Trading online tasse regime dichiarativo come funziona

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Contents

Le Tasse del Trading

Il leader Italiano specializzato nelle elaborazioni fiscali dei conti trading in regime dichiarativo

Specializzati

Nel 2020 siamo stati i primi a sviluppare un sistema di calcolo per la fiscalità dei conti trading. Da allora abbiamo elaborato e riconciliato più di 7700 conti trading per aiutare i nostri clienti a pagare le giuste tasse

Dedicati

I nostri professionisti hanno dedicato oltre 4.000 ore allo studio delle normative fiscali dei conti trading e alla creazione di un software unico in Italia.

Riconosciuti

Siamo stati selezionati come partner fiscali dai più importanti broker a conferma della professionalità e qualità del nostro servizio di elaborazioni fiscali conti trading

Tasse Trading: Chi deve dichiarare il conto trading?

Tutti i clienti con conti trading esteri, residenti in Italia hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi e compilare il Modello Redditi anche nel caso di una minusvalenza.
I report rilasciati dai broker di conti trading non sono stati creati per rispondere alle esigenze fiscali italiane e pagare le tasse, per cui hanno bisogno di una complessa rielaborazione. Dichiarativo.com offre un servizio unico in Italia con software specializzato per elaborare i dati di tutti i broker e calcolare le tasse del conto trading seguendo la Normativa Fiscale Italiana.

La soglia di €5000 sotto la quale i conti non vanno dichiarati non è riferita a conti trading ma solo a conti correnti.

Il conto trading se detenuto all’estero va dichiarato anche nel caso di minusvalenza

Il conto trading estero va dichiarato anche in assenza di prelievi

La soluzione per le tasse del conto trading in regime dichiarativo
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I vantaggi del servizio Dichiarativo.com

Facile

1. Inviaci i tuoi dati
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Elaboriamo i conti trading con documentazione completa entro 14 giorni dal pagamento. Se hai più conti o documentazione in PDF ci vorrà un po’ di più

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Calcolare le tasse del tuo conto trading in regime dichiarativo non è un problema se ti affidi a Dichiarativo.com per il Modello Redditi

Conoscenze e Competenze Esclusive

Un servizio unico per il trading in Italia

I professionisti di Dichiarativo.com hanno dedicato anni di studio alla complessa normativa fiscale relativa alla fiscalità del trading online, arrivando a sviluppare un software brevettato che applica la corretta metodologia anche ai casi più complessi. Questo permette di ottenere risultati corretti e coerenti per tutti i conti trading elaborati riconciliando il risultato fiscale con quello economico. Il trader con un conto trading in regime dichiarativo non avrà più problemi in sede di dichiarazione dei redditi per calcolare le tasse dovute.

Come Dichiarativo.com calcola le tasse trading

Rielaboriamo ogni singolo trade

Per la dichiarazione dei redditi e calcolare le tasse da trading Dichiarativo.com non fa “aggiustamenti” ai report dei brokers. Dichiarativo.com è l’unico servizio in Italia ad effettuare una completa elaborazione di tutti i trade, dei cambi-valuta, dei pagamenti di interessi, delle operazioni societarie, delle assegnazioni di opzioni e di tutti gli altri dati del conto trading per un corretto calcolo secondo la normativa fiscale Italiana.

Metodologia LIFO e prezzo medio di acquisto

Quando rielaboriamo i trades del conto trading, ricreiamo la stratificazione LIFO (Last-In, First-Out) delle posizioni finanziarie e delle valute aperte negli anni per calcolarne la plusvalenza corretta.
Per gli ETF, invece, utilizziamo il prezzo medio di acquisto come da normativa Italiana perché gli ETF seguono una tassazione diversa dagli altri strumenti

ETF armonizzati e non armonizzati

Oltre ad utilizzare la metodologia del prezzo medio di acquisto, gli ETF (Exchange-Traded-Funds) hanno una tassazione diversa da quella degli altri strumenti finanziari.

  1. Individuiamo gli ETF
  2. Identifichiamo se sono armonizzati, o non armonizzati
  3. A seconda della tipologia, applichiamo la normativa fiscale corretta:

Armonizzati: le plusvalenze degli ETF armonizzati vanno a formare parte dei redditi di capitali.
Non-Armonizzati: le plusvalenze degli ETF non-armonizzati vanno a formare parte del reddito ordinario del trader.

Assegnazioni da opzioni

Nel caso di conti trading che danno al cliente la possibilità di negoziare opzioni, dobbiamo attribuire il corretto costo al sottostante in caso di assegnazione o esercizio delle opzioni. Questo influirà quante tasse pagherai sul tuo conto trading perché una opzione assegnata non produce plusvalenza i minusvalenza ma cede il suo costo di carico al sottostante.

Operazioni societarie

Le operazioni societarie, quali aumenti di capitali, split, merger, acquisizioni, stock dividend, tender, ecc.. non sono dei trades ma delle operazioni decise dall’emittente. Queste operazioni societarie vanno a variare la stratificazione e il LIFO delle posizioni coinvolte sul conto trading. Tramite il nostro software, trattiamo le operazioni societarie in modo semi-automatico, variando la stratificazione dei trades coinvolti dalle operazioni.

