation – riferisce la nota – Telecom Italia ribadisce quanto già comunicato in data 3 agosto 2006. Nel confermare che sono in corso discussioni e trattative con il predetto gruppo editoriale in merito alla fornitura di contenuti nel campo dei media, si ribadisce in particolare ancora una volta che non sussiste allo stato alcuna intesa né accordo con riferimento a possibili scambi azionari”.

7 previsioni sul prezzo del bitcoin nel 2020

Per qualcuno è scattata l’ora dei rialzi milionari, per altri è destinato a perdere ancora valore. Cosa dicono gli esperti sull’anno che verrà per la criptovaluta per antonomasia

Prevedere l’andamento dei bitcoin? Impossibile o quasi. Troppe sono le variabili che, da quando è nata, condizionano il valore della madre di tutte le criptovalute. Eppure, nonostante buona parte delle previsioni finora si siano rivelate fallaci, sul finire dell’anno è consuetudine che il loro numero aumenti. Proprio come quello degli oroscopi.

E come gli oroscopi, anche le previsioni sull’andamento dei bitcoin cambiano di segno a seconda di chi se ne fa portatore, il che potrebbe far sospettare che alcuni vaticinii nascondano un pizzico di opportunismo. Ma tant’è, qui abbiamo raccolto alcune tra le previsioni su che ne sarà dei bitcoin nel 2020 più diffuse e citate. Tutte più che ottimistiche, ve lo diciamo subito. Tranne una.

1. Oltre il milione di euro (se non addirittura 2)

John McAfee, creatore dell’omonimo software antivirus, ne è così convinto da averlo scritto su Twitter e ribadito in varie interviste: entro la fine del 2020 la quotazione dei bitcoin sarà milionaria, visto che in giro ce ne saranno sempre meno. McAfee afferma che la sua previsione da 1 milione si basa su un personale modello di previsione dei prezzi, che tuttavia, nessuno conosce. Se avesse ragione, il bitcoin vedrebbe aumentare il suo valore di oltre il 4.900% dal suo massimo storico di 20.000 dollari.

2. Bitcoin a 20 mila euro

Questa previsione, decisamente meno sbilanciata di quella di McAfee, è abbastanza diffusa tra gli analisti, comprese alcune firme del giornale Bitcoinist. A portare il bitcoin verso i 20 mila dollari dovrebbe essere soprattutto l’halving, cioè il dimezzamento del numero di bitcoin che si possono estrarre, previsto a maggio del 2020. A dare forza all’ipotesi, c’è il fatto che i precedenti halving, del 2020 e del 2020, hanno generato un aumento del valore dei bitcoin.

Questa teoria, come altra poggia sul modello stock-to-flow, un valore che indica il rapporto fra la quantità di un determinato asset detenuto all’interno di riserve e l’ammontare che viene prodotto ogni anno (in pratica il prezzo di bitcoin, secondo questo modello, è destinato a salire man mano che le ricompense provenienti dal mining diminuiscono). Ma andrà così anche stavolta? Non è assolutamente detto. Anche se in occasione dell’halving un po’ di movimento attorno alle criptovalute è probabile.

3. Recessione globale

Questa teoria vede nel bitcoin uno dei pochi sprazzi di luce nella tempesta economica che ci aspetta (obbligatori gli scongiuri): in sintesi, il peggioramento delle condizioni economiche globali, dovuto al debito monstre degli Stati Uniti e alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina creerà sempre più pessimismo nei mercati, rallentando la domanda. Da qui una recessione e il ricorso al bitcoin come potenziale copertura. Ma… non sarà troppo facile?

4. Bitcoin a 90 mila euro

Un gigante bancario di Monaco, la Bayerische Landesbank (Bayern Lb) ha recentemente pubblicato un rapporto sulla previsione dei prezzi dei bitcoin per il 2020. Il rapporto, scritto da un analista senior, Manuel Andersch, spiega che il bitcoin ha caratteristiche simili all’oro. E per questo il prezzo nel 2020 può essere previsto in base al modello stock-to-flow. Scrive Andersch: “Se il rapporto stock-flow di Bitcoin del maggio 2020 viene preso in considerazione, emerge un prezzo vertiginoso di circa 90.000 dollari. Ciò implicherebbe che il prossimo effetto di dimezzamento non è stato valutato nel prezzo attuale del bitcoin di circa 8.000 dollari”. Tuttavia, gli autori dello studio precisano che anche i migliori modelli statistici non possono fare reali previsioni.

5. Bitcoin a 91 mila euro

Tom Lee, responsabile della ricerca di Fundstrat Global Advisors, ritiene che il bitcoin potrebbe salire a 91mila dollari entro marzo 2020. Fundstrat e Lee hanno realizzato un imponente database, con statistiche e grafici su bitcoin che aiutano a visualizzare le tendenze a breve e lungo termine. Includono il costo del mining di bitcoin, le tendenze di trading orarie, giornaliere e mensili e l’analisi tecnica. “Lee – si legge su Forbesha anche introdotto il Bitcoin misery index, o Bmi. È un indicatore contrarian, il che significa che più basso è, più positive sono le prospettive per bitcoin di salire di prezzo”.

6. Bitcoin a 55 mila euro

Anche PlanB, un profilo molto popolare su Medium, ha effettuato la sua analisi basata sullo stock-to-flow e sull’halving. Ma i risultati sono diversi da quelli finora citati. L’autore, si concentra sull’elemento di scarsità come forza trainante della crescente valutazione di bitcoin e ipotizza che nel 2020 il bitcoin potrebbe raggiungere quota 55mila euro.

7. Bitcoin a 4.000 dollari

Se è vero che gli ottimisti sono la maggior parte e dominano il campo delle previsioni, non manca però chi invece pensa che il 2020 riserverà brutte sorprese ai bitcoiner. Peter Schiff, commentatore finanziario e stock broker assai noto negli Stati Uniti, anche per il suo impegno politico con i Repubblican, è sempre stato critico verso le criptovalute. Secondo lui molto presto, dunque entro il 2020, il bitcoin scenderà a 4.000 dollari. A farglielo pensare, il recente crollo del prezzo del bitcoin da circa 9.700 dollari ad un minimo di 7.990 dollari. Il valore si è successivamente corretto attorno agli 8.500 dollari. Ma la ripresa non ha convinto Schiff, secondo cui la perdita in poche ore di 1.800 dollari non è casuale, bensì l’inizio di una contrazione molto più profonda. Chi avrà ragione?

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