Trasferimenti da altri conti

Inseriamo i trasferimenti di titoli da altri conti trading, con le loro stratificazione LIFO in entrata

Costi detraibili e non

Non tutti i costi derivanti dal trading sono detraibili: quelli che lo sono, li assegnamo ai trades di appartenenza e potranno ridurre le tasse dovute dalla tua attività di trading.

Riconciliazioni completa

Per verificare la correttezza dei calcoli e delle tasse che abbiamo calcolato per il tuo conto trading, riconciliamo:

  • I calcoli fiscali a quelli economici
  • Le giacenze calcolate a quelle effettivamente risultanti sul conto
  • Le posizioni finanziarie e valutarie aperte

Reportistica per il trader privato

1. Modello Redditi Precompilato
2. Dati per ISEE
3. Zainetto fiscale
4. Report di calcolo per ogni singolo trade

Qualità Garantita

I numerosi controlli che effettuiamo per riconciliare i calcoli ci permettono di garantire le elaborazioni sui conti trading rispondendo delle eventuali sanzioni dall’Amministrazione Finanziaria come da contratto.

Certificato ISO 9001

Ottenuta certificazione del processo per garantire alti standard di qualità

Copertura Assicurativa

Stipulata apposita assicurazione con Zurich Assicurazioni con massimale assicurato € 1.000.000

Servizio chiaro ed impeccabile.

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Utilizzo i seguenti broker: Interactive Brokers (future, opzioni, spread trading) e XM (forex)

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Mariani Remo. Interactive Brokers

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Paolone – Interactive Brokers

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Se non ci fosse Dichiarativo.com brancolerei nel buio

IB piattaforma completa su tutto anche nel farmi conoscere dichiarativo.com

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E’ utile dare direttamente l’accesso al conto, ciò evita perdite di tempo per procurarsi i dati da elaborare.

Contatto

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Come si calcolano le tasse nel trading?

La tassazione dei redditi legati all’attività di investimento in strumenti finanziari (trading, o trading online) è regolamentata dagli articoli 67, 68, e 44 del TUIR, oltre alle normative sul monitoraggio fiscale.

Cerchiamo di fare chiarezza su alcuni concetti importanti:

  • Le tasse si pagano soltanto su plusvalenze o minusvalenze “realizzate”
  • L’aliquota è di 26% per azioni, opzioni, futures, cfd, forex, obbligazioni non nazionali o sovranazionali
  • L’aliquota è di 12,5% per obbligazioni nazionali o sovranazionali
  • La cessione di valuta estera è considerata ai fini fiscali soltanto nel caso che il contribuente detenga valuta estera per un controvalore di €51.645,69 per almeno 7 giorni durante il periodo d’imposta
  • Gli ETF (exchange traded funds) subiscono una tassazione particolare
  • I dividendi e cedole (non statali/sovranazionali) subiscono un’aliquota del 26% sul’importo percepito in Italia
  • In regime dichiarativo, le plusvalenze da azioni, opzioni, futures, cfd, forex, obbligazioni, e tutte le minusvalenze dell’intero anno fiscale si compensano
  • I redditi da dividendi e cedole, e plusvalenze da ETF, non possono essere compensati con altre minusvalenze.
  • Dovrà essere utilizzata la metodologia “LIFO” (Last-In-First-Out) per calcolare l’ordine con il quale, ai fini fiscali, dovrà essere chiusa una posizione aperta in più momenti.

Trading online tasse regime dichiarativo come funziona [guida 2020]

In questa guida parleremo di un argomento di notevole interesse soprattutto per chi ha già cominciato a fare i primi passi nei mercati finanziari o lo sta per fare: discuteremo di cosa sono le trading online tasse, di come calcolarle e di come pagarle.

Quando si parla delle piattaforme di trading online, di Forex e di Borsa in generale si cerca molto spesso di focalizzarsi solo sui profitti e su come guadagnare con il trading online e la negoziazione di borsa.

Nel nostro blog abbiamo già parlato su come evitare di pagare le imposte e i bolli del conto titoli .

Nei blog finanziari e nei siti web di riferimento del settore, molto di sovente l’argomento sul trading online tasse e sul regime di tassazione dei profitti e delle plusvalenze viene trattato poco o solo superficialmente.

Parleremo anche della novità della Tobin Tax 2020.

Quasi nessuno si occupa di spiegare come pagare le tasse allo stato e soprattutto come e a chi rivolgersi per calcolarle.

Di certo avere dei profitti è una buona notizia, anzi diremmo ottima!

Ciò significa che hai messo a frutto mesi o anni di apprendimento e finalmente hai trovato la strategia o dei segnali di trading performanti che funzionano.

Non tutti sanno che per fare “reddito” bisogna rivolgersi solo a piattaforme regolamentate o comunque a broker che abbiano una licenza internazionale e ancora meglio Europea.

Fare trading online non è una passeggiata e chi è riuscito a fare dei guadagni, significa che ha seguito un percorso tortuoso e magari pieno di difficoltà.

Per avere dei ritorni positivi bisogna soprattutto studiare e seguire dei webinar e dei video corsi per migliorare la propria conoscenza della materia.

Ecco di cosa parleremo in questa guida sul trading online tasse.

Perchè una guida alle tasse nel trading online

Molti trader dopo aver aperto un conto per esempio con eToro (clicca qui per il sito ufficiale) e magari aver avuto buoni risultati con il copia trading, sono andati nel pallone, perchè hanno letto che l’agenzia delle entrate commina delle multe salate a chi non paga le tasse.

Moltissimi non sanno che tutti i proventi che fanno reddito, devono essere dichiarati soprattutto quando si vede il proprio capitale crescere nel tempo e si fanno dei prelievi verso il proprio conto corrente bancario.

Le multe per chi non dichiara dei proventi arrivati sul proprio conto corrente sono salate ed è un peccato dover rischiare di pagarle su dei profitti tanto sudati e agognati.

In questa guida parleremo delle imposte italiane, ma se sei residente in un altro stato, fai riferimento all’agenzia delle entrate del tuo Paese in cui risiedi.

Ci sono moltissimi strumenti che si possono utilizzare per fare dei guadagni con i mercati finanziari e anche molte piattaforme a prescindere che i broker abbiano o no una sede in Italia.

Tutti coloro che investono in borsa sanno che una parte dei profitti deve essere lasciata sul piatto sotto forma di tasse ed imposte.

Ricorda che tutte le rendite finanziarie non rientrano nell’imponibile personale, ma sono oggetto di una flat tax, cioè di una tassa percentuale fissa del 26%.

Questa tassa semplifica molto i calcoli e le procedure per dichiarare le trading online tasse al fisco.

Non essere troppo avido e segui la guida per pagare le tasse e le imposte sulle rendite finanziarie, altrimenti saresti oggetto di contestazioni e magari di multe ed essere magari anche considerato un evasore fiscale.

IMPORTANTE: per rendere la procedura più semplice possibile devi affidarti a dei broker che possano produrre una stampa di tutte le tue operazioni fatte nel corso dell’anno.

Meglio se le piattaforme sono regolamentate e registrate CONSOB.

Anche se operi un un broker straniero o con sede extra EU, ricorda che devi comunque fare la dichiarazione se nell’arco dell’anno i profitti e i prelievi arrivati sul tuo conto corrente sono maggiori dei depositi.

Il profitto infatti è la differenza positiva tra il deposito fatto nella piattaforma e il tuo saldo contabile prelevabile.

Qui sotto ti presentiamo una tabella con le piattaforme regolamentate che aiutano i clienti nella procedura della dichiarazione delle tasse.

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Questi intermediari finanziari a fine anno inviano un estratto conto dei movimenti in entrata, delle operazioni effettuate e dei prelievi effettuati verso il proprio conto corrente con il saldo contabile attuale.

In questa guida ti mostreremo, se continui a leggere, come dichiarare i redditi derivanti da trading online 2020 – 2020 inerenti alle plusvalenze derivanti dall’attività di trading e che devono essere dichiarate per mezzo del modello Unico.

Pagare le rispettive imposte è facile e lo potrai fare con il modello F24 tramite un’aliquota sostitutiva fissa del 26%.

Trading online tasse e imposte convenienti

Innanzitutto siediti e rilassati.

Con questa guida avrai un’idea più concreta di come pagare le tasse, ma ti ricordiamo che ogni caso personale è un caso a sè stante e noi non facciamo consulenze tributarie, quindi non solo leggere delle guide come questa, ma chiedi una consulenza con il tuo CAF di riferimento o con un commercialista di fiducia.

Ricorda che ogni attività che produce un reddito e quindi comporta la creazione di plusvalenze è un’attività soggetta a tassazione.

Anche il trading online non è un’eccezione, anzi.

Lo stato ha voluto semplificare e non devi inserire i profitti nel tuo imponibile, soprattutto se magari sei un dipendente o hai redditi diversi.

Il trading online è come l’attività di investimento, un settore in grande espansione e porta deglio introiti interessanti soprattutto se lo paragoniamo ad altri settori o attività.

Di certo come dicevamo, il trading online gode di una rendicontazione agevolata e di un’aliquota fissa.

Andiamo a vedere quelli che sono gli aspetti vantaggiosi di questa attività che può essere potenzialmente remunerativa.

  • Fare trading e produrre un reddito non significa essere soggetti a della aliquote a scaglioni, ma ad una percentuale fissa
  • Se fai speculazioni finanziaria non dei pagare delle commissioni fisse e nemmeno delle tasse locali aggiuntive
  • Paghi le tasse solo se hai fatto realmente dei profitti, altrimenti non devi pagare nulla
  • Se fai trading online non devi aprire una partiva IVA e non devi pagare dei contributi INPS.

Stiamo parlando di un’attività lavorativa vera e propria che è soggetta ad un capitale di rischio come qualsiasi altra attività economica, ma soggetta a pagare delle tasse nettamente semplificate.

È una sorta di privilegio vero e proprio non ti pare?

Solamente il fatto di non dover aprire una partita IVA significa, non perdere un sacco di tempo in burocrazie e pagare decine di imposte locali.

Andiamo ad esaminare nel dettaglio come funziona la tassazione nel trading online.

Andiamo a vedere un video che ti spiega passo passo tutto quello che devi sapere sul trading online tasse.

Credits Io Investo

Trading online tasse 2020: come dichiarare i profitti e i guadagni al fisco?

Tutti i profitti e i guadagni derivati da attività di trading online per il 2020 – 2020 sono soggetti ad una tassazione pari al 26%.

Questi proventi devono essere dichiarati all’interno del modello unico 2020 – 2020.

Ma come sono classificati questi proventi finanziari?

Ci sono 2 regimi fiscali che bisogna ben considerare come nettamente differenti:

  1. regime sostitutivo/amministrato
  2. regime dichiarativo.

Nel caso di regime sostitutivo, la dichiarazione viene praticamente eseguita dall’intermediario finanziario, e ogni volta che c’è una plusvalenza, è broker avente sede in Italia che trattiene e versa l’imposta dovuta allo Stato.

L’investitore in qualità di contribuente è esentato da qualsiasi obbligo di natura fiscale essendo il broker ad assumersene l’onere con il regime sostitutivo amministrato.

L’altra opzione è data dal regime dichiarativo, solitamente operato da quelle piattaforme che non hanno sede operativa in Italia.

In questo caso sei tu che devi richiedere la stampa della cronologia di trading ed evidenziare i profitti dell’anno fiscale oggetto della dichiarazione.

Devi quindi provvedere tu al pagamento delle imposte e calcolare l’ammontare delle tasse dovute con la presentazione della dichiarazione dei redditi, come avviene per il normale versamento di contributi.

Come si calcolano le imposte nel trading?

Ti ricordiamo che le tasse devono essere pagate solo se c’è una plusvalenza, cioè solo se hai avuto dei profitti durante l’anno fiscale di riferimento.

Facciamo un esempio concreto per spiegarci meglio.

Se nell’anno fiscale fai un versamento sul tuo conto di 1.000 € e riesci, con le tue operazioni, a portare il totale sul tuo conto a 2.000 €, ciò vuol dire che hai realizzato una plusvalenza del valore di 1.000 €.

Questi 1.000 euro di profitti sono la differenza tra il deposito e il saldo contabile del conto acceso presso il broker o la piattaforma di trading.

Considera che i 1.000 euro depositati all’inizio non sono una plusvalenza ma solo un deposito presso un conto che può essere anche un conto bancario estero.

In seguito di spiegheremo anche come segnalare questi movimenti nella sezione RW della tua dichiarazione dei redditi.

Ricordiamo che se non hai raggiunto una plusvalenza o un profitto con la tua attività di trading, allora non devi dichiarare nulla in termini di proventi, ma solo il movimento del deposito sul conto estero del broker.

Quindi se hai subito delle perdite non devi fare nessuna dichiarazione di plusvalenze e non devi pagare nessuna imposta.

In caso di perdite si parla di “minusvalenze” che in casi particolari possono essere anche riportate negli anni successivi e ti spiegheremo in seguito come fare.

Quali operazioni di trading devo dichiarare?

Per spiegare meglio alcuni concetti prenderemo un ulteriore esempio prendendo come l’attività di una piattaforma di trading online come quella di eToro (clicca qui per il sito ufficiale).

Nella tua dichiarazione dei redditi devono essere dichiarate solo le operazioni che sono state chiuse nell’arco dell’anno, data in cui si genera il profitto e la plusvalenza.

Non devi dichiarare delle operazioni che sono ancora aperte e che sono per esempio state aperte l’anno scorso e non sono ancora chiuse.

In caso in cui tale operazione produrrà un profitto, essa dovrà essere considerata nel prossimo anno e deve essere inclusa nella prossima dichiarazione dei redditi.

Cosa sono le minusvalenze del trading online?

Come abbiamo segnalato nel paragrafo precedente, non occorrerebbe dichiarare nulla se hai accusato delle perdite, cioè delle minusvalenze nell’anno oggetto della dichiarazione.

Però dichiarare delle perdite può invece essere utile!

Se fai trading ti conviene dichiarare delle perdite se le hai accusate perchè potrai portarle a sottrazione ad eventuali plusvalenze negli anni futuri.

Andiamo a vedere come funziona la dichiarazione delle minusvalenze nella dichiarazione dei redditi.

Te lo spieghiamo un po’ meglio usando un esempio.

Se nell’anno 2020 ho chiuso la mia attività di trading con una perdita di 500 euro e nel 2020 invece ho avuto una plusvalenza, cioè un profitto di 700 euro, quando faccio la dichiarazione dei redditi potrò portare la mia minusvalenza del 2020 a riduzione dell’imponibile del 2020 e quindi poter pagare le tasse (il 26% di imposta) solo sulla differenza di 700 euro – 500 euro = 200 euro.

Come vedi dichiarare in modo sistematico sia le plusvalenze che le minusvalenze è fondamentale, dato che potrai risparmiare denaro andando a diminuire le tasse portando le minusvalenze fino a 4 anni successivi.

Facendo un ulteriore esempio se infatti l’anno precedente ho dichiarato una perdita, cioè una minusvalenza di 1000 euro e l’anno successivo ne guadagno 1000 euro, non andrò a pagare nessuna imposta!

Questa è la legislazione in vigore attualmente, ma ti preghiamo di chiedere sempre conferma ad un consulente tributarista italiano o commercialista, dato che le leggi italiane cambiano molto spesso.

Se ti interessa iniziare l’attività di trading online ti consigliamo di seguire un corso gratuito e scaricare un ebook gratis qui per iniziare.

Ti ricordiamo che tutte le piattaforme regolamentate e con licenza offrono anche un conto demo, cioè un portafoglio virtuale totalmente gratuito che ti permette di esercitarti senza rischi.

Come si pagano le tasse nel trading online?

Per procedere poi con il pagamento delle tasse da un punto di vista pratico esistono come dicevamo 2 distinte possibilità, il regime amministrato e quello dichiarativo.

IMPORTANTE: solo le piattaforme con sede legale in Italia possono effettuare il regime di sostituto di importa, cioè amministrato.

I broker con sede italiana possono prelevare direttamente l’imposta dovuta dal conto del cliente e versarle nelle casse dello Stato.

Se invece sei cliente di una piattaforma senza sede legale in Italia, allora dovrai operare con il regime dichiarativo e dovrai pagare tu stesso l’imposta e anche versarla.

Andiamo a vedere come funziona e quali piattaforma ti aiutano a svolgere questi calcoli di imposta.

Broker di trading che aiutano nelle tasse

Molte piattaforme come dicevamo, hanno deciso di non effettuare il regime amministrato e di dare la possibilità ai clienti di gestire l’imposta in modo autonomo.

I migliori broker come Investous (clicca qui per il sito ufficiale) o eToro (clicca qui per il sito ufficiale), però, aiutano la clientela preparando un report annuale che comprende tutte le operazioni effettuate dal trader e tutti i movimenti intercorsi.

È poi sufficiente che tu porti questo report al tuo commercialista di fiducia e lui stesso potrà compilare la dichiarazione compreso il modulo RW.

In base a questo report si calcolano le plusvalenze o minusvalenze e l’aliquota del 26% stabilisce quanto bisogna versare.

Questa dichiarazione può avvenire o attraverso le istruzioni del modello 730-2020 o attraverso il modello unico 2020 persone fisiche.

Nel modello unico 2020, deve essere indicato il totale dei corrispettivi nella parte:

  • sezione II-B;
    • rigo RT41;
  • sotto la voce altri redditi diversi di natura finanziaria.

La normativa di riferimento è la seguente: art. 67 comma 1 lett. comprese da c-bis a c-quinques del TIUR.

In sostanza devi avere sottomano i seguenti dati importanti:

  • calcolare le plusvalenze percepite
  • calcolare le eventuali perdite
  • dichiarazione delle perdite o delle plusvalenze tramite Modello Unico
  • pagamento della relativa imposta con il modello F24.

Molte piattaforme operano cn una licenza europea e non hanno una sede legale italiana, ma hanno per esempio una registrazione CONSOB sotto la dicitura società senza succursale italiana.

Una di queste piattaforme è eToro (clicca qui per il sito ufficiale), leader mondiale del social trading con più di 10 milioni di account aperti.

Se sei interessato a provare la piattaforma di eToro (clicca qui per il sito ufficiale) potresti iniziare con un conto demo gratis da 100.000$, cliccando sul seguente link qui sotto.

Tobin Tax 2020: chi deve pagarla e come calcolarla

La Tobin Tax 2020 è un’imposta sulle transazioni finanziarie.

Ha preso il nome da James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981.

Tale economista aveva proposto tale tassa per dare un freno alle speculazioni di borsa nei titoli nazionali nel lontano 1971.

C’è molto fermento nel 2020, perchè lo stato italiano ha deciso di aumentare tale tassa portandola allo 0,04% nella nuova legge di bilancio 2020.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire chi la deve pagare, se la dovresti pagare e come eventualmente calcolarla.

La Tobin Tax in Italia è stata istituita dalla legge 228/2020 (legge stabilità 2020) ed è entrata in vigore l’1 marzo 2020.

Nella nuova legge di bilancio 2020 italiana è prevista la rimodulazione della Tobin Tax 2020.

Cioè che la tassa venga applicata su tutti i CFDs a tutte le transazioni,ù indifferentemente dalla natura dell’attività sottostante che determina la variazione di valore nei contratti per differenza.

Per non pagare la Tobin Tax 2020 in Italia devi chiudere le operazioni nella stessa giornata e non lasciarle aperte su più giorni.

Aggiorneremo questa sezione dedicata alla Tobin Tax 2020 non appena avremo notizie più dettagliate.

Notizia dell’ultima ora è che questa rimodulazione della Tobin Tax è stata stralciata dalla legge di bilancio 2020.

Le ripercussioni sul mercato finanziario italiano ptevano essere devastanti: crollo dei volumi e migrazione in massa all’estero, queste sono le minacce dei trader italiani.

Quindi stai tranquillo, la rimodulazione della tobin tax non è avvenuta e si paga solo sulle operazioni multi day, cioè su quelle operazioni superiori ad un giorno e solo su azioni italiana con capitalizzazione superiore a 500 mila euro.

Trading online 2020: come calcolare imposta sostitutiva con aliquota al 26%

Per fare la dichiarazione dei redditi devi usare il modello unico 2020, dove dichiarare i redditi 2020 per esempio.

Nel caso di plusvalenze l’aliquota da applicare è pari al 26%.

Quindi come calcolare l’imposta?

Se ho dei profitti da trading online pari a 10.000 €, tu come investitore dovresti pagare oggi 2.600 €.

Il calcolo dell’imposta viene effettuata sulla somma di tutte le operazioni chiuse con successo meno le perdite ovviamente.

Il report che la piattaforme ti invia in modo automatico all’inizio dell’anno successivo ti aiuta proprio a fare il calcolo in modo molto preciso e veloce senza errori.

Ricordiamo che per anno precedente si considera il periodo compreso tra il 01 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020.

L’imposta in euro poi deve poi essere versata tramite modello F24 anche tramite il tuo home banking del conto corrente.

eToro sostituto d’imposta

Moltissimi lettori ci hanno chiesto se è eToro sostituto d’imposta.

La risposta è purtroppo negativa.

Il broker eToro ti può aiutare a raccogliere tutte le informazioni relative al tuo conto trading, alle movimentazioni da e verso il conto, oltre ovviamente a tutte le operazioni effettuate.

Quello che eToro non può fare è essere sostituto d’imposta perchè non ha una sede in Italia, ma è un broker con succursale.

Come e quando pagare con il modello F24?

Se devi usare per il regime dichiarativo, attraverso il modello F24, nella sezione dedicata alle plusvalenze potrai effettuare il pagamento dell’imposta dovuta.

Il pagamento avviene normalmente in due tranches:

  • 30 giugno 2020
  • 16 luglio 2020 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Se invece vuoi utilizzare il modello Unico 2020, la scadenza per il versamento è fissata al:

  • 30 giugno 2020 per cui sarà necessario pagare il saldo 2020 ed il primo acconto per il 2020
  • 30 novembre 2020 per l’acconto 2021.

Codici tributo F24 da utilizzare per i pagamenti delle imposte su plusvalenze

Se vuoi pagare tu stesso l’imposta con un modulo F24 devi fare attenzione ai codici tributo.

Ecco quali sono questi codici tributo:

  • codice 1100 plusvalenze derivate da cessione a titolo oneroso di partecipazioni non qualificate.
  • codice 1242 redditi di capitale derivante da fonte estera.
  • codice 2724 codice per imposta sostitutiva sulle plusvalenze.
  • codice 4043 le attività finanziarie a cui si fa riferimento, riguardano esclusivamente quelle detenute all’estero da parte delle persone fisiche residenti nel territorio dello stato Italiano, secondo quanto affermato dall’articolo 19, c. 18, D.L. 201/2020 convertito poi con successive modifiche con la Legge 214/2020.
  • codice 4047; codice utilizzato per indicare un imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti nel territorio dello stato Italiano. Utilizzato solo in caso di acconto prima rata.

Forum Trading online Tasse 2020

In questa guida ti abbiamo presentato le varie procedure per pagare l’imposta e gestire in modo efficace senza panico il tama del trading online tasse italiano.

Se hai altri dubbi relativi alla tassazione nel campo del trading, ti preghiamo di fare sempre riferimento ad un esperto di diritto tributario, di un CAF o di un commercialista di fiducia.

Lascia pure qui sotto un tuo commento o una tua opinione nel forum.

Tassazione nel trading: Come dichiarare i redditi del trading

Come dichiarare i redditi nel trading

I redditi provenienti dall’attività di trading sono inquadrabili nella più ampia categoria delle “plusvalenze di natura finanziaria”.

Il sistema tributario italiano prevede che l’applicazione dell’imposta possa avvenire in base ai seguenti regimi tra i quali il contribuente può liberamente scegliere:

· Regime dichiarativo: le plusvalenze, al netto delle minusvalenze realizzate nello stesso anno o di quelle riportate da anni precedenti, purché entro il quarto, dovranno essere riportate nella dichiarazione fiscale per la liquidazione della relativa imposta;

· Amministrato: la liquidazione e il versamento dell’imposta dovuta saranno effettuati dal sostituto d’imposta (banca o broker), esonerando in questo modo il contribuente da qualsiasi adempimento;

· Gestito: viene applicato nel caso delle gestioni patrimoniali.

TASSAZIONE NEL TRADING IN REGIME DICHIARATIVO

Di seguito vengono approfonditi alcuni aspetti relativi alla determinazione dell’imposta nel regime dichiarativo, con la precisazione che nei regimi amministrato e gestito le stesse procedure vengono poste in essere dal sostituto d’imposta che si occupa degli adempimenti per il contribuente.

É utile precisare che, mentre tutte le banche nazionali consentono l’opzione per il regime amministrato, alcuni broker finanziari internazionali non sono sostituti d’imposta e pertanto non consentono tale opzione.

In tali casi dovrà essere necessariamente scelto il regime dichiarativo.

Determinazione delle plusvalenze, riporto delle minusvalenze e determinazione dell’imposta

Il contribuente che intende optare per il regime dichiarativo dovrà compilare il quadro RT del Modello Unico.

La plusvalenza, o capital gain, rappresenta la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto, aumentato degli oneri quali le commissioni; se tale differenza é negativa l’operatività ha realizzato una minusvalenza, o capital loss.

COME SI DICHIARANO LE PLUSVALENZE?

Le plusvalenze devono essere indicate al netto delle minusvalenze realizzate nello stesso anno d’imposta e certificate da un intermediario.

Nel caso in cui l’ammontare delle minusvalenze sia superiore a quello delle plusvalenze, l’eccedenza può essere portata in deduzione, fino a concorrenza, delle plusvalenze realizzate nei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quarto.

E a condizione che tali eccedenze siano indicate nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale le minusvalenze si sono realizzate.

Le modifiche dell’aliquota di tassazione delle plusvalenze di cui si dirá tra poco comporta che le eccedenze delle minusvalenze certificate da un intermediario saranno deducibili in quote a seconda del momento in cui sono state realizzate come segue:

· 48,08% se realizzate in un regime di tassazione al 12,5%(fino al 31 dicembre 2020);

· 76,92% se realizzate in un regime di tassazione al 20% (fino al 30 giugno 2020).

L’aliquota della tassazione delle rendite finanziarie, da applicarsi alla base imponibile costituita dalle plusvalenze nette come sopra illustrata, ha subito le seguenti modifiche nel corso degli ultimi anni:

· Fino al 31 dicembre 2020: 12,5%;

· Dal 1^ gennaio 2020 al 30 giugno 2020: 20%;

· Dal 1^ luglio 2020: 26%

Per i dettagli si rinvia alle istruzioni del Modello Unico (www.agenziaentrate.it) e alle indicazioni dei consulenti fiscali.

LA TOBIN TAX

A partire dal 1 marzo 2020 é stata istituita un’imposta sulle transazioni finanziarie.

La cosiddetta “Tobin Tax” si applica ai trasferimenti di proprietà di azioni e strumenti partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato.

Nello specifico saranno soggette alla tassa tutte le transazioni (a carico del solo acquirente) su azioni di Società italiane quotate aventi capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro (al 30 Novembre di ogni anno).

A prescindere dal paese dal quale proviene l’ordine o del mercato in cui tali società sono quotate.

Sono soggette a Tobin Tax tutte le società non quotate sui mercati regolamentati anche se sottocapitalizzate.

Inoltre, anche per gli strumenti derivati aventi come sottostante le società di cui sopra, a partire dal 1 settembre 2020 è stata prevista l’applicazione della Tobin Tax.

Aliquote e modalità di applicazione

L’aliquota prevista per le transazioni su azioni dal 2020 è quello dello 0,10% sul controvalore del saldo netto positivo di fine giornata.

L’applicazione della tassa, per le sole azioni, avviene sul saldo netto di fine giornata relativo allo stesso strumento finanziario, vale a dire per le sole operazioni che a fine giornata generano un saldo positivo rispetto al saldo del giorno precedente.

Di conseguenza la tassa non verrà applicata sulle operazioni aperte e chiuse nella stessa giornata.

Alla negoziazione in Marginazione vengono applicate le stesse aliquote dell’operatività ordinaria.

Sono escluse dall’applicazione della Tobin Tax:

· tutte le operazioni in leva chiuse nella stessa giornata di apertura o in Marginazione Intraday;

· Tutte le operazioni su mercati esteri (ad eccezione del mercato francese o di acquisto di azioni su mercato estero di società italiane con capitalizzazione superiore a 500 Milioni al 30/11/2020);

· Fondi, sicav, Obbligazioni, ETF, ETC e Valute (Forex);

· I trasferimenti di proprietà delle azioni di società quotate aventi capitalizzazione media inferiore a 500 mln di euro nel mese di novembre dell’anno precedente quello in cui avviene il trasferimento di proprietà.

Modalità di accertamento e versamento

L’imposta relativa alle transazioni concluse in ciascun mese deve essere versata mensilmente, entro il 16° giorno del mese successivo, utilizzando i codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it)

Derivati

Per quanto riguarda i derivati che abbiano come sottostante indici o azioni italiane (Futures, Opzioni, CFD, warrants, covered warrants e certificates), la tassa è entrata in vigore dal 1^ Settembre 2020.

L’aliquota è determinata in misura fissa e varia a seconda del tipo di strumento e del valore del contratto; è applicata sia sulle transazioni di acquisto che di vendita, sia intraday che multiday e colpisce sia il compratore che il venditore.

Come si calcola il valore nozionale dell’operazione ai fini del l’applicazione dell’imposta

· Per i contratti futures su indici, il numero di contratti moltiplicato per il numero di punti indici in base ai quali è quotato il contratto per il valore assegnato al punto indice;

· Contratti future su azioni, il numero di contratti standard moltiplicato per il prezzo del future per la dimensione del contratto;

· Le opzioni su indici, il numero di contratti moltiplicato per il prezzo del contratto (premio) espresso in punti indice moltiplicato per il valore assegnato al punto indice;

· Opzioni su azioni, il numero di contratti moltiplicato per il prezzo del contratto (premio) moltiplicato per la dimensione del contratto;

· Altre opzioni, il premio pagato/ricevuto per la sottoscrizione del contratto;

· I warrants/covered warrants/certificates, il numero di warrants/covered warrants/certificates, acquistati, sottoscritti o venduti moltiplicato per il prezzo di acquisto o vendita;

Imposta sulle transazioni finanziarie per strumenti finanziari

Nella tabelle che seguono viene riportata la misura dell’imposta prevista per i diversi strumenti finanziari, espressa in euro, a carico di ciascuna controparte.
Per le negoziazioni su mercati regolamentati, essa è pari a un quinto di quella richiesta per gli scambi su mercati non regolamentati.

La Tobin Tax non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP.

OBBLIGHI DI MONITORAGGIO FISCALE: QUADRO RW

Nel caso in cui l’attività di trading sia svolta per il tramite di un broker finanziario avente sede all’estero, potrebbe verificarsi la necessità di adempiere agli obblighi di monitoraggio fiscale con l’obbligo conseguente di compilazione del quadro RW del Modello Unico.

Il quadro RW deve essere compilato, ai fini del monitoraggio fiscale, dalle persone fisiche residenti in Italia che detengono investimenti all’estero anche ai fini della liquidazione dell’Imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero (IVAFE).

L’obbligo di monitoraggio non sussiste per i depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero il cui valore massimo complessivo raggiunto nel corso del periodo d’imposta non sia superiore a 10.000 euro; resta fermo l’obbligo di compilazione del quadro laddove sia dovuta l’IVAFE.

Questo obbligo sussiste anche se il contribuente nel corso del periodo d’imposta ha totalmente disinvestito.

In merito all’obbligo di compilazione del quadro RW di monitoraggio fiscale in conseguenza del rapporto con un broker estero, a differenza di quanto previsto dalla normativa in vigore fino al 31 dicembre 2020, ai fini dell’esonero “non è più sufficiente che i flussi finanziari e i redditi delle attività oggetto di monitoraggio siano stati riscossi per il tramite di intermediari residenti, essendo stabilito che l’esclusione da monitoraggio è subordinata anche all’applicazione del prelievo da parte del soggetto che interviene nella riscossione dei predetti flussi …..mediante l’applicazione dell’imposta sostitutiva nell’ambito dei regimi del risparmio amministrato o gestito“ (Circolare Agenzia Entrate 23 dicembre 2020 n. 38/E/2020 pag. 55).

Nel caso in cui il broker non consenta l’opzione per il regime amministrato, pertanto, non essendo più previsto l’esonero in caso di assenza di sostituzione d’imposta, non paiono esserci più dubbi in merito all’obbligatorietà della compilazione del quadro RW.

IVAFE (imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero)

L’imposta, calcolata sul valore dei prodotti finanziari e dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e al periodo di detenzione, è pari all’1 per mille annuo per il 2020, all’1,5 per mille per il 2020, e al 2 per mille a decorrere dal 2020.

Per i soli conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all’estero – diversi da un conto di corrispondenza con un broker finanziario – l’imposta è stabilita nella misura fissa di 34,20 euro per ciascun conto corrente o libretto di risparmio detenuti all’estero.

Il valore dei prodotti finanziari è costituito dal valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui le stesse sono detenute, anche utilizzando la documentazione dell’intermediario estero di riferimento per le singole attività o dell’impresa di assicurazione estera.

Se al 31 dicembre le attività non sono più possedute, si fa riferimento al valore di mercato rilevato al termine del periodo di possesso.

Per le attività finanziarie che hanno una quotazione nei mercati regolamentati deve essere utilizzato questo valore.

Anche tale imposta si liquida nella dichiarazione Modello Unico (quadro RW) e si versa con le modalità previste per le altre imposte.

NOTA CONCLUSIVA: IL QUADRO FORNITO IN QUESTA PAGINA COSTITUISCE UNA RAPPRESENTAZIONE GENERALE DELLA FISCALITA’ NELL’AMBITO DEL TRADING MA NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UNA TRATTAZIONE ESAUSTIVA SULL’ARGOMENTO E NON TIENE CONTO DELLE SPECIFICITA’ DELLE SINGOLE SITUAZIONI.

PER ADEMPIERE AL MEGLIO A TUTTI GLI OBBLIGHI PREVISTI DAL NOSTRO ORDINAMENTO E APPROFONDIRE L’ARGOMENTO CONSIGLIAMO PERTANTO AI NOSTRI CLIENTI DI CONTATTARE IL CONSULENTE DI FIDUCIA.

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